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Quattro fotografi al MIA Fair 2016

Di Giulio Mandara

Abbiamo incontrato quattro fotografi “sperimentatori”, in modi diversi, nella tecnica e nell'ispirazione delle proprie opere, nella nuova sede espositiva The Mall, a Porta Nuova, Milano

VISITA AL MIA PHOTO FAIR 2016 - Venerdì 29 aprile, su invito dell'agenzia Seigradi, abbiamo visitato al MIA Photo Fair 2016 gli stand degli autori promossi da 6GLab, Daniele Cametti Aspri, Jacopo Di Cera, Alessandro Risuleo, Monica Silva.
Con ciascuno di loro abbiamo fatto una chiacchierata, a partire dalle loro opere, ma non sempre fermandoci a quelle. E abbiamo scoperto la nuova location, The Mall, una delle tante strutture ricavate nel nuovo quartiere di Porta Nuova a Milano, proprio di fronte al Samsug District.


Il nuovo spazio "The Mall" ospita esposizioni temporanee

 

ALESSANDRO RISULEO - Alessandro Risuleo, di professione art director e pubblicitario, ci ha raccontato il mondo della fine art: un'opera esposta in una fiera è in vendita, ed è prodotta per essere venduta in esemplare unico, e il gallerista è un po' il “concessionario” dell'opera d'arte.
Il suo lavoro più rappresentativo esposto al MIA Photo Fair è certamente “Contaminazioni del corpo”, del quale abbiamo già parlato. Due aspetti lo contraddistinguono: l'app che permette di vedere le fotografie “animarsi” (collegandosi al video delle stesse opere), e il fatto di essere dipinte come una sorta di maschera al rovescio, dove le parti che si vogliono evidenziare, anziché nascondere, vengono coperte di pittura.
Perché una tale scelta? Una risposta fondamentale da Alessandro: per non essere banale. Non per evitare il rischio di scandalizzare qualcuno o essere accusato di volgarità nel rappresentare il corpo, perché Risuleo ha nel suo portfolio anche scatti più tradizionali da questo punto di vista. Ma certamente nel suo stile la contaminazione è ricorrente. L'abbiamo visto anche in un'altra serie esposta al MIA, Moments of being: abbozzi di corpo che emergono da quelle che sembrano resti di scultura greco- romana classica. Dietro, all'inizio poco visibili, forme geometriche ben definite. Come spiega lui stesso nell'introduzione alla serie: “Io sono. Spesso il nostro modo di essere, di vivere non sempre è chiaro a nostri occhi (figura umana). Ma gli altri sono sempre pronti a giudicare e a identificarci (disegni).”.


Alessandro Risuleo, Fragile, da "Moments of being"

 


Alessandro Riuleo, Reverent. da "Contaminazioni del corpo"
 

Le foto di "Contaminazioni del corpo" si possono vedere "animate" attraverso un'app che le collega al video delle stesse opere

 

DANIELE CAMETTI ASPRI - Di Daniele Cametti Aspri avevamo già visto e saputo diverse cose: sul nuovo lavoro “Il Mio Diario Per Te” ci ha detto che si tratta di fotografie scattate sempre dall'abitacolo di un'auto, ma da due modelli diversi, uno è una vecchia Jeep con i vetri in plastica. E sapendolo è più facile intravederlo nelle fotografie. Una di quelle che ci è piaciuta di più è stata scattata, in un'alba piovosa, al lido di Ostia. Non c'è un legame diretto tra fotografie e testo del diario. La fotografia di questa serie, e di questo periodo durato sei mesi, è uno sfogo, un esprimere un tempo doloroso, poi superato. Anche la relazione con la compagna, prima compromessa, è stata recuperata. Non è detto esplicitamente, ma nel momento in cui ha realizzato queste fotografie, Cametti Aspri era anche, per la prima volta, alla ricerca di una nuova casa, e nella scelta dei soggetti questo trapela.


Daniele Cametti Aspri, da "Il mio diario per te"

 

Per fotografare bene, dice Cametti Aspri, è importante essere attenti alla realtà, buoni osservatori.
Oltre all'ultimo, erano esposti altri lavori, in particolare My American Dream: notevole, tra le altre, la foto di una Harley Davidson in corsa, scattata con una mano sola mentre con l'altra teneva il manubrio [foto sotto].


