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Lezioni di fotografia

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Storia della fotografia M. Thibault

Di Max Ferrero

Una vicenda che sfata il mito della fotografia testimone della verità. Perché la falsificazione comincia molto prima di Photoshop. Forse già con la prima fotonotizia della storia...

PARIGI NEL 1848 - Siamo nel 1848, una rivolta dei parigini nei confronti del governo Guizot porta all'occupazione della capitale francese il 22 di febbraio provocando, solo due giorni dopo, la caduta del monarca Luigi Filippo, che rinuncerà a soffocare la rivolta nel sangue. Il governo provvisorio rivoluzionario proclamerà la Seconda Repubblica francese il 4 maggio dello stesso anno.
Sarà ricordata come la terza rivoluzione francese, dopo i moti del 1830 raccontati da Victor Hugo nel suo famosissimo libro "Les Miserables" e i ben più noti eventi del secolo precedente, con la caduta della monarchia e la presa della Bastiglia. Nel giugno del 1848 Parigi è, di fatto, una città divisa in due: la parte orientale, quella dei quartieri popolari e operai fino al quartiere latino sono in mano ai rivoltosi, quella occidentale, da sempre più borghese e ricca è occupata dall'esercito regolare.


Horace Vernet - barricate nella via Soufflot

 

GLI SCHIERAMENTI - Le classi all'interno della città, distinte e separate già prima della rivolta, si dividono e si separano ulteriormente: chi cerca l'ordine e richiede il mantenimento dello status precedente, sceglie l'ovest, chi non ha nulla da perdere, i sognatori, i richiedenti diritti, chi vuole avere semplicemente la possibilità di voto alle elezioni sceglie la rivolta e si volge a est.
Il 23 giugno del 1848 l'esercito regolare muove contro le barricate e per quattro giorni le battaglie sono affrontate accanitamente per le strade. La zona operaia con 40-45.000 uomini male equipaggiati si ritrova a resistere all'attacco di 250.000 uomini della Guardia Nazionale e della Guardia Mobile, uomini armati di tutto punto, veterani provenienti dalle guerre in Algeria e supportati dall'artiglieria. A capo di questo esercito c'era il generale Cavaignac e a lui furono assegnati poteri dittatoriali per la restaurazione dell'ordine.
In quattro giorni ci furono circa 1.500 morti tra l'esercito e più di 5.000 tra gli insorti. 11.000 cittadini furono imprigionati e di questi 4000, i più pericolosi per il regime, deportati in lontane colonie della madre patria senza più far ritorno. Questa è la storia dell'evento, descritta a grandi linee e senza sufficienti precisazioni. Si tratta solo dell'antefatto di ciò di cui voglio parlare. L'evento descritto fu il primo a essere documentato da due scatti fotografici che divennero la prima testimonianza giornalistica diretta di un tragico fatto di cronaca.

 

25 E 26 GIUGNO - Nei giorni conclusivi della rivolta un fotografo di cui neanche il nome è sicuro, ma il cognome è Thibault, decide di appostarsi, con la sua ingombrante macchina fotografica, alla finestra di un appartamento adiacente alle barricate di Rue Saint Maur Popincourt. Non solo: oltre all'innegabile coraggio ha l'intuito di andarci sia anticipatamente sia successivamente all'attacco dei governativi. Il risultato è uno sconvolgente "prima - dopo" in cui possiamo immaginare tutto il dramma degli eventi.
Che cosa abbia spinto quel misterioso autore - di cui non abbiamo nulla se non la sua unica opera fotografica - a rischiare la vita per ottenere una foto non è facile immaginarlo. Nel 1848 molti fotografi si erano arricchiti con la nuova arte, ma gli ambiti in cui si potessero creare attività commerciali ed economiche erano strettamente legati al settore ritrattistico. Persino le vedute e i paesaggi non riscuotevano particolari interessi e quindi la pista dello scoop economico è da escludere.
Si potrebbe pensare a un pioneristico interesse giornalistico ma anche questa è un'ipotesi difficile da sostenere, perché le prime foto pubblicate sui giornali appariranno solo 35 anni dopo, quando i tentativi della fotomeccanica trasformeranno i passaggi di grigi in un retino di punti neri più o meno grandi e distanti tra di loro, in grado di riprodurre tonalità di grigi diversi. Probabilmente era un inviato, da chi non lo sapremo mai, ma la pubblicazione del disegno xilografico ispirato alla scena ritratta, apparirà l'8 luglio del 1848 sul giornale L'Illustration. E qui comincerà la strana storia del doppio scatto.

