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Lezioni di fotografia

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Teoria Noi siamo quello che abbiamo raccontato

Di Max Ferrero

L’esperienza condiziona il nostro modo di fotografare, e la conoscenza che si ha dell’autore condiziona il modo di leggere la sua fotografia

ULTIMO CAPITOLO - Quello che vi state apprestando a leggere è il capitolo di chiusura de "La foschia dell'immaginazione". In tutte le pagine ho messo parte del mio pensiero, non poteva essere altrimenti; in questa conclusione voglio ottenere il vostro massimo e definitivo interesse. Mi sono permesso d’identificare la fotografia quasi come un percorso filosofico, paragonando il fotografare al desiderio di comprendere l’essenza stessa della vita. Spero non si sia offeso qualcuno nel leggere queste comparazioni azzardate, confronti scritti da me, che nel mio percorso scolastico non ho mai avuto materie attinenti alla lingua greca o alla filosofia classica.

RUOLI ROVESCIATI - Desidero concludere proponendo alcuni dei migliori lavori che io sia riuscito a realizzare nell’ormai lunga carriera di fotografo. Invertendo la struttura concettuale del libro che avete portato a termine, ora toccherà a voi osservare e arrivare a delle conclusioni che definiremo “critiche”. Ora saranno gli allievi a dare dei pareri costruttivi, possibilmente profondi, sempre distanti da un semplice pollice alzato di frivolo assenso o da smorfie condite da un silenzio imbarazzato. Ora siete voi che dovete giudicare, interpretare il lavoro di un fotografo che, come voi, si mette sempre in gioco cercando di trasmettere concetti, ma anche emozioni e sentimenti. Sedetevi e dedicate un po’ di tempo all’osservazione. Io ho detto che sono i miei migliori lavori senza descrivere o giustificare nulla; voi dovete solo osservare, cercate di percepire ciò che le immagini trasmettono, metabolizzate prima tutto attraverso l’istinto dello stomaco e poi attraverso l’intelligenza della mente.  Arrivate a una vostra personale conclusione, e se il verdetto sarà negativo, non importa, non tutti pensano e vedono allo stesso modo.


foto di  Marco Mascia/ Fotozona

 

 

.................................................
 

 

UN EQUIVOCO DI FONDO - Mi sto divertendo immaginando il vostro sguardo mentre, lì seduti a osservare, cercavate di capire ciò che vi ho presentato come il miglior lavoro della mia vita. Sono io il pazzo? Oppure siete voi a non capire nulla di ciò che significa grande fotografia? Non vi ho preso in giro; si tratta effettivamente del mio lavoro più importante, ma ho omesso che il lavoro che sottintendevo non era quello di fotografo professionista, ma d’insegnante fotografico. In questa parentesi della mia avventura professionale, ho avuto l’opportunità di essere il precettore di un gruppo di meravigliose persone senza fissa dimora. Avete "letto" delle foto filtrandole con il curriculum dell’autore sbagliato, siete entrati in un equivoco visivo voluto e cercato perché ogni cosa che sentiamo e che vediamo prende un significato diverso secondo le premesse che aggiungiamo palesemente o in modo sottinteso.

RIFLESSIONI CONDIZIONATE - Avete osservato la prima storia, quella della stazione di Porta Nuova a Torino come un racconto fatto di molte “cartoline” descrittive, non trovando un significato più profondo alla semplice analisi delle forme e dei luoghi; avete pensato che il valore aggiunto fosse la tecnica incerta utilizzata. Nella seconda storia, probabilmente avete individuato che il punto comune a tutti gli scatti era la triste tovaglia di cera telata distesa su di un tavolo; ma vedere in esso uno dei migliori lavori dell’autore del libro che intendeva insegnarvi a realizzare immagini creative avrà sicuramente suscitato un triste stupore. Avete dedicato parte della vostra attenzione a questi scatti poco accattivanti perché conferite una particolare attenzione nei miei riguardi. Il mio curriculum, il mio passato, tutte le parole spese fino a ora, sono stati il motivo per non censurare immediatamente la visione a degli scatti che al primo impatto hanno portato all’incomprensione e a un conseguente rifiuto.

CONTA LA CONOSCENZA DELL’AUTORE - è stata la mia storia a evitarmi stroncature immediate, una sudditanza psicologica che abbiamo tutti nei confronti di chi può vantare conoscenza e profonde esperienze vissute. Avete posto cura per ciò che vi facevo osservare, per la mia persona e per il mio percorso professionale. Se fossi stato un perfetto sconosciuto? Se fossi stato un fotografo qualsiasi? Che cosa avreste commentato su quelle immagini che hanno occupato ben quattro pagine di questo libro? Probabilmente avreste girato velocemente la pagina senza perdere tempo. Il proprio merito, la storia personale d'ognuno di noi, aggiunge al risultato un surplus di valore che permette di fermare l’osservatore per il tempo sufficiente a porsi domande sforzandosi di dare delle risposte.

