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Lezioni di fotografia

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I grandi fotografi Sir John Herschel

Di Max Ferrero

Un protagonista dimenticato delle origini della fotografia (1792 - 1871)

CHI HA INVENTATO LA FOTOGRAFIA? - Definire chi sia il vero padre della moderna fotografia è un'impresa ardua. Se Nicephore Niepce è, al momento, universalmente considerato il primo fotografo ad aver ottenuto un'immagine stabile, bisogna anche essere sinceri nel dire che il suo metodo nulla ha lasciato ai successori.  Non solo i suoi tentativi si sono persi nelle ombre del parziale fallimento, ma i risultati ottenuti potrebbero essere stati manipolati in un modo eccessivo dal collezionista Helmut Gernsheim (nel 1956, con sapienza imprenditoriale aveva ritrovato la prima foto della storia: "vista dalla finestra di Le Gras" negli archivi della vedova di Gibbon Pritchard; la foto era quasi del tutto invisibile e solo grazie ai suoi pesanti ritocchi divenne quella che ora tutti noi riconosciamo come icona fotografica), per montarne un caso mediatico capace di sovvertire la storia fotografica tramandata fino a quel tempo. Daguerre fu sì il primo a brevettare e a rendere di pubblico dominio il primo metodo di riproduzione fotografica; ma il suo sistema, pericoloso, complicato e a copia unica non riproducibile, assomigliava di più a una forma di pittura con la luce piuttosto che non a un procedimento scientifico capace di riprodurre il reale in molte copie. Fox Talbot, che fu il primo a trovare la corretta via del procedimento negativo/positivo, era una persona fin troppo mite e forse succube dell'apparente maggiore nitidezza del dagherrotipo. Non parliamo poi di Hippolyte Bayard che, per seicento franchi, come un moderno Giuda Iscariota, lo convinsero a farsi da parte per non ostacolare l'ascesa del suo connazionale Daguerre, per poi pentirsi e realizzare una serie di azioni fotografiche ideate a confutare la gloria del suo avversario, un astio che perdurò nel tempo e ottenne, come unico risultato, di privarci della formula chimica che nel 1840 gli permise d'ottenere un autopositivo diretto su carta; un risultato intermedio tra Talbot e Daguerre che avrebbe potuto rivoluzionare tutto il percorso storico a seguire della fotografia.


Sir John Herschel 

 

UN OUTSIDER - Questi continui scontri a colpi di brevetti crearono invidie, sotterfugi e lotte intestine; dopo soli cinquanta anni dalla nascita della nuova tecnica fotografica, si potevano già contare una quarantina di trattati che ne narravano la storia, quasi mai concordi nel valutare i fatti e le conseguenze. Più che libri di studio storiografico sembravano volumi propagandistici in cui l'autore proponeva la sua "verità" per portare acqua al mulino della personale convenienza. Se il 1839 vide la nascita ufficiale della fotografia e il primo libro sulla materia - un trattato dedicato principalmente alla realizzazione tecnica e chimica del procedimento - il 1840 vide nascere il secondo trattato sulla materia, scritto da Hippolite Niepce, figlio di Nicephore, in cui la materia principale delle sue pagine è tentare di discreditare Daguerre a favore del defunto padre. Difficile capire il vero percorso degli eventi quando ogni testimone documenta una verità parziale. In questo magma di avvenimenti, però, ci fu un personaggio anomalo, famoso al tempo quanto restio alla lotta per accaparrarsi il merito dell'invenzione. Il suo nome è Sir John Herschel, quasi più famoso per il celebre ritratto realizzato da Julia Margaret Cameron piuttosto che per i suoi effettivi meriti fotografici.