QUALE IL PRIMO QUALE IL SECONDO? Secondo la storia e anche secondo la versione presentata dal Musee d'Orsay di Parigi dove sono custodite le due copie, il primo scatto realizzato domenica 25 giugno è quello a sinistra.

 

Si notano molto bene le barricate, nella via non c'è nessun occupante a presidiare i punti nevralgici dell'arteria parigina e la nitidezza dell'opera è esemplare. Il secondo, quello a destra, è stato realizzato lunedì 26 giugno dopo l'attacco dei militari. S'intravedono delle ombre di passanti che animano la scena, sono mosse e poco visibili causa una peggior conservazione del dagherrotipo e per i tempi lunghi di esposizione utilizzati dal fotografo. Sicuramente il secondo scatto è quello che colpisce maggiormente, contiene informazioni visive, seppur parziali, di una scena vissuta drammaticamente nell'estate parigina e diventa, di conseguenza, uno dei più preziosi e rari documenti del fotogiornalismo.
Ma la ricostruzione storica fatta dai vincitori della rivolta non è convincente. Non è scandaloso affermare che il giornalismo, specie se asservito al potere o a editori interessati, ha sempre piegato la verità al proprio volere e, in questo caso, una storia vecchia di 180 anni continua ancora oggi a raccontare smisurate falsità.
Secondo la ricostruzione convenzionale il messaggio che si recepisce, anche un po' inconsciamente, è che la gente si riversa nelle strade dopo la gloriosa vittoria del governo francese sui malvagi rivoltosi che hanno reso Parigi (lo si nota nel primo scatto) un luogo di terrore e solitudine.
Ma se le foto fossero state invertite? Se lo scatto del 26 fosse quello di sinistra e quello con la gente lo scatto del 25 cosa cambierebbe?
Tutto, perché s'invertirebbe il messaggio: Parigi era viva e vitale prima dell'attacco e appare morta e desolata dopo il passaggio dei soldati. Un messaggio inaccettabile per i salvatori della patria e della monarchia. L'8 luglio del 1848, le fotografie di Thibault vengono pubblicate o meglio riprodotte a disegno, su L'Illustration comprovando la tesi ufficiale.

 

FOTO INVERTITE? - Ovviamente per provare questa seconda tesi servono argomenti, prove scritte, testimonianze. Tutte cose impossibili da ritrovare ora, soprattutto su di una foto di cui si sa a malapena il cognome dell'autore e di cui esiste una sola copia perché il dagherrotipo era effettivamente una copia unica e irriproducibile. Le basi della mia ipotesi si fondano sull'esperienza professionale e su dati tecnici che possono comprovare tutti i dubbi che suggerisco.

 

1 - I DUBBI LOGICI - Qualsiasi persona sana di mente non sarebbe mai andata nel luogo di un massacro il giorno stesso o quello successivo agli eventi perché i militari erano a caccia dei rivoltosi e chiunque si fosse trovato in quel luogo avrebbe rischiato di essere arrestato e deportato all'estero.
La storia assegna la fine delle ostilità alla data del 26 giugno ma combattimenti sporadici continuarono ancora nei giorni successivi. Nessuno avrebbe animato una via teatro di combattimenti se non fosse stato un combattente stesso.
È  lecito obiettare che quelle ombre potrebbero essere dei soldati o dei comandanti. Ingrandendo l'immagine si può notare che s'intravedono carrozze civili, le due ombre in primo piano sembrano conversare tranquillamente. Un uomo ha un cilindro come copricapo, abbigliamento tipicamente civile, e l'altra figura sembra femminile. Con i militari queste forme umane non hanno nulla a che vedere.

 

Ma tutto questo è ancora insufficiente per reggere una tesi antistorica; è necessario addentrarsi in questioni tecniche di fotografia.

