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Lezioni di fotografia

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Esperienze fotografiche We will "Renata" in Europe

Di Renata Busettini e Max Ferrero

Il toccante racconto e le immagini in presa diretta del dramma delle migrazioni di cui sono piene le cronache di queste settimane, tra i profughi sull’isola greca di Kos, patria di Ippocrate

TUTTO È RELATIVO - A Kos se si è turisti e si vuole attraversare lo stretto di mare che la separa dalla Turchia, bastano 25 euro e 20 minuti di traversata. 25 euro andata e ritorno con sbarco a Bodrum e visita della città inclusa nel prezzo. Per i migranti, invece, il passaggio inverso ha ben altri costi. 1000 euro per un passaggio di sola andata su gommoni di fortuna e in piena notte. 500 euro per i bambini e un piccolo sconto per le famiglie più numerose. Essere disperati ha un costo molto alto, avere la povertà o la guerra nelle proprie terre è un marchio indelebile che richiede un tributo economico quasi insostenibile e gli approfittatori si annidano in ogni luogo, in ogni costa.


Foto di Max Ferrero
 


Foto di Renata Busettini

 


Foto di Max Ferrero
 


Foto di Renata Busettini 
 

IN ATTESA DI UNA NAVE - Una volta sbarcati in terra europea non si rendono ancora conto delle future difficoltà, sono convinti di essere già in salvo, di essere nel continente dei diritti e della libertà, sorridono, si abbracciano. Li aspettano giorni di file interminabili. Prima al porto e sempre di notte per denunciare il proprio nome e il luogo di provenienza, poi in giro per la città cercando altri profughi che, in procinto di partire, lasciano il loro posto ai nuovi arrivati. Sono giacigli fatti di tende igloo per i più fortunati, di materassi vecchi e sporchi sotto porticati stretti oppure poche coperte in riva al mare o direttamente sulla battigia. Da questo momento il loro compito sarà di presentarsi ogni giorno presso la centrale di polizia per ottenere il visto che permetterà loro di lasciare l’isola e di raggiungere Atene con una nave di linea. Ma l’attesa può durare diversi giorni o intere settimane. Ogni mattino file interminabili si formano sotto il sole cocente nel piccolo parco che circonda il platano d’Ippocrate.


Foto di Max Ferrero


Foto di Renata Busettini


Foto di Max Ferrero

 


Foto di Renata Busettini

IPPOCRATE DI KOS - Sì, Kos è la città natale di colui che è considerato il fondatore della medicina. Il suo giuramento ancora oggi è pronunciato dai medici, chirurghi e odontoiatri prima dell’inizio della professione. Ma qui, a Kos, nella città in cui nacque, solo alcuni volontari provenienti dalle più disparate nazioni straniere sembrano ricordarsi di quelle antiche, sagge parole. Non solo manca l’assistenza medica ma non c’è alcuna forma di sussistenza alimentare governativa. Tutto lo sforzo delle autorità greche è impiegato per catalogare, identificare e fornire un permesso valido per lasciare isola e intera Grecia passando il fardello al prossimo stato che incontrerà questo fiume umano in piena.


Foto di Max Ferrero


Foto di Renata Busettini


Foto di Max Ferrero

 

HOTELCAPITAIN ELIAS - La municipalità ha adibito un vecchio hotel ormai in disuso all’accoglienza dei profughi. Qualche cosa di più di una vecchia catapecchia abbandonata. È l’hotel Captain Elias, diventato quasi un simbolo delle briciole che la Grecia fornisce ai bisognosi che ogni giorno approdano sulle coste. Al primo piano tutte le camere sono occupate da pakistani, al primo piano e sul tetto un misto di persone provenienti dal Bangladesh e africani. La zona esterna vicino alla piscina è chiamata Africa Unite. Reietti tra i reietti si dividono tra etnie per comprendersi meglio. I siriani sono tutti vicino alla centrale di polizia perché saranno i primi ad andarsene e qui al soggiorno forzato dell’Hotel Elias la tensione non può che accrescersi giorno dopo giorno. Non c’è luce, solo un tubo che porta acqua a quattro docce e a quattro bagni montati in fretta e furia. Il Captain Elias è un piccolo inferno con l’insegna turistica e 400 ospiti forzati a convivere a tutti i costi e per un tempo indeterminato.


Foto di Renata Busettini


Foto di Max Ferrero


Foto di Renata Busettini


Foto di Max Ferrero

VISTI DA VICINO - È notte fonda, mi muovo tra di loro nei pressi del porto, vengono inquadrati e messi in riga, i modi sono spicci e poco rispettosi. Cerco di prendere contatto con qualcuno, non voglio scattare solo fotografie di gente anonima, voglio capire, conoscere. Mi dicono da dove provengono: Siria, Afganistan, Pakistan, Bangladesh ma anche Iran, Nigeria, Costa d’Avorio, Cameroun e Sierra Leone. La direzione è quasi sempre la stessa: Germania, una specie di terra promessa aperta al loro esodo. Mi chiedono se il percorso per arrivarci è difficile, dico che la Macedonia e la Serbia li faranno passare ma troveranno molti problemi alla frontiera con l’Ungheria. Sono convinti di essere già a buon punto mentre non sanno di essere neanche a metà del viaggio e il peggio, probabilmente, deve ancora arrivare. Nessuno li vuole, tutti li aiutano a lasciare al più presto il territorio che attraversano e la terra promessa, la Germania, per quanto tempo lascerà le porte aperte, e a chi oltre ai siriani? Il tempo gioca a loro sfavore, l’inverno si sta avvicinando, a noi sembra un’ombra lontana ma per chi deve ancora attraversare le terre macedoni e le fredde pianure della Pannonia già fine settembre potrebbero rivelarsi gelidamente impietoso.