Sir John Herschel 

 


Engraving by James_Godby of_William Herschel

 

I SUOI ESPERIMENTI - John, figlio di Frederick William, altro noto scienziato inglese scopritore nel 1871 del settimo pianeta del sistema solare, Urano, fu astronomo (come il padre), matematico e chimico. Già nel 1819 aveva scoperto le proprietà del tiosolfato di sodio (o iposolfito di sodio, il moderno fissaggio) capace di sciogliere gli alogenuri d'argento non colpiti e trasformati dall'energia solare. Con dieci anni di anticipo rispetto a Niepce, aveva trovato la soluzione al dilemma che da decenni rendeva inutilizzabili gli esperimenti sui sali d'argento, così sensibili alla luce da essere capaci sia di catturare una possibile immagine, sia di sparire velocemente nel momento stesso della sua osservazione. La sua scoperta avrebbe potuto, in un solo istante, risolvere il problema dell'instabilità dei sali d'argento studiati approfonditamente dai compatrioti Thomas Wedgwood e Humphry Davy.
Probabilmente condizionato dall'importante figura paterna, abbandonò queste fondamentali scoperte per dedicarsi alla sua vera passione: l'astronomia.
Solo vent'anni dopo, e precisamente nel gennaio del 1839, sentendo in ambiti scientifici dell'invenzione di Daguerre in Francia, riprese i suoi studi, e in una sola settimana ottenne delle stampe su carta stabili e osservabili alla luce. Condivise le sue scoperte dapprima con Henry Fox Talbot, aiutandolo nella stabilizzazione del suo calotipo; in seguito, quando l'esigenza lo rese necessario, regalò la formula anche a Daguerre per rendere eterne le sue opere su peltro. Era un illuminato con la passione della conoscenza e della condivisione. Non ebbe intenzione di sfruttare le sue scoperte per trarne vantaggi economici, non approfittò dell'arguzia per applicare le sue conoscenze su studi di altri e trarne vantaggi. Offrì i suoi servigi per il diletto del progresso e seppe avvantaggiarsi della nuova arte per intravvedere orizzonti d'utilizzo ben al di là di ciò che fecero i suoi coetanei francesi e inglesi.

UNA SVOLTA - Se con gli esperimenti di Wedgwood e Davy non vide sbocchi o particolari interessi, tenendo per sé le sue scoperte sul fissaggio chimico delle immagini, cosa diversa avvenne nel 1839 alle notizie che circolavano sul lavoro di Daguerre. Ebbe la possibilità di vedere le opere del francese prima della divulgazione ufficiale, e su una lettera indirizzata al suo amico Talbot ammette tutto il suo stupore. Non ci pensa molto a regalare alla fotografia la possibilità di diventare eterna e capace di tramandare prima il ricordo e poi la storia tramite una semplice formula chimica. Ma i benefici che regalò alla fotografia non si limitarono esclusivamente alla scoperta importantissima del fissaggio. Notò già nel 1840 che sebbene l'iposolfito di sodio avesse la capacità di fissare i sali d'argento, era esso stesso causa di caducità sui sali d'argento mutati dalla trasformazione dell'energia solare. Le immagini solo apparentemente erano stabili nel tempo e il problema della dissoluzione dell'immagine era solo rimandata di qualche anno e, nei casi peggiori, di pochi mesi. Lo zolfo presente nella formula dell'iposolfito, a contatto con agenti ossidanti quali la stessa aria, decomponevano l'argento metallico (nero o bruno scuro) in un sottoprodotto che prima tendeva al viraggio seppia per poi sparire del tutto. Tentò di risolvere il problema in vari modi; l'unico che sembrò funzionare era l'utilizzo di un lungo lavaggio della carta in acqua corrente per eliminare i residui di tiosolfato di sodio depositato nella carta. Ricercando formule chimiche di supporti sensibili e più stabili nel tempo, nel 1842 scoprì che utilizzando sali di ferro (ferrocianuro di potassio) e citrato ferrico ammoniacale si otteneva un composto sensibile alla luce ultravioletta, sviluppabile in semplice acqua e in grado di fornire copie dal colore tipico cyan. Il metodo, sebbene fosse molto più stabile di tutte le tecniche ai sali d'argento conosciute allora, non trovò molto riscontro nella comunità fotografica internazionale, un po' per la minore sensibilità rispetto ai sali d'argento e, molto probabilmente, perché la tonalità bluastra che si otteneva non riuscì mai a conquistare i cuori dei modaioli del tempo.