2 - LE LIMITAZIONI TECNICHE - Le foto in oggetto, che da ora chiameremo A (quella con le persone) e B (quella senza), evidenziano e sottolineano alcuni aspetti di notevole spunto.

  • La foto A si presenta molto più rovinata rispetto alla B, ciò è dovuto probabilmente al fatto che i giornali l'hanno data in mano a degli incisori perché ne facessero diverse riproduzioni da divulgare a Parigi e in tutta la Francia. La poca cura nella manipolazione ha deteriorato le particelle della lastra di rame per incuria e per notevole sfruttamento. La pubblicazione così celere della prima foto di reportage suggerisce che probabilmente il fotografo aveva già contatti con militari, comandanti o politici influenti.
  • Le due foto, pur scattate dallo stesso autore, hanno formati diversi. In un'epoca in cui di macchine fotografiche ce n'erano poche come mai l'autore decide di fare la stessa foto dallo stesso luogo sullo stesso argomento ma con due macchine fotografiche diverse? La risposta si trova nella poca sensibilità della lastra dagherrotipica. Le lamine per dagherrotipi erano costruite su degli standard che presentavano le seguenti misure:

Doppia lastra intera  - 21,5x33 cm
Lastra intera   - 16,5x21,5 cm
Mezza lastra  - 11x14 cm
Quarto di lastra  - 8x11 cm
Sesto di lastra  - 7x8 cm
Nono di lastra  - 5x6 cm
La foto A è più piccola ed è stata scattata con un quarto di lastra, quella senza persone (B) con una mezza lastra. Ciò denota che l'autore aveva una conoscenza tecnica avanzata, sapeva perfettamente che i tempi di esposizione si accorciavano anche sensibilmente utilizzando formati più piccoli perché  gli obiettivi sarebbero stati più corti , divenendo più luminosi grazie al minor tiraggio di camera (il soffietto delle vecchie macchine). Il fotografo padroneggiava la ridotta scelta di velocità di scatto, era in grado di prevedere e scegliere il giusto formato per il corretto risultato. Scatto veloce quando serve la gente, scatto più lento quando serve la definizione.

  • Una lastra più piccola comporta un obiettivo con ridotta lunghezza focale e, di conseguenza, anche una macchina fotografica più leggera e pratica. Il 25 di giugno, in piena battaglia, il reporter doveva muoversi nel pieno agio della situazione. Il 26 giugno, con la battaglia che poco a poco si modera, con gli insorti sempre più ricacciati nelle retrovie, il silenzio e la quiete di un luogo abbandonato potevano essere colti con la dovuta calma, soprattutto se Thibault era supportato dalle forze governative.
  • Esistevano macchine fotografiche multiformato, cioè lo stesso apparato poteva utilizzare formati di lastre diverse. Ciò non riduce gli aspetti tecnici appena elencati perché Thibault avrebbe dovuto possedere ugualmente due obiettivi diversi. Quello più "corto" sarebbe pesato molto meno del lungo e tutto quello presentato nei punti precedenti coinciderebbe alla perfezione anche con questa supposizione.

 

DUE TESI, DUE LETTURE - È ovvio che ora, nel 2017, la storia non cambi con l'inversione delle date, cambiò la realtà allora, quando era importante placare gli animi e ricostituire l'ordine sociale. Con la descrizione ufficiale la vita gioiosa ritorna attraverso l'instaurazione di un ordine violento ma benevolo. Con la versione antistorica da me proposta, quelle ombre che vediamo sono probabilmente dei condannati a morte che nella notte o nel giorno successivo saranno falcidiati da colpi di cannone o fucilate compatte di fanteria. Nel primo caso la fotografia assurge a elemento documentativo per confermare una verità, nel secondo sarebbe la palese affermazione che la fotografia è un'enorme bugia. Mascherandosi con l'apparenza del vero può essere manipolata nelle forme e nei contenuti, può trasformare il messaggio più palese semplicemente cancellando o ignorando un elemento, modificando una didascalia o banalmente invertendo una data.