Daniele Cametti Aspri, da "My American Dream"

 

E un'altra [qui sotto], uno scorcio su un paesaggio dall'interno di una stanza attraverso la finestra aperta. Cametti Aspri è appassionato di America, ma preferisce vivere il “sogno americano” a distanza, senza recarsi di persona negli USA. Possiede anche una Plymouth (gruppo Crysler), che ha portato a un raduno di appassionati.


Daniele Cametti Aspri, da "My American Dream"

 

JACOPO DI CERA - Jacopo Di Cera, giovane fotografo romano, ci ha spiegato come sia stato impegnativo realizzare il progetto “Fino alla fine del mare”, scegliendo i sei temi ispirati ai poemi omerici. Molte fotografie sono stampate su relitti di barche dei naufragi di Lampedusa. Il cimitero delle barche, un luogo che da lontano sembra morto, ma che nei suoi close-up, che evidenziano le venature del legno, i residui di vernice – molto suggestiva ci è parsa la chiglia di una barca, con residui di vernice azzurra, che nel primo piano di Di Cera sembra il mare visto da una grotta [foto di seguito] – sembra invece riprendere vita. La foto citata è tra l'altro anche una delle più apprezzate dalla moglie, ci ha detto, la quale vorrebbe che nessuno la acquistasse. La sua fotografia risente della sua attività principale, nel mondo della comunicazione e del marketing, compresa la grafica. Le sue immagini sono molto ordinate, ben “squadrate”, qualcuna addirittura ci ricorda lo stile di Sandro Santioli: fasce di colori regolari come nelle bandiere. Il trattamento delle foto con il rivestimento lucido non è uniforme per tutta la stampa, in alcuni tratti resta la ruvidezza del legno.
A differenza di Monica Silva e di altri artisti, Jacopo Di Cera ha voluto esporre l'intero progetto, proprio perché ha finito per costruirlo come un percorso.
“Fino aila fine del mare” viaggerà in Italia, arriverà a Lampedusa, di cui sta per avere il patrocinio del Comune.


Jacopo Di Cera, da "Fino aila fine del mare"

 

MONICA SILVA - Chi ha esposto una sola foto è Monica Silva, fotografa di origine brasiliana, dove certo manca la tradizione artistica italiana. Lei lavora su commissione (per esempio ha fotografato all'EICMA) ma realizza anche progetti personali, come questa rilettura del Caravaggio. Artista che la affascina per il modo di trattare le luci, per cui è noto e apprezzato dai più, ma anche nel rappresentare la prospettiva.
Monica Silva non è la prima ad aver reinterpretato il Caravaggio (ricordiamo il Calendario Epson 2015 di Renato Marcialis), ma lo fa a modo suo. La foto esposta al MIA Fair Milano 2016 [qui sotto] si intitola "Sacro pasto" e fa parte del progetto "Lux et film: a contemporary vision of Caravaggio". In questo caso Monica Silva reinterpreta il famoso quadro "Cena in Emmaus". La donna al posto di Cristo è certo una scelta che colpisce. Ma è lei, la donna, a creare comunione intorno alla tavola, a occuparsi del cibo e della casa. E Monica Silva la rappresenta come una dea. Notevole la sedia in legno a listelli a sinistra, originale come tutti gli altri oggetti fotografati (la sedia ha la stessa fattura e colore di quella dipinta dal Caravaggio oltre 400 anni fa, come si vede dal confronto con l'originale). Come nasce un'opera del genere? “Da una visione mentale”, racconta Monica. Come un abbozzo, che poi si completa e si concretizza entrando in studio.


Monica Silva, Sacro Pasto, da "Lux et film. A contemporary vision of Caravaggio"

 


Caravaggio, Cena in Emmaus

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Commenti

No ma dai... perfavore... La

No ma dai... perfavore... La Monica Silva vuole paragonare quella crosta a Caravaggio? Ma non si notano le luci piatte che nulla c'azzeccano con il maestro pittore??

Peccato che non ci leggerà ma sarebbe da farci un caso di montatura mediatica

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