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Lezioni di fotografia

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Tecnica fotografica Il passato e il nostro futuro

Di Max Ferrero

Alcuni esercizi per allenarsi a stimolare le diverse abilità del nostro cervello e cambiare il modo di fotografare, facendo “tabula rasa” di tutte le regole che istintivamente ci sentiamo spinti a seguire

IL VALORE DELLA SAGGEZZA - Il tempo sembra trascorrere a una velocità doppia rispetto a quello che provavamo qualche anno fa, probabilmente si velocizzerà ancora e in un istante ci ritroveremo immersi nel crepuscolo dell'esistenza. Forse l'unica cosa positiva della nostra età incalzante è l'esperienza, quell'insieme di concetti vissuti sulla pelle che c'impediscono di tornare su errori commessi e di riprovare dolori già collaudati.


Foto di Luca Scaramuzza

 

Una maturità che sfruttata a dovere si trasforma in Saggezza, quell'attitudine acquisita negli anni, in grado di farci scegliere ciò che possa ottenere la massima approvazione nostra o da chi ci circonda. Nella vita ordinaria ha un'importanza determinante, sapere interpretare dei segnali ci permette di prevenire contrattempi: mettere la mano sul fuoco ha le sue conseguenze spiacevoli ma un po' tutti abbiamo dovuto provarne fisicamente gli esiti. Come si fa a parlar male della saggezza? Difficile, è un carapace che ci protegge nel trascorrere della vita, ma spesso si trasforma in un guscio che impedisce di provare nuove esperienze, un po' per paura, un po' perché pensiamo sia inutile rischiare, che oltre le Colonne d'Ercole ci siano solo il nulla e un profondo oblio.

SEMIELOGIO DELLA FOLLIA - Il termine opposto alla saggezza è Follia, un aggettivo dispregiativo in senso generico ma che ogni tanto colleghiamo anche ai geni, coloro che riescono a vedere ciò che tutti gli altri non riescono nemmeno a immaginare. E allora voglio parlare male di tutti quegli anni che abbiamo impiegato ad apprendere le solite cose, eravamo delle lavagne vuote e ci siamo lasciati riempire di scritture altrui; se vogliamo procedere dobbiamo cancellare tutto e tenere a memoria quello che ci è stato utile, dobbiamo riempire nuovamente la lavagna, ma con parole nostre.
Picasso diceva: "A quattro anni dipingevo come Raffaello, poi ho impiegato una vita per imparare a dipingere come un bambino".

COME FOTOGRAFA UN BAMBINO - Date una macchina fotografica in mano a un piccino, ditegli solo dove deve schiacciare per ottenere una foto e lasciatelo libero. Non si chiederà se c'è un alto o un basso, se il soggetto principale è ben evidente e se è posizionato nelle maledette linee della regola dei terzi. Utilizzerà tutta la sua inesperienza per ottenere un risultato all'apparenza scadente ma spesso carico di potenzialità che solo la nostra incompetenza non ci permetterà di distinguere i prodromi positivi generati inconsciamente o casualmente. Il fatto è che siamo ormai condizionati, leggiamo da sinistra a destra, dall'alto verso il basso, giriamo le foto altrui se pensiamo che siano storte, giriamo la testa se le stesse foto le guardiamo proiettate o su un televisore. Siamo continuamente alla ricerca di ciò che già conosciamo e di cui abbiamo esperienza, istintivamente rifiutiamo ciò che non si comprende, il nuovo in genere e il diverso nello specifico. Tutto ciò avviene perché dai giorni della nostra fanciullezza ci hanno insegnato a far progredire una sola parte del nostro cervello: quella legata alla logica e alla saggezza (appunto), l'altra, quella della creatività e dei sogni da sempre è abbandonata a sé  stessa, relegata in un angolo come se avesse poca importanza.