LA PRIMA FOTOGRAFA - Rimangono alcune opere realizzate dalla prima fotografa che la storia ricordi: Anna Atkins. Con la tecnica regalatale dal suo amico di famiglia John Erschel, riprodusse con stampe a contatto immagini che descrivevano le alghe britanniche, immagini che furono racchiuse in un album a tiratura limitata con testo scritto a mano.


foto di Anna Atkins, Final Dragged 2

 

LA PAROLA UNIVERSALE - La vita di Herschel sembra costellata di primati: a lui si deve anche il primo utilizzo del termine photographia che è arrivato sino a noi immutato e immutabile, un termine semplice che ha saputo unificare l'eliografia di Niepce con la dagherrotipia e il calotipo di Talbot,  un mondo diviso e variegato che, fino a quel momento faticava a trovare un percorso comune e un'unica terminologia per riconoscersi.
Morì nel 1871 quando la fotografia si era già evoluta a gradi elevatissimi, ebbe la fortuna di vedere che un'altra sua intuizione, l'utilizzo di negativi su vetro, avrebbe influito benevolmente sul risultato di nitidezza finale del processo negativo/positivo.


foto di John Herschel

 

IL TELESCOPIO DEL PADRE -La foto che chiude l'articolo è il primo scatto della storia a essere realizzato con tecnica calotipica su vetro.  Lla data è il 1839: pochi mesi dopo l'annuncio trionfale di Daguerre, il buon John aveva già messo le basi future per tutte le tecniche che avrebbero accompagnato il progresso fotografico del XIX secolo.
Riproduce l'impalcatura del telescopio che permise a suo padre d'individuare e scoprire il pianeta Urano alla fine del secolo precedente.
Una famiglia di fenomeni e di scienziati appassionati al progresso dell'umanità.

 


Riproduzione del cannocchiale di osservazione di William Herschel.

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Commenti

E' quasi incredibile leggere

E' quasi incredibile leggere di condivisione di idee e scoperte senza volerne trarre vantaggio.
Oggi si va solo avanti a guerre in tribunale per la proprietà del brevetto!

In campo storico-fotografico sono proprio ignorante, ora leggermente meno! :-)

Ritratto di SimoneNoX
di SimoneNoX

Iscritto dal 05 settembre 2010

Anche una volta c'erano gli

Anche una volta c'erano gli illuminati e i pezzenti. Se leggi le altre storie di fotografia che abbiamo pubblicato ti renderai conto che pure nell'800 per un illuminato c'erano 999 pezzenti!

E' l'umanità a essere triste non i tempi che viviamo

Ritratto di ironwas
di ironwas [maestro]

Iscritto dal 17 novembre 2009

Aspetta, questo lo leggo con

Aspetta, questo lo leggo con calma stasera...

Ritratto di ANGEL.ABBOTT008
di ANGEL.ABBOTT008

Iscritto dal 28 dicembre 2010

Quelli che hanno dato e danno

Quelli che hanno dato e danno tanto all'Umanità, in genere, lo hanno fatto e lo fanno per amore della scoperta o del benessere in sè, perchè è giusto così. Senza aspettarsi per forza vantaggi e riconoscimenti materiali. La forma più alta e profonda di essere umano.
Certo che dopo circa 200 anni la fotografia ha svoltato a 90° verso nuovi orizzonti. Oggi il suo sviluppo ha delle potenzialità enormi e forse è diventata davvero di massa, grazie agli smartphone e a internet, allo sviluppo del digitale...verso mondi lontanissimi rispetto alle visioni delle origini.

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di ANGEL.ABBOTT008

Iscritto dal 28 dicembre 2010

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