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Lezioni di fotografia

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Teoria Lo sviluppo di un'idea

Di Max Ferrero

Presentare più immagini statiche insieme per costruire un portfolio è un progetto che si può realizzare in vari modi a seconda dell’obiettivo che abbiamo, ma richiede comunque una visione d’insieme fin dall’inizio

IL PORTFOLIO FOTOGRAFICO - Per un fotografo come me che arriva dall’ambito reportagistico, parlare di racconto attraverso l’utilizzo di più scatti singoli appare come un’ovvietà; eppure, ancora oggi, dopo tanto tempo dedicato all’insegnamento, continuo a dibattermi per far capire che lo scatto singolo è spesso solo un istante di casuale fortuna, mentre l’analisi e sviluppo di un’idea o di un racconto devono passare attraverso un progresso concettuale che ha un inizio, dei passaggi intermedi e un’inevitabile conclusione. Questa struttura uniforme con un numero limitato d’immagini io la chiamo “racconto”, altri “portfolio”. Con un nome o con l’altro, la sostanza non cambia: le foto che si presentano devono avere il dono della sintesi, evitando l’abbondanza per non diluire l’intensità della narrazione, sfuggire la ripetitività per evitare rallentamenti della narrazione. Non devono essere troppo poche, permettendo alla storia di essere compresa nel suo fluire visivo. Qual è allora il numero concreto di foto per la realizzazione di un portfolio? (D’ora in avanti lo chiamerò così perché con questo termine si possono descrivere anche sviluppi tecnico/creativi e non solo narrativi, ai quali il termine storia o racconto potrebbero rimandare).
Le definizioni, da sempre, sono il peggior nemico del creativo: un po’ come nei film, non esiste una lunghezza adatta a qualsiasi narrazione, esistono però delle categorie ben delimitate. Infatti, le pellicole inferiori ai sessanta minuti sono conosciute come telefilm (soprattutto se ogni puntata finisce e non c’è uno sviluppo orizzontale della trama), se hanno una storia forte che non si conclude in un solo episodio, sono chiamate serie; per le pellicole destinate al cinema, la restrizione è precisata solo dalla durata minima di un’ora.



Pensieri, foto © Mauro Trolli/Fotozona

 

LA QUANTITA’ GIUSTA - Anche per i portfolio non mi sentirei di accettare una lettura con sviluppi realizzati attraverso tre scatti o meno, anche se non devono esistere rigide regole di durata, considero molto complicato presentare un lavoro omogeneo con più di 10-15 scatti. E’ già così difficile ottenere una sola foto coinvolgente, figuriamoci tante: maggiore sarà il numero di scatti presentati, maggiore sarà la probabilità di ottenere poco coinvolgimento, esigua coesione o struttura insufficiente. Ogni trama, ogni idea o storia ha bisogno della sua alchimia numerica: quella forte e complessa potrà dipanarsi su di un numero maggiore rispetto al guizzo geniale che potrebbe esaurirsi in pochi scatti; volerli aumentare significherebbe aggiungere acqua a un ottimo e prezioso vino.

IN BASE AL TARGET - Solo l’esperienza, unitamente a un lavoro meticoloso di studio e preparazione, può permettere il raggiungimento della ricetta più adatta. Una delle prerogative, per la nascita di un portfolio, è il target che vogliamo assegnargli. Sapere quale obiettivo ci poniamo crea le basi per concepire l’intero impianto fotografico e, non dimentichiamolo, anche divulgativo. Partecipare a una manifestazione di lettura portfolio ha un’ambizione minore rispetto alla creazione di una mostra. Pubblicare un reportage ha una difficoltà inferiore del curare l’edizione di un libro fotografico. Ogni cosa possiede il suo specifico grado di difficoltà e ogni complicazione deve essere affrontata con il dovuto approccio, sia mentale sia pratico. Escluderei da questo libro tutte le raccomandazioni o suggerimenti per obiettivi commerciali. La vendita di un servizio o la pubblicazione di un libro sono cose di un tale livello di difficoltà che non tenterò nemmeno di accennare qualche consiglio. Cosa diversa, invece, è quella di porre alcune considerazioni su cosa significa sviluppare un concetto, arrivare alla sua realizzazione e alla divulgazione finale.


foto © Max Ferrero /Fotozona

 