I DUE EMISFERI CEREBRALI... - Il nostro cervello è suddiviso in due emisferi cerebrali simmetrici, ma non uguali. Entrambi hanno compiti simili nella gestione dei muscoli e dei movimenti, i controlli sono incrociati cioè i muscoli della parte sinistra sono controllati dalla corteccia motoria dell'emisfero destro. I due emisferi hanno, però, incarichi opposti e funzionano in modo indipendente. L'emisfero SINISTRO è verbalecontrolla il linguaggio, utilizza le parole e assegna loro un significato. E' razionale, arriva a definizioni fondate sulla ragione; logico, trae conclusioni su dati oggettivi; lineare, cioè pensa in termini sequenziali; ed è temporale, cataloga le esperienze secondo la specifica del prima e del dopo. L'emisfero DESTRO è quasi l'opposto: è averbale, conscio della realtà ma incapace di descriverla per convenzioni. È irrazionale, non rifiuta l'inconsueto e non pone domande; è olistico, vede le cose nel loro insieme non nei singoli elementi; è atemporale cioè non segue percorsi lineari, non ha un inizio e non concepisce una fine. Presi singolarmente sembrano le descrizioni di due psicopatici, uno maniaco della perfezione, l'altro del caos e dell'improvvisazione. Il nostro essere si dipana tra questi due universi prendendo il meglio dell'uno e dell'altro, in un precario equilibrio. Con l'emisfero sinistro comunichiamo a parole, scriviamo e collochiamo eventi a luoghi, tempi e date. Con il destro riusciamo a riconoscere i volti, abbiamo la percezione dello spazio che ci circonda e rispondiamo velocemente agli accenni di pericolo. Gli esempi potrebbero continuare all'infinito, ma è indubbio che con il progredire della nostra società l'emisfero logico sinistro abbia preso il sopravvento sul suo speculare destro. Il raziocinio ha scavalcato la capacità di sopravvivenza e il senso del sovrannaturale.

...APPLICATI ALLA FOTOGRAFIA - Quando appoggiamo l'occhio al mirino, oppure osserviamo il monitor della macchina fotografica, non facciamo altro che spegnere l'emisfero predisposto all'immagine/immaginazione per sostituirlo con l'altro, quello che ricerca i diaframmi più adeguati, il tempo d'esposizione corretto, quello che conosce tutte le regole compositive universalmente riconosciute e le applica diligentemente su ogni scatto.
Il bambino di Picasso è proprio quell'essere candido che non ha ancora riempito la sua mente di nozioni e concetti logici, è catturato dai colori, dai suoni e dalla complessa coerenza delle cose, non ricorda le date ma i giochi che amava tanto, non sa dov'è stato, ma i gusti dei gelati e le giornate felici condivise con i suoi cari non li saprà mai dimenticare. Riconosce perfettamente ciò che è bello perché lo associa a ciò che dà piacere, non si pone spiegazioni, tanto non è capace di formulare, è come l'acqua che scivola verso il basso trovando la via più breve e veloce.

ALLENARE GLI EMISFERI CEREBRALI - Noi come possiamo rivitalizzare il nostro "lato destro"? C'è una possibilità di recuperare l'incanto perduto? Credo di sì; ma Intanto dobbiamo convincerci che il cervello sia un muscolo e come tale deve essere allenato: più procederemo agli esercizi e maggiori saranno i benefici.
È inutile dirlo, ma se pensiamo che tutto ciò sia solo una sciocchezza, ci sarà ben poco che possa riattivarci. Sembrerà strano, ma la parte destra del cervello entra in funzione spesso, ma non siamo consciamente noi a innescarla. Ci sono due momenti della vita comune in cui il lato destro prende il sopravvento senza farci male e senza che la follia si appropri dei nostri pensieri. Il primo è legato alle messe cattoliche nello specifico e a tutti i rituali religiosi in generale. Le azioni rituali e ripetitive, le musiche neniose o tantriche, hanno il potere di staccare la spina al raziocinio. Siamo sinceri: quante volte durante le funzioni abbiamo cominciato a fare voli pindarici con la mente che vagava liberamente senza ascoltare una sola parola dell'omelia e dei sermoni? Quante volte ci siamo abbandonati a dei ricordi mentre ripetendo preghiere come successione di parole, non davamo alcuna importanza a ciò che si diceva? Oppure, durante la guida in un itinerario conosciuto, quante volte ci siamo ritrovati a casa sani e salvi senza ricordare nulla del tragitto? Non abbiamo attraversato semafori rossi, non abbiamo rischiato d'investire qualcuno ma al nostro arrivo non rimaneva traccia delle azioni compiute nella guida, se non i pensieri e le idee generati durante la guida. Anche qui siamo stati capaci di spegnere il cervello sinistro, inutile in un percorso abituale dove serve solo l'attenzione periferica e la capacità d'agire d'istinto.  Non sto parlando di sonnolenza, ma di lento passaggio alla coscienza creativa non razionale. Ovviamente questi esempi non funzionano sempre: se guidate su una strada sconosciuta, l'emisfero sinistro rimarrà vigile per controllare il navigatore o per leggere le indicazioni stradali. In una cerimonia di una religione sconosciuta, rimarrà attivo il lato razionale, quello che analizza e critica in modo feroce le usanze strane altrui.


