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Lezioni di fotografia

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Teoria La teoria del colore

Di Max Ferrero

Comincia la seconda sezione del manuale di base realizzato con la collaborazione della community di Fotozona. Dalla pura teoria passiamo alle applicazioni pratiche. Partiamo con la teoria del colore, che per qualcuno potrà riservare anche qualche sorpresa

LE BASI FISICHE - Normalmente pensiamo che il colore sia un aggettivo dell'oggetto che stiamo osservando: "Di che colore mi vesto oggi?", "La mela verde e la mela rossa". Nella realtà l'aggettivo che stiamo descrivendo è determinato esclusivamente dalla luce e dalla capacità di riflessione degli oggetti.
Il nostro è un mondo triste e buio, fatto di notte e assenza di croma. S'illumina e si colora solo grazie alla luce. I nostri vestiti, la frutta, le macchine, i cieli, le foglie e tutto il creato sono formati da pigmenti in grado di assorbire e rifrangere parte della luce che li colpisce creando la sensazione tanto cara ai nostri occhi che chiamiamo colori.
Dovrei precisare che i colori non sono altro che manifestazioni energetiche di particelle elettromagnetiche capaci di essere percepite dall'occhio umano e decodificate dal cervello. Anche le onde radio, i raggi x, gli infrarossi o l’ultravioletto, tanto invisibile ma capace d'abbronzarci, sono manifestazioni di onde elettromagnetiche, ma non percepibili dai nostri sensi visivi.


Foto: © Agnieszka Slowik-Turinetti/Fotozona

 

I colori sono quindi delle lunghezze d’onda o delle frequenze energetiche, sono percepiti dai fotorecettori centrali del nostro occhio, i coni, trasformati in segnali bioelettrici, inviati al cervello per essere tradotti in quella magnifica sensazione visuale. Il colore è una grandezza psicofisica e soggettiva, è unica in ogni osservatore umano. Gli stessi colori non si presentano in egual modo ad altri esseri viventi a noi vicini: il gatto pare sia affetto da forti forme di daltonismo ma è super ricettivo alle basse emissioni di luce grazie all'abbondante presenza dei bastoncelli, i ricettori ciechi al colore ma più sensibili alla luce in genere. Anche i cani soffrono delle stesse mancanze e i tori non sono in grado di riconoscere il rosso.
Se il nostro cervello è in grado d’attribuire una specifica forma e colore a una lunghezza d’onda è anche facile asserire che i colori (poiché energia) hanno una grossa influenza emotiva e psicologica. Vuoi per le assonanze con la vita reale (fuoco/sangue = rosso = pericolo/dolore), vuoi per significati ancestrali che possono variare sensibilmente da cultura a cultura, ma sicuramente l’energia percepita ha la capacità di stimolare alcune parti della nostra mente e del nostro corpo. Su tale teoria è nata la cntroversa dottrina della cromoterapia.


Foto: © Alessandro Landozzi/Fotozona

 

Ma se ciò che osserviamo non è colorato, perché percepisco dei toni sull'oggetto? Innanzitutto la luce bianca è la somma di tutte le lunghezze d’onda visibili. Una luce proiettata su di un oggetto potrà essere riflessa totalmente e il nostro occhio distinguerà una diffusa tonalità bianca, oppure, se il soggetto illuminato dovesse assorbire tutta l'energia luminosa, percepiremo il nero. Se l'oggetto illuminato dovesse assorbire solo alcune lunghezze d'onda, esso si colorerebbe delle frequenze e quindi dei colori rifiutati e rimbalzati. Quando facciamo una distinzione basata sui colori, dovremmo dire: "Scelgo la cravatta che rifiuta l'azzurro" oppure "indosso il vestito con i pigmenti che assorbono l'arancione". In entrambi i casi sto scegliendo qualche cosa di azzurro, un metodo troppo complesso, ma è effettivamente ciò che avviene in realtà.

