Lezioni di fotografia
Lunedì 30 agosto 2010
Teoria del colore La temperatura del colore
Di Max Ferrero
Nei primi due articoli ci siamo soffermati lungamente sul dato di fatto che i colori sono una grandezza psicofisica quindi soggettiva. In quest’articolo approfondiremo ancora un po’ le cose parlando della qualità della luce, cioè della sua capacità di essere neutra oppure carica di dominanti.
Per noi la luce neutra è quella bianca, cioè l’insieme tu tutte le frequenze che compongono lo spettro visibile. È realmente neutra quando tutte le varie frequenze elettromagnetiche (che noi percepiamo come colori) sono equilibrate tra di loro. Non sarà più neutra se alcuni dei colori che la compongono saranno in eccesso oppure se è priva di qualche lunghezza d’onda.
La temperatura di colore
Per determinare la qualità di una luce è necessario introdurre un concetto denominato “temperatura di colore”. Essa è espressa in gradi Kelvin (°K) e ci fornisce un parametro misurabile dello spettro d’emissione luminosa.
La codifica della temperatura di colore è stata effettuata tramite misurazioni spettrofotometriche su una lastra di metallo nero esposto a vari gradi di temperatura. Si usano però i gradi Kelvin e non Centigradi: 0° K, detto anche zero assoluto, corrisponde a -273° C, ed è quella temperatura dove tutte le particelle subatomiche, come elettroni e neutroni, sono immobili).
Il metallo esposto alle varie temperature ha la capacità d’irradiare intorno a sé onde eletromagnetiche a seconda della temperatura a cui è esposto. A basse temperature emette onde non visibili, intorno ai 2000° K il metallo arroventato emette spettri di luce visibile carichi di radiazioni rosse. Aumentando la temperatura il metallo sposterà il suo spettro di emissione luminosa verso la banda del blu e dell’ultravioletto.
Nel grafico che proponiamo come esempio, possiamo individuare le varie fonti di luce che si utilizzano più comunemente con a fianco la loro temperatura di colore. Il bianco neutro è approssimativamente intorno ai 5500° K ed è identificabile con la luce flash o luce diurna normale, quella che si ha intorno a mezzogiorno.


Temperature di colore con esempi di fonti di luce corrispondenti.
Il bilanciamento del bianco
Gli occhi sono in grado di percepire queste diverse emissioni ma il nostro cervello provvede immediatamente a correggere gli errori e ci dice che un foglio bianco, anche se esposto ad una luce ad incandescenza, non è arancione ma continua ad essere bianco. La macchina fotografica, purtroppo, non riesce a correggere altrettanto bene. Esiste una funzione chiamata bilanciamento del bianco (in inglese White Balance, WB) che serve appunto a riequilibrare gli scompensi cromatici che possono generarsi nell’utilizzo di una sorgente luminosa particolare. Spesso il WB si lascia sull’impostazione automatica, affidando alla la giusta correzione alla macchina.
Ma il miglior metodo per non incappare in risultati scadenti, a causa di una erronea impostazione del WB, è quello di scattare in formato RAW. Non ci stancheremo mai di dirlo, il formato RAW è il vero salto di qualità nella fotografia digitale. Esso ci permette di effettuare tutti gli scatti senza preoccuparci della qualità della luce, applicando in seguito le dovute e opportune correzioni.
Esempio 1
Nell'immagine qui sotto possiamo notare l’errore di bilanciamento colore automatico effettuato dalla macchina. La ripresa era in luce diurna, eppure sono stati impostati 3800° K. Il risultato è che l’immagine appare fredda e con i colori sbilanciati verso le frequenze del blu.

Per fortuna la foto era stata scattata in formato RAW e grazie all’utilizzo di software dedicati alla gestione di tali formati - i più importanti sono Adobe Lightroom ( oppure Camera Raw presente all’interno di Photoshop) e Apple Aperture - possiamo modificare in pochi istanti le impostazioni originarie.

In questo caso il cursore della temperatura di colore è stato riportato ai gradi Kelvin diurni, solo 100° K in più per scaldare ulteriormente le tinte e il palazzo dello sfondo.
Esempio 2
Qui le cose sono ancora più evidenti perché lo scatto è stato effettuato in interni senza ausilio di flash o luci di correzione. I colori sono troppo alterati dalla forte luce ad incandescenza e tutte le tonalità sono deviate verso il giallo/rosso. Se non si tratta di una precisa scelta stilistica, è necessario riequilibrare i toni.

Impostando una temperatura colore intorno ai 2400° K abbiamo potuto riportare la scena verso un maggiore equilibrio. Si mantiene un’atmosfera calda ma senza eccessi, ricreando una tonalità fredda sia alle spalle del soggetto (il sole che filtrava dalla finestra) sia di fronte (il monitor che illuminava).

Se avessimo scattato nel formato jpeg la macchina avrebbe fissato definitivamente la temperatura di colore all’interno delle informazioni del file e noi avremmo dovuto faticare molto di più per correggere la prima immagine e forse non ci saremmo riusciti nella seconda.
La tinta e la taratura
Ma qui si aprono nuovi problemi:
1) Oltre alla temperatura di colore c’è un altro parametro da considerare e si chiama tinta. Esso viene tendenzialmente utilizzato con fonti luminose che non hanno un colore più forte degli altri (il che determina una dominante), ma hanno delle lunghezze d’onda mancanti. Mancando una banda di colore all’interno di una fonte luminosa, si avrà una colorazione determinata dal colore complementare a quello mancante. Ad esempio, i vecchi neon hanno una mancanza nella frequenza del Magenta. Il colore verde è quello che “lo compensa”, ponendo una brutta dominante su tutti gli oggetti ripresi con quella luce.
2) Solo attraverso l’impostazione dei gradi Kelvin non è possibile determinare la temperatura colore più adatta. Ci serve l’ausilio del nostro occhio e del nostro gusto ma per fare in modo che anche altri, su altri computer, possano rivedere quello che abbiamo creato è necessario che il computer su cui operiamo le modifiche cromatiche sia tarato ed equilibrato.
Ci stiamo avvicinando passo a passo verso la spiegazione dei profili colore (ICC) e degli spazi colore (LAB, sRGB, adobe RGB): ne parleremo in un prossimo articolo.
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LA RIPRODUZIONE DEL COLORE
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