Foto di Alberto Privitera

 

ESERCIZI PRATICI - Come possiamo vedere, non è difficile riattivare la fisicamente la creatività: è sufficiente soffocare momentaneamente il lato razionale, zittirlo per brevi attimi inizialmente allenandosi poi a mantenerlo tranquillo quando vogliamo e per periodi più lunghi.
Alcuni esempi di come procedere sono necessari: non basterà leggerli, dovremo applicare le tecniche fisicamente per constatare cosa avviene sulle nostre foto se si applicano i metodi suggeriti. Gli esercizi suggeriti sono in sequenza di difficoltà: scegliete quello che vi diverte di più e impegnatevi a fondo prima di passare al successivo... o al precedente.

    • Andiamo nel nostro archivio e scegliamo alcune delle foto che la nostra esperienza suggerisce siano i migliori scatti del portfolio personale. Bene, ora stravolgiamoli. Se avevamo scattato in orizzontale, proviamo a ottenere un verticale che riesca a reggere la concorrenza della foto originale, viceversa se lo scatto era verticale. Non tutte le immagini si prestano a questa prova, ma prima di arrenderci, se uno scatto non ci permette di ottenere qualche cosa di decente, esercitiamoci anche con la forma quadrata. Quando si affronta un tale compito, ovviamente, si è costretti a dei tagli drastici e a delle composizioni radicali che non avremmo mai pensato di realizzare. Le forzature ci obbligano a piegare le nostre convinzioni per adattarci alle disponibilità; con un po' di onestà intellettuale e tanta osservazione ci accorgeremo che i risultati ottenuti potrebbero essere migliori delle attese. Lavorare con questa metodologia non zittisce la nostra logica più profonda ma riesce ad assestargli la prima "bastonata" utile e necessaria.
    • Assumiamo una posizione ribaltata, ad esempio ponendoci su di una poltrona a testa in giù, poi guardiamo attentamente il nostro mondo quotidiano e cerchiamo di scattare una foto che funzioni a testa in giù. In questo modo ci concentreremo sulle forme più che sul significato dell'oggetto e se dovessimo riuscire al conseguimento di un buono scatto, la prossima volta basterà presentare la foto al contrario evitando contorsionismi faticosi.
    • Usciamo e rechiamoci in un luogo qualsiasi: può essere deserto o frequentato, ma inizialmente sarebbe preferibile essere da soli. Non poniamoci obiettivi se non quello del piacere della scoperta e dello scatto. Giunti sul luogo ideale osserviamo ciò che non ci piace. Ci sarà il lato sinistro che indicherà subito i luoghi e le cose da evitare perché brutti, spogli, inutili e insignificanti. Freghiamocene dei suoi suggerimenti e sforziamoci di trovare un interesse per ogni cosa che al primo impatto avremmo categoricamente rifiutato. Cerchiamo immagini che nell'insieme presentino armonia, non servono significati o allegorie, bastano le forme, le luci e l'insieme organico delle cose. Evitiamo le scritte, simboli e loghi, cominciamo a fare spazio per il lato destro del cervello.


Foto di Max Ferrero

 

