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Lezioni di fotografia

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Tecnica Il reportage e la storia per immagini

Di Max Ferrero

La valutazione di quattro maestri sul lavoro di alcuni giovani allievi alle prese col racconto per immagini

IL RACCONTO FOTOGRAFICO - "Il racconto fotografico nasce dall'esigenza d'esprimersi attraverso un flusso d'immagini statiche capaci di suggestionare maggiormente  l'osservatore rispetto alla comunicazione di un singolo scatto. La scelta della forma narrativa e la successione delle sequenze fotografiche sono elementi importanti tanto quanto lo scatto e la messa a punto di un'idea".


Foto di Max Ferrero

 

QUATTRO DOCENTI - Con questa premessa il Collettivo X, di cui faccio orgogliosamente parte, ha organizzato un corso speciale di quattro incontri, presso Reflex Tribe di Torino, per spiegare cosa significhi la narrazione per immagini. Il racconto non è legato all'unica sfera del reportage, non è un linguaggio statico e inamovibile, è solamente uno stato mentale che porta il fotografo a cercare messaggi più complessi e approfonditi che un singolo scatto farebbe fatica a ottenere. Una narrazione può essere frutto della ricerca giornalistica a cui si applicano interpretazioni personali, può trasparire da una storia personale svelata in più riprese o potrebbe semplicemente avere un nesso tecnico e formale. In quattro lezioni distinte Max Ferrero ha parlato della filosofia dell'intento (che potrete ritrovare riassunta in questo vecchio articolo), Mauro Donato si è soffermato alla spiegazione della sintassi fotografica e di come il porsi delle regole o imposizioni, anche tecniche, possa dare luogo a stili personali. Stefano Stranges ha posto l'accento sulla differenza tra reportage e story telling. Il primo prospera sulle notizie che più eclatanti sono e più forte è il risultato, la forza del secondo è direttamente proporzionale alla profondità e alla sensibilità dell'autore nel riuscire a trasmettere emozioni. Paolo Siccardi, nell'ultima lezione, ha spiegato la funzione dell'editing, cioè la scelta degli scatti definitivi e della loro giusta sequenza di visione per un maggiore impatto visivo.

LA VALUTAZIONE DI ALCUNI LAVORI - Ai partecipanti è stato concesso un solo mese per realizzare un prodotto con minimo 5 immagini e un massimo di 10. Nell'ultima lezione i quattro fotografi si sono ritrovati a "leggere" e commentare i lavori dei partecipanti elargendo suggerimenti e soluzioni.
Quelli che presentiamo sono alcuni dei lavori pervenuti. Siamo felici di proporli alla community di Fotozona perché riteniamo che i risultati siano estremamente interessanti soprattutto considerando il breve tempo concesso. Altri saranno perfezionati a breve e saremo felici di fare una seconda puntata con nuove idee e nuove storie.

Alberto Coletta

"ANCHE LA SPEME, ULTIMA DEA, FUGGE I SEPOLCRI" - (Ugo Foscolo) - Tra le tante riflessioni che ho fatto in questi anni, c’è quella che anche dopo la morte - che dovrebbe rendere tutti uguali (vedi la famosa poesia "‘A Livella" di Toto’) - in realtà ci sono morti dimenticati e morti resi immortali da sepolcri opulenti, ornati da vere e proprie opere d’arte. Ho così deciso di raccontare questo concetto, recandomi in cimiteri piccoli, a volte abbandonati, per giocare su questo contrasto tra l’oblio e la celebrazione ostentata. Ho volutamente scelto di evitare cimiteri monumentali famosi, perché sicuramente già battuti molte volte.
Tecnica
Ho scelto di utilizzare un’ottica fissa (nel mio caso un 50 mm su full frame) giocando sulla PDC per isolare meglio i soggetti e di fotografare a mano libera, senza cavalletti, per rispetto dei luoghi. Ho preferito la conversione in bianco e nero per cercare di esaltare al meglio il contrasto luci/ombre. In post produzione, oltre alla conversione, solo un po’ di maschera di contrasto e niente altro.


Foto di Andrea Coletta

 

La scelta del bianco e nero sottolinea con maggior enfasi i particolari ricercati nei luoghi della memoria e della riflessione terrena. Ciò che rimane è un sentimento malinconico che si sbriciola lentamente come le stesse lapidi al passare del tempo. Una riflessione profonda con altrettanta ricercatezza nel trovare i particolari in grado di stimolare la giusta emozione nello sguardo di chi ha voglia di fermarsi a osservare.

 

Rita Bernardi

LE PICCOLE COSE CHE AMO DI TE... - Il legame tra una madre e una figlia adolescente è complesso. Il racconto vuol ironizzare sui lati negativi di una convivenza talvolta difficile da gestire, ma che riserva sempre delle sorprese amorevoli. Una quotidianità fatta di amore e odio dove il protagonista prende forma attraverso gli occhi di una mamma attenta che accetta con serenità che la propria figlia abbia una visione del mondo completamente diversa dalla sua.