Foto di Renata Busettini


Foto di Max Ferrero


Foto di Max Ferrero

 

IL VALORE DEL NOME - Un'altra persona mi domanda di dove sono, sorride soddisfatto quando dico dall’Italia poi mi chiede il nome: "Il mio nome è Renata", "Che cosa vuol dire Renata?" vuole sapere esprimendosi in un inglese un po’ stentato. Gli rispondo che significa Ri-Nata, in inglese reborn. Lui mi guarda affascinato e raggiante. Noi abbiamo perso i significati ancestrali e mistici dei nomi, loro no. Non hanno scordato le radici e il significato delle parole, tantomeno la lettura dei segni e delle predizioni. S’illumina in un grande sorriso e mi risponde: "We will Renata in Europe", Noi rinasceremo in Europa!
Accalcati come una mandria da marchiare in una notte buia, è la speranza la forza che spinge le loro attraversate, non serviranno steccati, fili spinati o mura a fermare questo esodo. Davanti a loro c’è un barlume di futuro, alle loro spalle c’è solo una terra bruciata senza speranze.


Foto di Max Ferrero


Foto di Max Ferrero

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Commenti

Max te lo devo dire..... le

Max te lo devo dire..... le foto di Renata e mi piacciono di più.... hanno qualcosa che cattura di più....l'allievo supera il maestro:-)

Ritratto di Leiz74
di Leiz74

Iscritto dal 13 febbraio 2012

Lo sai che Renata è un

Lo sai che Renata è un prodigio!!

Ritratto di ironwas
di ironwas [maestro]

Iscritto dal 17 novembre 2009

dopo il commento di ale le ho

dopo il commento di ale le ho riguardate tutte, senza leggere, se non dopo, l'autore... quelle di Max le trovo tutte molto dirette, molto "senza paura di porsi davanti al soggetto con la macchina fotografica in mano"... direi da "consumato fotoreporter"... scatti incisivi e forti, direi... quelle di Renata, le trovo tutte molto "discrete", quasi a non "voler disturbare"... forse con una sensibilità prettamente femminile e che a noi uomini è negata... nel complesso le due "visioni" si completano molto bene ed il risultato finale per noi che guardiamo non può che guadagnare rilievo dalla duplice interpretazione... che dire... bel lavoro... complimenti ad entrambi!

Ritratto di aesse
di aesse

Iscritto dal 18 novembre 2010

Grazie Andrea, trovo che il

Grazie Andrea, trovo che il tuo commento sia perfetto. Oltre ad avere una sensibilità prettamente femminile ha anche un "tocco" diverso che ha acquisito proprio dai suoi impedimenti. Mi piace moltissimo lavorare con lei anche perché ha tutta la fortuna che a me è negata e quando si aspetta un particolare momento adesso, con lei, so che lo possiamo cogliere.

Ritratto di ironwas
di ironwas [maestro]

Iscritto dal 17 novembre 2009

Dimmi....in quale mostra

Dimmi....in quale mostra toccherà andare per vedere questo nuovo lavoro??? ;)))

Ritratto di athos2075
di athos2075

Iscritto dal 23 agosto 2011

Chissà, magari tra qualche

Chissà, magari tra qualche mese o qualche anno quando avremo uno sguardo a più ampio raggio su tutta l'Europa.

Ritratto di ironwas
di ironwas [maestro]

Iscritto dal 17 novembre 2009

non è il mio genere

non è il mio genere fotografico preferito quindi non riesco a dare un giudizio netto, sarà che a colori si perde un po' di drammaticità e ci si abbandona di più al lato descrittivo della scena; oppure sarà che in generale io preferisco il BN in questo genere di situazioni. Insomma sarà quel che sarà comunque le trovo incisive tutte in generale sia in termini di soggetti che di inquadratura. Altro discorso è poi il lato umano di questa immane disgrazia, almeno per me, li perdonatemi non ci vogliono ne filmati ne foto ne nulla, basta il solo sapere che avvengano, e spesso anche per colpa degli stessi stati che ora si indignano, ma che non si indignavano quando hanno finanziato guerre e guerriglie varie che han portato a tutto questo.

Ritratto di ND'76
di ND'76

Iscritto dal 26 agosto 2010

Renata voleva il bianco e

Renata voleva il bianco e nero, sono io che ho spinto per il colore proprio per drammatizzare meno. Credo che tutte e due le versioni abbiano i loro punti di forza

Ritratto di ironwas
di ironwas [maestro]

Iscritto dal 17 novembre 2009

Bellissimo servizio ,

Bellissimo servizio , complimenti ad entrambi. Seguendo il discorso iniziato da Leiz dico la mia: le inquadrature , più studiatecquelle di Max, più spontaree quelle di Renata.Mi sembra di notare una reazione "di sguardi" diversa nei soggetti, probabilmente dovuta allla differente reazione di trovarsi davanti un uomo o una donna.
Max , a mio avviso devi travestirti!

Ritratto di Mauro T.
di Mauro T.

Iscritto dal 25 aprile 2011

C'ho provato ma forse la

C'ho provato ma forse la barba mi ha tradito eheheheh

Ritratto di ironwas
di ironwas [maestro]

Iscritto dal 17 novembre 2009

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