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Come Vivian Maier, ma in URSS

Di Giulio Mandara

Solo a fine 2017 la figlia di Masha Ivashintsova ha scoperto in un attico le oltre trentamila fotografie scattate dalla madre in quasi quarant'anni e quasi mai sviluppate. Le le ha raccolte in un sito “nella speranza che il suo lavoro e la sua storia abbiano un eco nell'animo di molti”

UN'ALTRA VIVIAN MAIER - La Vivian Maier russa. Così è stata soprannominata Masha Ivashintsova, nata a Leningrado nel 1942 e morta nel 2000, le cui fotografie sono state riscoperte in una soffitta dalla figlia e da suo marito solo alla fine del 2017. Masha infatti non le aveva quasi mai sviluppati, praticamente nessuno le aveva mai viste.


Nevsky Prospekt, Leningrado, URSS, 1975 C Masha Ivashintsova
Una manifestazione comunista a Leningrado

 

FOTO RISCOPERTE DALLA FIGLIA - Eppure si tratta di una produzione corposa e significativa: oltre 30000 fotografie, nota Petapixel, realizzate tra il 1960 e il 1999 fotografando quasi ogni giorno, finché ha potuto. E che ora Asya Ivashintsova-Melkumyan ha raccolto in un sito e in un profilo Instagram dedicati a far conoscere l'opera della madre, “nella speranza che il suo lavoro e la sua storia abbiano un eco nell'animo di molti”.


Marta, Leningrado, URSS, 1978 | Masha Ivashintsova

 

GENIO NASCOSTO - Un genio Masha Ivashintsova, riconosciuto dalla figlia e probabilmente ora da tanti altri, ma non si era mai considerata tale, e non aveva permesso ad altri di riconoscerla, tenendo nascosto il proprio lavoro. Scriveva Masha: “Ho amato senza memoria: non è un epitaffio a un libro che non esiste? Non ho mai avuto memoria per me stessa, ma sempre per gli altri”.
Eppure la fotografa di Leningrado era ben addentro il movimento poetico e fotografico clandestino della città tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta, e i suoi uomini sono stati geni dell'epoca: un fotografo, Boris Smelov, un poeta, Viktor Krivulin, e un linguista, Melvar Melkumyan, il padre di Asya. Rispetto a loro, come si scopre dai diari, Masha considerava il proprio talento banale.


Leningrado, URSS, 1974 | Masha Ivashintsova con l'amante, il fotografo Boris Smelov

 

UNA VITA DIFFICILE - Ed ebbe anche una vita infelice, Masha Ivashintsova: nata in una famiglia aristocratica, i cui beni – compreso un appartamento di lusso nel centro di Leningrado - furono sequestrati ai tempi della rivoluzione bolscevica – aveva iniziato a studiare danza, seguendo i desideri della nonna, ma dopo la morte di lei fu tolta dall'accademia e messa in un istituto tecnico. Svolse vari lavori, fu anche critica di teatro. Fotografava quasi ogni giorno, ma intanto entrò gradualmente in depressione, fino a perdere il lavoro nel 1981. Visse per 10 anni nei manicomi dell'Unione Sovietica, che cercava di inquadrare tutti nel regime comunista, e morì di cancro a 58 anni. Non un caso, secondo la famiglia: quell'esperienza, che era anche di assunzione forzata di droghe, l'aveva “spezzata”. Eppure lei, scrive la figlia Asya, “a quel mondo onnicomprensivo e urlante non avrebbe mai potuto adattarsi”. 


Leningrado, URSS, 1978 | Masha Ivashintsova
Questa foto alla scimmia incatenata che guarda fuori dalla finestra è secondo la figlia di Masha "una premonizione": tre anni dopo la fotografa sarebbe stata rinchiusa in un ospedale psichiatrico

 


Vologda, USSR, 1979 | Masha Ivashintsova

 

Fonte: Mashaivashintsova.com via Petapixel

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