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Mostre ed eventi

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Mostra: dal 02/12/2017 al 04/04/2018 La Revolution degli anni Sessanta

Di Giulio Mandara

Musica, filmati, oggetti, fotografie raccontano gli anni tra il 1966 e il 1970 tra America, Gran Bretagna e Italia. In mostra a Milano non solo moda, arte, musica, ma l'idea stessa di rivoluzione

Aggiornamento 19/2/2018

PRESENTATO IL CATALOGO - Mentre è ancora in corso la mostra “Revolution” è uscito l'omonimo volume edito da Skira, che raccoglie le immagini della mostra, suddivise in 9 sezioni, e corredato dai saggi di Geoffrey Marsh, Sean Wilentz, Barry Miles, John Savage, Howard Kramer, Victoria Broackes, Jenny Lister, Alison J. Clarke e Fred Turnet. Le sezioni sono: Racconto di due città; Revolution Now; La controcultura; AllTogether Now?; Il Fillmore, il Grande e la Sunset Strip; You Say You Want a Revolution?; La moda britannica tra il 1966 e il 1970; Il marshmallow cromato; “Siamo come dèi...”).

 

UN'EREDITÀ ATTUALE - Il libro, che ha lo stesso titolo della mostra, come quest'ultima – si legge nel comunicato della Fondazione Sozzani che ne ha ospitato la presentazione - esamina il periodo in cui la cultura giovanile ha guidato un idealismo ottimista e ha messo in discussione le strutture di potere nella società. Idee ancora attuali – ambientalismo, consumismo, individualismo e comunicazione di massa, nate in quegli anni. E al tempo stesso suggerisce la domanda sugli sviluppi futuri.

 

Scheda libro
Revolution. Musica e ribelli 1966 – 1970 dai Beatles a Woodstock
a cura di Victoria Broackers e Geoffrey Marsh
formato 24 x 31 cm, 320 pagine, 514 colori, cartonato
2017 Skira/ V&A Publishing, € 49


LA “REVOLUTION” NON SOLO DEL '68 - C'è spazio anche per la fotografia, insieme a video, pubbliazioni e oggetti dell'epoca, nella mostra “Revolution” alla Fabbrica del Vapore di Milano. Che ricostruisce, e permette di immergersi, nel clima dei grandi cambiamenti sociali che riassumiamo un un anno, il Sessantotto, tanto che appunto è diventato un nome, scritto in lettere, per identificare quel periodo storico con l'anno simbolo in cui quelle rivoluzioni – e non solo le contestazioni - sono avvenute. A partire dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna, ma anche in Italia, dove le prime manifestazioni studentesche datano già al gennaio del 1966, all'Università di Trento, e dove le manifestazioni e le rivendicazioni dei grandi gruppi organizzati in nome di un ideale comune, soprattutto politico, si protrarranno più a lungo, fino alle soglie degli anni Ottanta, come ricorda uno dei curatori, Francesco Tomasi, prmoter che per primo portò in Italia i Pink Floyd.


Jimi Hendrix e il pubblico del Piper di Milano, 1968, Renzo Chiesa © Renzo Chiesa 

 

GRAN BRETAGNA AL CENTRO - La mostra “Revolution” prende il nome da una canzone del Beatles, che furono - con gruppi come gli “eterni rivali” Rolling Stones e gli Who - una delle band simbolo di quella generazione le cui vicende hanno cambiato la storia delle generazioni successive fino a oggi. La musica vi ha grande parte (basti pensare ai grandi concerti all'isola di Wight e a Woodstock, quest'ultimo rappresentato in un video che chiude la mostra), ma poi ci sono la moda – le ragazze con le gambe scoperte, e i ragazzi “capelloni” (ricordati dalla giornalista e storica della moda  Clara Tosi Pamphili), entrambi simboli di una libera espressione del proprio modo di essere, l'arte in generale. Sempre in Gran Bretagna si trovano appunto “alcune delle personalità più eccentriche e rivoluzionarie di quei tempi, come le top model Twiggy (detta 'grissino') e Jean Shrimpton (detta “gamberetto”), Mary Quant, inventrice della minigonna. Ed è un fotografo, John Cowan, che presta a Michelangelo Antonioni lo studio per girare “Blow Up”.


Beatles a casa di Brian Epstein, Linda McCartney, 1967  © MPL Communication. Riprodotta con il permesso di Paul McCartney

 

COMINCIA PRIMA - I cambiamenti portati nella società del dopoguerra dal boom economico sono radicali, e vanno “dalla crescente attenzione per i diritti umani al multiculturalismo e a nuove politiche neoliberali, e appunto la moda, l'arte, la musica. Anche la “apparente epoca felice, dal 1963 al 1968 – ricorda Alberto Tonti, critico musicale tra i curatori della mostra – non è aliena da accadimenti che pesano. Su tutti: la morte di Papa Giovanni, l'assassinio di J.F. Kennedy, la guerra del Vietnam e l'uccisione di Che Guevara”.


Rev. Dr. Martin Luther King Jr. a United Nations Plaza, 15 Aprile 1967, Christian Science Monitor © Christian Science Monitor

 

IN MOSTRA L'IDEA DI RIVOLUZIONE - “Revolution”, ricordano i curatori, non è una mostra su un periodo storico, sulla musica, la moda, lo stile, ma sull'idea stessa di rivoluzione, raccontata attraverso tutti questi elementi, idea insieme fragile e che torna ad emergere periodicamente, anche oggi.

SCHEDA TECNICA - La mostra “Revolution” è promossa e coprodotta da Comune di Milano-Cultura, Fabbrica del Vapore e Avatar – Gruppo Mondo Mostre Skira, in collaborazione con il Victoria and Albert Museum di Londra, che già l'ha ospitata. Curata da Victoria Broackes e Geoffrey Marsh, insieme a Francesco Tomasi, Clara Tosi Panfili e Alberto Tonti, media partner Rolling Stone, VH1 e Virgin Radio, progetto grafico Studio Dinamo Milano, catalogo edito da Skira.

Informazioni
Revolution – Musica e ribelli 1966 – 1970 Dai Beatles a Woodstock

Milano, Fabbrica del Vaporee, via Procaccini 4
dal 2 dicembre 2017 al 4 aprile 2018
lunedì 15 – 20; giovedì 10 – 22; mar, mer, ven, sab, dom 10 -20 (ultimo ingresso 1 ora prima)
Aperture straordinarie: 7, 8 e 26 dicembre ore 10.00 – 20.00; 24 e 31 dicembre 10.00 – 14.30
25 dicembre  e 1 gennaio ore 15.00 – 20.00; 2 gennaio e 1 aprile 10.00- 20.00
Biglietto € 16 ridotto € 14; bambini 6 -13 anni € 10; gratuito per minori di 6 anni e casi specifici
www.mostrarevolution.it 

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