NON SCEGLIERE A CASO - Pensare alla fotografia come a una sequenza di scatti in relazione tra loro è un’anomalia rispetto al concetto che abbiamo di tale forma d’espressione, eppure è una struttura comunicativa unica e potente. Il portfolio ha una struttura articolata ben più complessa rispetto all’esposizione di foto multiple scattate in un preciso arco temporale ma senza struttura sintattica visuale. Pescare foto “belle” dall’archivio di casa, metterle insieme e rammendarle faticosamente tra loro, non significa creare un racconto o un portfolio.
Nessuno sarebbe in grado di realizzare una pellicola cinematografica senza prima avere un concetto, senza la realizzazione di una trama con relativa sceneggiatura. Le foto nate da sole e pensate per essere indipendenti, difficilmente sono abbinabili tra loro.


foto © Pierlorenzo Marletto /Fotozona

 

INFINITI SPUNTI - Le idee per una creare un racconto possono essere infinite: nei capitoli precedenti abbiamo analizzato e descritto alcuni modi per stimolare l’istinto fantasioso che custodiamo. Una storia può generarsi attraverso un’intuizione, sfruttando una nuova tecnica, può essere stimolata dall’utilizzo di un inconsueto modo di osservare il mondo o nella capacità di esprimere visivamente il proprio pensiero più intimo. Ogni racconto creato attraverso immagini multiple non è altro che una proiezione di ciò che siamo, di ciò che percepiamo anche attraverso tutti i sensi: in quegli scatti ci siamo noi. Questo concetto lo rivedremo nel prossimo capitolo; in questo vorrei soffermarmi sul modo e le forme in cui delle idee possono esprimersi e mostrarsi.


foto © Annalisa Rizzo /Fotozona

 

STRUTTURE POSSIBILI - Ispirandoci ai film, massima espressione del racconto per immagini multiple, la trama si può sviluppare con una struttura narrativa lineare, cioè seguire il senso logico del tempo, raccontando prima l’inizio degli eventi e in conclusione la loro fine. Un’alba sarà sempre un inizio e il tramonto, seppur simile, sarà la conseguente fine. Delle varie strutture questa è la più semplice, è il tempo a decidere cosa c’è prima e cosa avviene dopo, il fotografo è un narratore degli eventi che scorrono in una corrente prestabilita dal caso o dal destino. Tipico racconto di questa struttura è quello degli eventi, in particolar modo dei matrimoni. C’è la preparazione, poi l’attesa, poi la funzione e per ultimo la festa. Stravolgere la struttura potrebbe creare confusione nonché insoddisfazione da parte dei clienti.
La struttura non lineare è il suo diretto opposto, il “quando” non ha più significato e lascia spazio al dove o al perché. La sequenza è decisa dall’autore in base ai risultati umorali che ne scaturiscono. In questo caso è più importante l’impatto emotivo che la sequenza delle immagini è in grado di evocare, piuttosto della reale congruenza dell’avvenuto. In questa forma narrativa c’è più spazio per il mondo interiore, per le personali considerazioni e pensieri. Anche un matrimonio può essere interpretato in questa forma ma la realtà cronologica ne è stravolta mettendo in risalto le sensazioni vissute dall’autore.


foto © Renata Busettini /Fotozona

 

CONTA L’INSIEME - Su queste due forme di racconto s’innestano le scelte tecniche di selezione delle immagini. Sottolineiamo ancora che la forza di un racconto non è data dall’impatto di alcune singole foto ma dall’amalgama di tutte le immagini nel loro complesso. Uno scatto stonato sarà la scordatura di tutto l’impianto e l’armonia generale ne subirà le conseguenze.
E’ importante, durante la fase di realizzazione del progetto, osservare il materiale prodotto, concentrandosi sull’omogeneità piuttosto che sulla mera bellezza. Comprendere durante le fasi di ripresa quale sia la via più giusta da intraprendere aiuterà la scelta delle immagini in fase di editing (organizzazione e stesura finale del lavoro). In questo percorso ci sono tutte le fasi tecniche che portano l’autore a decidere la forma visiva degli scatti: bianco e nero o colori, desaturato, neutro o con color correction eccetera; ma determinerà anche la forma narrativa che si desidera intraprendere.