 

RIFRAZIONE, FREQUENZE E LINGHEZZE D'ONDA - I primi esperimenti sulle frequenze dei colori furono compiuti da Isaac Newton dopo alcune osservazioni fatte da Roger Bacon. Newton osservò che un raggio di luce bianca, se fatto passare attraverso un prisma di cristallo, era scisso in un arcobaleno di colori. Fenomeno conosciuto come rifrazione, che descrive come energie diverse sono deviate con differenti angoli quando attraversano oggetti di densità dissimili e con disuguali propagazioni d’onda. Newton descrisse l’arcobaleno con 7 colori: rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco e violetto. Il numero sette venne scelto più per relazione che per basi scientifiche. Allora erano sette i pianeti conosciuti e sette sono le note musicali. I colori percepibili partono dal violetto con una lunghezza d’onda pari a 380/450 nm, si passa al blu (450/495 nm), al verde (495/570), al giallo (570/590 nm) all’arancione (590/620 nm), per finire al rosso (620/750 nm). Prima del viola c'èl 'ultravioletto, dopo il rosso esiste l'infrarosso. Energie per noi non più visibili ma percepibili indirettamente attraverso le abbronzature della prima e il calore della seconda.

 

Spesso i colori sono identificati con lunghezza d’onda o frequenza. Sono due sistemi di misurazione che descrivono il medesimo fenomeno. Il primo misura, in milionesimi di metro (micron), la distanza tra una cresta e l’altra dell’onda elettromagnetica. La frequenza misura il numero di onde che passano per lo stesso punto in un secondo. Alte frequenze corrispondono a basse lunghezze d’onda, infatti l’una è inversamente proporzionale all’altra. Il nero è l'assenza di luce e di colori, il bianco è la somma di tutte le frequenze visibili. Il bianco e il nero non sono colori. O almeno non per i fotografi mentre lo sono eccome per i pittori che li devono, obbligatoriamente, comperare.

 

LA RIPRODUZIONE DEI COLORI - La soggettività dei colori mal s’accompagna a chi ha necessità di riprodurli. Fotografi, pittori, tinteggiatori, tipografi e migliaia di altri professionisti hanno bisogno di standard di riferimento per “oggettivare” una sensazione personale. A questo proposito si sono attivati degli organismi internazionali quali la CIE (Commission Internationale de l’Eclairage) e la OSA (Optical Society of America) con il compito di eseguire calcoli su delle grandezze definite che prescindano la soggettività. Questi studi sono complessi e articolati, ma è interessante capire come sia possibile creare infiniti colori attraverso un numero finito di tinte.


Foto: © Alessandro Andreucci/Fotozona

 

Nella vita reale sono due i processi di formazione dei colori, e vengono denominati sintesi additiva e sintesi sottrattiva. La prima è identificata dalla somma delle frequenze o lunghezze d'onda tramite fasci luminosi. La seconda si riferisce a qualsiasi pigmento che fornisca sensazioni di colore attraverso l’assorbimento delle onde elettromagnetiche visibili. Non confondiamole, una fa parte del mondo intangibile delle lunghezze d’onda e dell'energia, l’altra è parte integrante della vita quotidiana.

LA SINTESI ADDITIVA - Nella sintesi additiva i tre colori primari sono: rosso, verde e blu (RGB con le iniziali dei nomi dei colori in inglese). Attraverso la loro interazione siamo in grado di riprodurre la maggior parte dei colori visibili. Questa sintesi è alla base del funzionamento dei monitor o dei televisori e si applica a tutte le situazioni dove i colori sono formati dalla luce e dalla mescolanza o dalla somma di lunghezze d’onda diverse. Dove i tre fasci colorati s'intersecano, si creerà la luce bianca. Nelle intersezioni in cui due colori interagiscono, avremo la comparsa di altri tre colori denominati secondari: il cyan (blu + verde), il magenta (rosso + blu) e il giallo (rosso + verde).

 

LA SINTESI SOTTRATTIVA - Essa descrive il modo più diretto che abbiamo di percepire e vivere i colori. Si riferisce ai pigmenti e alle sostanze capaci di assumere determinate colorazioni assorbendo le lunghezze d’onda complementari.

 

Le gradazioni colorate si generano attraverso una sottrazione di frequenze da una luce bianca. I colori primari della sintesi sottrattiva sono Cyan, Magenta e Giallo, gli stessi utilizzati dalle cartucce delle stampanti inkjet per riprodurre su carta le immagini che vediamo a monitor.