    • Prendiamo la macchina fotografica, impostiamola su uno dei vari Program che ci permettano l'automatismo totale dell'esposizione. A piacere possiamo aggiungere un flash per correggere gli eventuali controluce, poniamoci nella condizione di non doverci concentrare sugli aspetti tecnici e dell'equilibratura della luce. Copriamo il mirino ottico e digitale, in questo modo l'esposimetro TTL non sarà scompensato da possibili infiltrazioni luminose e noi non saremo tentati dell'osservazione, obbligheremo noi stessi a comporre casualmente impedendoci l'osservazione del risultato dopo lo scatto. Potremo guardare la realtà con gli occhi liberi da triangolazioni mentre cercheremo di catturare l'istante senza porre attenzione a tecniche o tecnologie. Vedremo a 360 gradi e potremo giocare con la massima velocità di esecuzione. Tanto più saremo veloci tanto più ridurremo lo spazio consentito all'emisfero sinistro, entrerà in funzione quello destro che non sa riconoscere i simboli ma coglie l'insieme e non perde di vista il senso di bellezza.
    • Possiamo portare la prova precedente a un successivo step. Togliamo tutti gli automatismi e collochiamoci nella modalità manuale, eliminiamo anche il flash e assumiamoci il massimo rischio d'errore. Controlliamo una sola volta l'esposizione generale presente sulla scena che abbiamo scelto e facciamo tutto quello già affrontato nel punto antecedente. I risultati potranno essere molto discutibili, il nostro controllo sulla macchina fotografica è stato ulteriormente diminuito con lo scopo d'osservare e comprendere che il dosaggio della luce è solo una questione personale. Qualche soggetto, più chiaro o più scuro del normale, apparirà migliore di quanto si potesse immaginare: stiamo prendendo coscienza che il caso non avviene sempre casualmente e possiamo sfruttarlo a nostro piacimento.
    • Arriviamo agli estremi: invece di coprire il mirino della macchina copriamo i nostri occhi. Senza vista il fotografo può solo utilizzare gli altri sensi, che sono considerati secondari. Cerchiamo un posto protetto o facciamoci accompagnare da un "protettore". Affrontiamo la folla a occhi chiusi o uno spazio delimitato concentrandoci sulle sensazioni che non arrivano dalla visione ma dal tatto dai profumi, dal calore sulla pelle o da un intuito senza nome. Potrebbe sembrare snervante ma riserva sempre grosse sorprese, se aggiungiamo una playlist di nostro gradimento, diverremo anche sordi ma il lato destro ce ne sarà grato e ci ricompenserà.

 

TORNIAMO “RAZIONALI” - A esercizi compiuti è necessario riattivare l'emisfero sinistro per l'osservazione dei risultati. Se qualche cosa, anche una minima situazione, è stata raggiunta, allora abbiamo fatto un passo avanti di grande importanza per il nostro sviluppo creativo. Dobbiamo elaborarlo con la logica, perfezionare il metodo che più ci ha divertito per ottenere ulteriori buoni risultati. Riprovare, allenarsi e non demoralizzarsi. Applicheremo le nuove conoscenze acquisite all'esperienza che già era in nostro possesso. Emisfero sinistro, cervello destro, sono nati per collaborare e solo insieme possono permetterci una certa completezza.

CONCLUSIONI (TRA MITO E PITTURA) - Questa storia che ho raccontato mi ha fatto venire in mente un racconto di Platone che nel "Simposio" fa prendere la parola al commediografo Aristofane che dà la sua opinione sull'amore narrando un mito: "Un tempo, gli uomini erano esseri perfetti, non mancavano di nulla e non v'era distinzione tra uomini e donne. Ma Zeus, invidioso di tale perfezione, li spaccò in due, da allora ognuno di noi è in perenne ricerca della propria metà, trovando la quale torna all'antica perfezione". Non sembra che calzi a pennello per la storia che abbiamo condiviso? Ma ho iniziato con Picasso e voglio chiudere con qualche altro suo aforisma, un pittore che non mi era mai piaciuto, poi ho saputo cambiare idea, ammettendo la mia incapacità di cognizione.

“Non giudicare sbagliato ciò che non conosci, prendi l'occasione per comprendere.”

 

“Io faccio sempre ciò che non posso fare, in modo da imparare come farlo.”

 

"Ogni atto di creazione è, prima di tutto, un atto di distruzione"

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Commenti

neurologia, storia dell'arte,

neurologia, storia dell'arte, filosofia, tecnica fotografica..un articolo che potrebbe essere l'introduzione di un libro ed, allo stesso tempo, la spiegazione della fotografia e il tutto in solo poche pagine

Ritratto di scaraluca
di scaraluca

Iscritto dal 08 marzo 2013

Non so se interesserà ai

Non so se interesserà ai fotografi ma il libro sta venendo bene a mio giudizio

Ritratto di ironwas
di ironwas [maestro]

Iscritto dal 17 novembre 2009

ci impegneremo...

e daremo il massimmo....

Ritratto di Licitralessandro
di Licitralessandro

Iscritto dal 14 settembre 2016

Hai reso benissimo il

Hai reso benissimo il senso...Molto stimolante per una fotografia viva e autentica!
Come creare un rapporto con se stessi attraverso l'uso e la conoscenza del fotografare.
Credo che questa sia la dimensione primaria da cui dovrebbe svilupparsi tutto il resto.

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