Foto di Rita Bernardi

L’accurata precisione  di riconoscere quei minimi particolari che scandiscono, giorno dopo giorno, il trascorrere del tempo. Inquadrature ricercate con attenzione nei minimi dettagli che rivelano il tratto della matita e disegnano i contorni all’interno di una cornice, per delimitarne l’importanza estetica della forma.
È proprio la ricerca degli oggetti messi in primo piano, attraverso un piacevole sfocato da tutto il resto della composizione, a dare forma al racconto della  vicenda familiare, animato da una leggera ironia sul mondo dell’adolescenza. Il cerchio si chiude con l’ultima immagine del sorriso riflesso negli occhi della giovane figlia, un ritratto in luce naturale, pulito, semplice dove l’autrice svela la parte emozionale della sua vita.

Marioluca Bariona

FILM SOUP - Quanto è possibile riconoscere una persona attraverso le tracce lasciate in un rullino fotografico deteriorato dal tempo, dagli agenti atmosferici, dall'immersione nei liquidi o dalle temperature estreme? Quanto le testimonianze di noi stessi resistono alla distruzione? Questo lavoro, di natura personale, nasce da questi interrogativi.
Tecnica
Film negativo bollito in soluzione detergente diluita e sviluppato manualmente con processo C41 a 25°C. Sovrapposizione digitale di tre immagini associate ai canali rosso, verde e blu.


Foto di Marioluca Bariona

In questo incedere d'immagini c'è la voglia di stupirsi davanti a degli oggetti comuni ripresi con una tecnica analogica "deteriorata". Il progetto potrebbe continuare all'infinito perché è l'indecisione visiva che rimanda alla caducità della memoria. Cosa rimarrà dei nostri racconti, delle nostre esperienze, quando ogni forma di registrazione perderà significato dimostrando la loro ridotta durata, esattamente come le nostre vite. Sembra un progetto leggero, sì ma solo alla vista, i colori attenuano una delle grandi paure dell'umanità: la scomparsa, l'oblio, l'estinzione di ogni traccia di passaggio.

Matteo Portigliatti

EXIT - Hanno attraversato il deserto. Hanno oltrepassato il mare. Hanno conosciuto la miseria dei centri di accoglienza. E ora si trovano davanti le Alpi. Valicano i colli tra la Val di Susa e la Francia a piccoli gruppi, ma ormai le cifre parlano di un esodo. Sono ragazzi africani, spesso minorenni, che percorrono i sentieri di montagna, a piedi, per uscire da un’Italia che non è in grado di garantire loro un futuro.


Foto di Matteo Portigliatti

Un reportage molto attuale su una delle tante rotte migratorie che i nostri giornali ci hanno abituati a osservare. L'autore non riesce a competere con i grandi fotografi che hanno già affrontato l'argomento, le foto dei migranti sono incomplete e poco descrittive della difficoltà del percorso, soprattutto per chi l'intraprende in inverno; però sopperisce a queste mancanze con visioni in soggettiva dei luoghi che dovranno affrontare. La parte più interessante è quella interpretata, quella in cui l'autore cerca, per quanto possibile, di entrare nella visione diretta di chi transita in quei luoghi e vede la speranza avvicinarsi passo dopo passo, vetta dopo vetta. Un bianco e nero cupo, al limite della chiusura dei toni, voluto ed esagerato per esasperare la difficoltà del viaggio.

Alessio

SENZA TITOLO -

La storia di tutti i giorni si ripete quasi come se fosse un mantra. Il caffè del mattino, la preparazione per andare al lavoro e poi i particolari curati nei dettagli come le medicine, le sigarette e alla fine il computer con la schermata sul gioco d’azzardo. La scelta delle immagini di Alessio, che compongono questa storia, sono una traccia dell’inizio di un buon racconto, ma sicuramente ancora un embrione da svilupparsi sui momenti topici e sulla ricerca di alcune inquadrature che compongono il racconto. Riguardando gli scarti del suo lavoro ho trovato altri momenti interessanti, che nella valutazione non sono state prese in considerazione. Purtroppo lavorare sull’editing delle proprie fotografie non è mai facile, proprio per quel sentimento che ci lega alle nostre immagini; bisognerebbe potersi distaccare dalla parte emozionale per valutarle con più lucidità. Nel complesso un daily-life da proseguire con lo stresso entusiasmo di partenza per concluderlo con fotografie accattivanti, ma che possano trasmettere il vero senso della storia.
Per chi fosse interessato a continuare l'esperienza elargita dal Collettivo X vi segnalo anche questa particolare iniziativa che è programmata per fine agosto 2019.

http://www.reflextribe.com/workshop-estivo-full-immersion-la-fotografia-nellombra/

 

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Commenti

Belle foto e bell`articolo

Belle foto e bell`articolo molto propedeutico. Bravi tutti!

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Iscritto dal 08 marzo 2013

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