Foto: © Luca Scaramuzza/Fotozona

 

Anche in questa sintesi possiamo notare che l'interazione tra i colori ne genera altri; ed è importante osservare che se percepiamo un colore (ad esempio il giallo) la sua creazione è data dall'assorbimento del suo colore complementare, che è la tonalità all'opposto del cerchio cromatico (in questo caso il blu). Ogni colore primario nella sintesi sottrattiva assorbe il 33% della luce bianca che lo colpisce.
Dove c’è l’intersezione di tutti e tre i colori primari si otterrà il nero (che è l’assenza di luce perché tutto lo spettro luminoso è stato assorbito in pari percentuale dai colori sottrattivi). La somma a due a due dei colori primari sottrattivi ci fornirà la creazione dei colori secondari (rosso, verde e blu, che sono i colori primari della sintesi additiva) oppure tutti gli altri colori dello spettro visibile mischiandoli in percentuali diverse.


Foto: © Alessandro Andreucci/Fotozona

 

Il magenta + il giallo creerà il rosso
Il giallo + il cyan creerà il verde
Il cyan + il magenta creerà il blu
Come in ogni teoria occorre precisare che la pratica è un po’ diversa. Soprattutto nella sintesi sottrattiva si nota che l’imperfezione e l’impurità dei pigmenti ottenibili industrialmente o artigianalmente impediscono di riprodurre quanto affermato dalla teoria. Difatti nella stampa consueta, oltre ai tre colori della sintesi sottrattiva, si aggiunge un quarto inchiostro, il nero. Il suo scopo è di rinforzare i contrasti e le tonalità scure che non riescono ad avere una profondità accettabile.

IL CERCHIO CROMATICO - Immaginiamo d'inserire i colori primari della sintesi additiva su uno spazio bidimensionale e circolare (il cerchio bianco del grafico), dividendo i 360° del cerchio avremo i tre colori (rosso verde e blu caratterizzati dalla lettera A) posizionati a 120° ciascuno, la somma a due a due di questi colori determinerà la posizione delle tonalità inerenti alla sintesi sottrattiva (i colori contrassegnati con la S), anch’esse posizionate a 120° tra loro ma a soli 60° dai colori dell’altra sintesi. Ogni colore è a 60° dall’immediato vicino ed è distante, al massimo 180° dal suo colore complementare (opposto e antagonista). Due colori complementari tra loro, se utilizzati nella sintesi sottrattiva, si annullano generando il nero.

 

Il grafico, pur nella sua massima incompletezza, ha il pregio di fornirci la disposizione spaziale dei colori primari delle due sintesi e ci fa comprendere come dalla somma delle tinte  a due a due può permetterci di ricrearne delle altre. Ad esempio mischiando il rosso con il giallo otterremo l’arancione; con il blu e il magenta otterremo il viola; con la somma di blu e cyan riusciremo ad ottenere l’azzurro, e così via all’infinito. Alcuni colori non possono essere rappresentati su questa tipologia di grafico in quanto contengono anche del bianco: come il rosa o il lilla, oppure del nero come il granata, il blu di Prussia o il verde oliva.

APPLICAZIONI EMOTIVE - Se con il bianco e nero possiamo giocare con un contrasto semplice e diretto, basato esclusivamente sulla differenza di luminosità tra i toni scuri e quelli chiari, nella fotografia a colori i contrasti sono molteplici. Si basano, oltre ai concetti fisici di riflessione e assorbimento, anche su caratteristiche emotive tipicamente umane. Osserviamone alcuni.

Contrasto complementare.
L’accoppiamento tra due colori complementari assicura il massimo impatto emotivo. I colori complementari solo quelle tinte agli estremi del cerchio cromatico e sono antagonisti.  Con un contrasto complementare si creano automaticamente altri tipi di contrasto tipo caldo/freddo o chiaro/scuro perché i colori opposti possiedono caratteristiche opposte. Utilizzare il contrasto complementare ci permette d'ottenere un forte impatto visivo. Anche impiegando saturazioni tenui non c'è il rischio di creare immagini smorte o deboli. Il contrasto di tinte complementari è per fotografie dirette, forti, che non hanno paura di mettersi in evidenza e vogliono arrivare direttamente all'attenzione dell'osservatore.


Foto: © Saverio Barbuto/Fotozona

 

Contrasto di qualità
Al contrario, l’utilizzo di toni ravvicinati nel cerchio cromatico (quindi poco distanti a livello di gradi) fornisce un contrasto morbido e delicato. I colori sfumano su se stessi fornendo un’apparenza soffice e mai eccessiva.