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Commenti

Scherlock Max Holmes! Qui

Scherlock Max Holmes!
Qui siamo nel campo dell'analisi fotografica a livello fisico-matematico...un po' come parlare di trigonometria e assiomi geometrici...
Ci sarebbe molto da dire anche sul "giornalismo" contemporaneo in rapporto con il potere.
"Alla ricerca della verità perduta"...me la scrivo, me la suono e me la canto!!! Il problema è che si hanno strumenti potenti in mano. Andrebbero maneggiati con cura!!
Ma sono giornalisti che diventano giornalai, ovviamente tutto il rispetto e la considerazione per i giornalai e le edicole...mi ci sono cresciuto, tra l'altro, nelle edicole!
Le edicole sono fantastiche!

Ritratto di ANGEL.ABBOTT008
di ANGEL.ABBOTT008

Iscritto dal 28 dicembre 2010

C'è sempre stato il

C'è sempre stato il giornalismo asservito e quello d'inchiesta che non guarda chi  o cosa c'è davanti. Ho voluto raccontare il primo caso legato alla fotografia ma se ci atteniamo alle parole i falsi hanno delle date molto antecedenti alla venuta di Cristo. Le famose fake news dell'antico egitto...

Ritratto di ironwas
di ironwas [maestro]

Iscritto dal 17 novembre 2009

Sì, infatti. Fai bene Max. Il

Sì, infatti. Fai bene Max.
Il tuo modo di porre la questione è alquanto illuminante dal punto di vista simbolico. L'esempio è perfetto. Fa vedere come non bisognerebbe fermarsi all'apparenza o al ciò che si dice o alle affermazioni ufficiali consolidate.
Oggi ci sarebbe bisogno "come il pane" di persone nel campo dell'informazione e della comunicazione "oneste intellettualmente e libere" (le due parole sarebbero intrecciate per loro natura). Ci sono mestieri difficili e di responsabilità che purtroppo richiedono scelte difficili e di responsabilità. Per fare un esempio, penso a una macro-figura come quella di Enzo Biagi. Penso che si possa utilizzare il suo nome per intendersi in senso simbolico.
Spesso è "incomprensibile" questa battaglia della verità dei mezzi e degli strumenti utilizzati, dimenticandosi dell'utilizzatore e dell'intenzione, del sistema. Di tutto quello che c'è eventualmente dietro ad un'immagine, del processo e del sistema che l'hanno prodotta.
Forse, anche questa è manipolazione intesa nel senso di voler condizionare gli utilizzatori/osservatori, facendo in modo che si creda che questo mezzo e/o quella modalità di espressione siano più veri di altri, a prescindere...?
Come se l'immagine o l'informazione documentaristica avessero in sé una propria natura asettica, quasi "religiosa"...forse ci si può anche riuscire ad avvicinarsi a questa natura, ma dipende molto dall'intenzione e dalla personalità, che andrebbero individuate e studiate.

Ritratto di ANGEL.ABBOTT008
di ANGEL.ABBOTT008

Iscritto dal 28 dicembre 2010

quanto hai ragione

quanto hai ragione Angelo..pensa che io vivo di tanto di fantasia e tante sarebbero state le cose che avrei voluto mettere in pratica nella vita e uno di questi sogni sarebbe stato quello di possedere un'edicola/cartoleria in un luogo di villeggiatura..immerso nei libri, nei giornali, nei giocattoli per bambini, persone con le quali scambiare 4 chiacchere tutti i giorni dell'anno.
Ma faccio parte della categoria di quelli che fantasticano ma si fermano lì..mancanza di coraggio? volontà? una vita già decisa dagli altri con poco spazio alle proprie aspirazioni..così gira la vita in generale non è solo un selfie della mia vita :-)

L'articolo è come sempre esaustivo, ricco di notizie, ricco di riflessioni personali e si nota il timbro di chi scrive per il gusto di "fare conoscere agli altri" e non di insegnare perchè qualcuno gli ha imposto di farlo.
Grande Maxxxxxxxxxxxxx

Ritratto di scaraluca
di scaraluca

Iscritto dal 08 marzo 2013

Grazie Luca!!

Grazie Luca!!

Ritratto di ironwas
di ironwas [maestro]

Iscritto dal 17 novembre 2009

Dai francesi mi aspetto di

Dai francesi mi aspetto di tutto,guarda l’eccidio del 17 ottobre del 1961, roba da nazzismo.

Ritratto di Mauro T.
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Iscritto dal 25 aprile 2011

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