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Mostra: dal 07/10/2017 al 29/10/2017 Un racconto diverso delle migrazioni

Di Giulio Mandara

La mostra di Alessio Cupelli presso la sede della Provincia di Lodi è parte di progetto di ampio respiro che racconta quello che sta intorno alle immagini da “breaking news”. L'abbiamo visitata insieme al fotografo e a Fujifilm, partner del Festival

“NADAB” DI ALESSIO CUPELLI - La mostra “Nadab” di Alessio Cupelli al Festival della Fotografia Etica di Lodi ha molteplici valenze. Oltre che dal fotografo e dalla ONG InterSOS – attiva dal 1992 nel soccorso alle vittime dei disastri naturali e dei conflitti armati - che lo ha accompagnato, è stata voluta da Fujifilm, partner dell'VIII Festival della Fotografia Etica, che ci ha invitato a visitarla con la guida dell'autore. Il Festival, ci ha spiegato Alberto Prina nell'introduzione, sta avendo un grande riscontro, con 3000 visitatori solo in questa ottava edizione fino ad ora. La conclusione vedrà un evento legato agli Stati Generali della Fotografia.


Alessio Cupelli spiega ai giornalisti una delle proprie foto di "Nadab"

 

MOSTRE “CORPORATE” - “Nadab”, (“cicatrice”, in arabo) fa parte di un progetto in divenire, e inaugura una nuova serie di mostre all'interno del Festival. Le mostre “Corporate for Festival” sostenute da aziende profit che condividono il valore della responsabilità sociale d'impresa e, particolarmente in questo caso, aggiungiamo, l'intenzione del Festival di promuovere il valore di richiamo etico della fotografia, al di là e anche prima del valore artistico ed estetico, comunque ben selezionato.

OLTRE L'ATTIMO - Alessio Cupelli con questo progetto, Nadab, esplora la diaspora siriana, in Serbia, in Grecia, in Libano e in Giordania, dove i profughi sono assistiti alla ONG InterSOS. Il fotografo sceglie di realizzare e mostrare gli stessi ambienti ed eventi coperti dalle “breaking news”, cioè le fotonotizie che raggiungono giornali e televisioni, ma mostrando quello che l'immediatezza della cronaca non permette di considerare: un punto di passaggio “alternativo” di un confine vigilato, i tempi di attesa nella notte mentre tutti devono ricaricare i cellulari, i bus in arrivo e in attesa per il trasporto dei profughi, i momenti di attesa, gli sguardi delle persone al di qua e al di là di un confine nel momento in cui viene definitivamente chiuso, come accaduto sul confine tra Grecia e Macedonia a Idomeni.


Alessio Cupelli, Nadab. Alcuni siriani vengono fatti passare dalla polizia greca verso il checkpoint macedone. Idomeni, Grecia, 2015 

 

IL VALORE DEL B/N - Cupelli fotografa con una macchina discreta, un obiettivo fisso, ma non fa foto rubate: entra in relazione con la comunità, ascolta le storie, si sofferma a conoscere le persone. E sceglie il bianco e nero perché questo toglie tante suggestioni ma anche distrazioni, aiutando a concentrarsi sul contenuto dell'immagine e dandole una suggestione diversa.


Alessio Cupelli, Nadab. Uomo siriano rimasto bloccato in Grecia dopo la chiusura del confine, mentre stava cercando di raggiungere il figlio in Germania. Idomeni, Grecia, 2016 

 

SENZA GIUDICARE - In successivi viaggi Alessio Cupelli ha “coperto”, come si dice in gergo giornalistico, non solo le storie dei siriani (tra cui un uomo di settant'anni che ha lasciato partire tutta la famiglia e poi è rimasto bloccato sul confine chiuso), ma anche quelle degli afghani (“i veri invisibili”, dice Giovanni Visone di InterSOS). E le storie dei profughi in Giordania, i poveri sfruttati nei campi, mentre molti profughi siriani, ci spiegano, appartenevano in patria alla classe medio – alta.
Cupelli sceglie di dare spazio a tutti, nella sua lettura delle storie: se c'è lo sguardo ancora inconsapevole e con una luce di speranza dei bambini, c'è anche la rabbia dei profughi bloccati da un muro, ma anche lo sguardo spaventato di un poliziotto a guardia del confine, all'interno di un cordone di polizia che di lì a poco verrà travolto. L'intenzione del fotografo non è quella di giudicare, ma di raccontare, in immagini che fanno sintesi, le storie delle persone. Sono immagini che hanno una suggestione e comprensibilità anche lette senza informazioni, ma che diventano ancora più pregnanti di significato se si conoscono il contesto e le storie di chi ne è protagonista.


Alessio Cupelli, Nadab.  Bambina nel campo di Idomeni. A giorni il più grande campo d'Europa verrà sgombrato e i profughi trasferiti in altri piccoli centri. Idomeni, Grecia, 2016 

 

SEDE D'ECCEZIONE - Merita un cenno anche la location centrale della mostra (affiancata da altre che fanno parte del Festival, insieme ad altre mostre “off”, cioè fuori dalla sede centrale e sparse per la città): la mostra “Nadab” si trova nei sotterranei di due ex monasteri che ospitano la sede della Provincia di Lodi, una location antica e suggestiva a cui le immagini di Cupelli si intonano molto bene.

Informazioni
Nadab - Mostra fotografica di Alessio Cupelli
Lodi, Palazzo della Provincia, Sala delle Colonne
Via Fanfulla 12, Lodi
28 e 29 ottobre 2017 - www.festivaldellafotografiaetica.it 

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