Foto: © Carola Casagrande/Fotozona

 

È a formula cromatica adatta per rappresentare forme quiete, equilibrate, calme, poetiche o sognanti. A questa tipologia di contrasto cromatico si possono associare anche tecniche pittoriche o di high key.

 

Il contrasto freddo/caldo è dato invece dalla diversa interpretazione che il nostro occhio fornisce a determinati colori, associandoli a percezioni sensoriali quali il fuoco o la luce (colori caldi, rosso e giallo), oppure riconducibili al ghiaccio o al fresco della natura (colori freddi, blu e verde). Cambiando leggermente il grafico del cerchio cromatico iniziale, abbiamo tracciato una retta di demarcazione. Da un lato vi sono i colori freddi, all’opposto quelli caldi. In mezzo, i magenta e i verdi sono colori ambigui o di confine. Essi possono essere freddi o caldi rimanendo pur sempre della medesima tinta. Ad esempio un verde veronese avrà una composizione con alto contenuto di cyan, quindi freddo: questo colore è ottenibile con Photoshop creando una tinta dal pannello colore in primo piano e immettendo le seguenti impostazioni sui valori di RGB: 64 – 130 – 109. Osservando i numeri che si presentano sulla griglia del CMYK, noteremo che i valori del Cyan/freddo sono maggiori del Yellow/caldo. All’opposto un verde arlecchino (valori RGB 63 – 255 – 0) con più alte concentrazioni di giallo si presenterà come caldo.
Il contrasto freddo/caldo è un "auto rafforzativo", i freddi esaltano i caldi e viceversa. Mettendosi in contrapposizione si risaltano vicendevolmente senza annullarsi, anzi. Apparentemente i colori caldi sembrano avanzare verso l'osservatore mentre quelli freddi appaiono più distanti ed eterei.


Foto: © Mauro Trolli/Fotozona

 

Nella foto d'esempio la luce calda del tramonto s'impone sulla foto accarezzando amichevolmente il rudere già caduto nella penombra della sera.

Il contrasto di masse o di qualità si evidenzia nel rapporto tra due tonalità che presentano notevoli differenze sia dal punto di vista cromatico sia da quello volumetrico. La dimensione del colore determinerà il rapporto soggetto/sfondo: il primo sarà attribuito all'area più piccola che si stacca dalla massa uniforme visualizzata come sfondo. La forza visiva del soggetto sarà determinata dalla differenza cromatica tra i due colori presenti. Se complementari l'effetto sarà massimo, se vicini sul cerchio cromatico l'effetto sarà minimo e determinato solo dai volumi. Questo contrasto può essere ottenuto anche con piccole porzioni colorate all'interno di grandi spazi neri o bianchi.


Foto: © Salvatore Giordano/Fotozona

 

Contrasto chiaro-scuro
Il contrasto chiaro-scuro è determinato dalla presenza di due o più colori che si differenziano, oltre che cromaticamente, anche per grandi differenze di luminosità. È quello che più si avvicina al contrasto base del bianco e nero; la sua forza è data dalla contrapposizione delle frequenze cromatiche all'assenza di luce o agli scuri in genere. Si presta per le tecniche di Low Key ed esalta le situazioni drammatiche. È una tecnica che ha preso molto vigore con il digitale e con tutte le possibilità offerte dalla postproduzione digitale.


Foto: © Daniele Napoli/Fotozona

 

SFRUTTARE I CONTRASTI - Ognuno dei contrasti cromatici può convivere e coesistere con tutti gli altri di cui abbiamo accennato. L'incrociarsi delle tecniche può portare a dei risultati visivi di sicuro impatto. Se con il bianco e nero si esaltano le forme, i contenuti e le differenze di luminosità, nel colore il fotografo gioca con le vibrazioni, con sensazioni extra-tattili che solleticano le emozioni senza bisogno di particolari concetti o contenuti.


Foto: © Angelo Abate/Fotozona

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Commenti

bellissimo questo capitolo a

bellissimo questo capitolo a me sconosciuto..condito da belle foto dal grande impatto visivo.
Mi fa piacere vedere anche le mie foto..bella lì Max ;-)

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di scaraluca

Iscritto dal 08 marzo 2013

Dai che se riusciamo a

Dai che se riusciamo a portare in porto il progetto sarà un gran bel libro... almeno dal punto di vista delle foto

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di ironwas [maestro]

Iscritto dal 17 novembre 2009

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