FORME NARRATIVE - Tra queste si può scegliere una forma di assonanza estetica: le foto sono accomunate e scelte in conformità a un’armonia estetica di forme o sensazioni piuttosto che da un palese racconto. Il punto armonico in comune, quello che collega i vari scatti, diventerà il fulcro del progetto. Scegliendo questa forma di presentazione non è necessario possedere storie forti, ma è essenziale dedicare la massima concentrazione sull’aspetto delle foto, persino le cornici o lo studio grafico diventeranno fondamentali per la funzionalità del progetto.
La forma di narrazione poetica rinuncia alle assonanze fisiche degli oggetti per concentrarsi alle corrispondenze visive e ai rimandi evocati dallo scatto. Si può narrare di guerre senza mai far vedere morti o sangue, si può parlare di amore senza mai cadere nella banalità delle “rime” sole; cuore; amore.
La narrazione concettuale comprende tutto ciò che di più artistico sapremo elaborare. Anche la stessa forma di presentazione diventerà parte del racconto. La scelta di presentare foto multiple sullo stesso formato o trovare interpretazioni multiple all’interno di un’unica foto sono espedienti tecnico/creativi in grado di catalizzare l’attenzione dell’osservatore.
La narrazione emotiva si fa un baffo di tutto, supera il tempo, lo spazio e le informazioni tradizionali di comunicazione.
Punta all’essenza dell’immagine, a una generica sensazione visiva che si appoggia agli altri sensi sempre sopiti durante le osservazioni d’immagini statiche.
Questa forma narrativa ha bisogno di manifestarsi attraverso installazioni dove suoni, profumi e suggestioni luminose attivino ogni punto sensibile del nostro essere. La staticità delle immagini fotografiche sublima in un’esperienza differente dal semplice osservare spostando al “limite” il concetto stesso di fotografia. Ci stiamo avventurando in ambiti considerati performance artistiche, luoghi in cui mi ritroverei di colpo a dover reimparare tutto nuovamente. Non mi dilungherò oltre, ma vi esorto a continuare da soli, la fotografia non è più lo scatto singolo e complicato dei primi decenni del XIX secolo, non è nemmeno cinema o video: è un linguaggio dalle precise regole che deve solo essere scoperta in tutte le sue forme.

RINGRAZIAMENTI - Le fotografie a corredo di questo capitolo fanno parte di un vecchio progetto che intendeva racchiudere in un’unica cornice: “la bellezza delle cose”. Tra i fotografi che partecipavano all’iniziativa compaiono Renata  Busettini e Pierlorenzo Marletto, due autori fondamentali per la realizzazione di questo libro. Oltre a loro c’era anche il contributo di una fotografa sensibile e fragile chiamata Annalisa Rizzo. La sua passione infinita per la fotografia non è stata sufficiente a trattenerla con noi in questa vita, se n’è andata tragicamente alcuni anni fa.. Ho ritenuto importante includerla nella pubblicazione del volume e nei ringraziamenti finali. Le nostre opere continuano oltre la normale esistenza, il nome e il ricordo si perpetua attraverso le visioni, i colori e le sensazioni che siamo in grado di trasmettere.

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Commenti

Grazie Max, sempre letture

Grazie Max, sempre letture esaustive che aiutano a portare a risultati positivi (si spera) e cmq indicazioni che dovrebbero aiutare ad uscire dalla monotonia delle moderne immagini da social network.
Ma non ho capito una cosa:questo è un articolo a chiusura oppure un articolo che funziona da linea guida per i prossimi scatti del libro? Se così fosse sarebbe fin troppo facile ripercorrere il cammino del progetto scaracolors ma, se così non fosse, mi inventerò una nuova serie visto che inizia il brutto tempo e "robaccia" in casa ne trovo a bizzeffe :-)

Ritratto di scaraluca
di scaraluca

Iscritto dal 08 marzo 2013

Mancano solo più due articoli

Mancano solo più due articoli alla fine del libro. Uno di questi sarà pubblicato a novembre su fotozona l'altro no. In pratica manca solo più un articolo alla fine e quindi il tempo stringe per proporre ancora delle foto. Nel libro sarà quasi una linea guida, come avevo detto non sono più riuscito a seguire una precisa linea logica perché la terza parte dovevo ancora studiarla per bene.

Ritratto di ironwas
di ironwas [maestro]

Iscritto dal 17 novembre 2009

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