I FOTOGRAFI COINVOLTI - In questo gioco visivo ho utilizzato due allievi molto particolari, il primo, Marius Gherghiceanu, racconta sì la stazione centrale di Torino, ma ci descrive i suoi pomeriggi in attesa della riapertura dei dormitori. Porta Nuova diventava la sua casa, la gente che passeggia tra i corridoi erano gli ospiti che lo andavano a trovare.
La seconda narrazione, realizzata da Francesco Papasivero, è ancora più diretta e immediata. Racconta la sua vita all’interno di una casa protetta: ogni scatto è una descrizione della sua vita che passa mesta e casuale sopra una tela cerata a quadretti, facile da ripulire ma triste e appiccicosa. Ci sono medicine e sigarette, le prime per curare le seconde, le seconde per sopportare le prime. Ci sono cartoni di pessimo vino, proibiti in quei locali ma tollerati e utili per annacquare tristi pensieri. C’è la spesa con i centesimi di resto, quegli spiccioli che per tanti sono un fastidio, per altri sono importanti da conservare e accumulare per il prossimo acquisto. L’ultimo scatto, a conclusione di una storia, c’è la domenica: una camera sempre vuota ma la teglia della pasta al forno e due piatti descrivono la felicità delle piccole cose, le difficoltà della vita superabili insieme a qualcuno.

RILEGGERE LE STESSE FOTO - Ecco, ora che avete la descrizione di tutti gli eventi, provate a tornare sulle immagini, immergetevi nella loro profondissima essenza, quella che vi era sfuggita al primo passaggio, quando non avevate la chiave di lettura adeguata ed io vi avevo ingannato con un gioco di parole. Ora sono complete, il loro racconto è integrale perché completato dalla sostanza e dal pensiero degli autori.
Il quel corso, ricordo che l’importanza non fu dedicata alla comprensione della tecnica base o al funzionamento delle macchine fotografiche; tutta la presenza positiva della fotografia fu concentrata nell’insegnare a raccontare tramite le immagini: cosa si può descrivere meglio di ciò che si sta vivendo? Noi raccontiamo ciò che siamo, solo qualcuno può permettersi la genialità della totale invenzione, gli altri, tutti noi, elaboriamo solo le esperienze vissute. Ma noi siamo ciò che abbiamo raccontato, la vita stessa e tutto il bagaglio accumulato diventeranno il peso e la misura per la lettura e l’interpretazione di ciò che faremo.

IL VISSUTO CONTA - Le foto di apertura e di chiusura sono di Marco Mascia, uno degli altri allievi di quella classe bislacca, spettacolare e complessa. Lui, tra tutti, fu quello che meglio sintetizzò il passaggio da uno stato di disagio all'esperienza del percorso di riscatto. In due soli scatti raccontò un percorso, una storia, il cammino da un’esistenza a un’altra. Immagini più dirette, anche più curate delle altre, utili ad aprire e chiudere un capitolo. Scatti che anche noi, cercando d’interpretare il passaggio positivo da senza tetto a “persona normale”, avremmo potuto elaborare e realizzare. Ma non sarebbe stata la stessa cosa, quelle scarpe sono vere, sono proprio le calzature che lui ha indossato nel travagliato trascorrere degli eventi e proprio in questi piccoli particolari si legge la profonda essenza di un messaggio.

COME USCIRE DALLA MASSA - Quando parlavo di entrare nella profondità di un argomento, all’inizio di questo volume, intendevo proprio questo. Viviamo in un mondo che scatta più di 900 miliardi di fotografie l'anno, osserviamo tutto l’osservabile in ogni istante della nostra esistenza. I monitor occupano tutti gli spazi visivi del nostro essere e lo scatto compulsivo è ormai una malattia accettata e accettabile. Eppure c’è ancora una grande possibilità di differenziare la fotografia dallo scatto (im)puro e semplice, intraprendere un viaggio dentro di noi, l’unica parte del pianeta dove siamo unici e irripetibili. Cerchiamo, come tutti, la felicità, anche nella fotografia speriamo sempre di ottenere lo scatto che ci dia un lieve barlume di soddisfazione, ma constatiamo che nulla si raggiunge se la strada è troppo semplice e in discesa. Troviamo quell’autore unico e irripetibile che abbiamo dentro, scopriamone i demoni e gli esseri angelici, esaltiamoli e mettiamo in mostra entrambi. L’unica cosa di cui non andare fieri è la foschia, quella dell’immaginazione, quella che ci appiattisce tutti su di uno sfondo grigio e uniforme.

 

“La felicità è alla prossima pagina del libro”
“Ho letto tutte le pagine del libro e non ho trovato la felicità”
“Forse la felicità è tutto il libro”


foto di  Marco Mascia/ Fotozona

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Commenti

ho prima osservato tutte le

ho prima osservato tutte le foto e poi ho tratto un pensiero..in seguito ho letto l'articolo.
Ora i casi sono 2: o sono "troppo avanti" oppure esiste ancora la possibilità che non abbia capito una beata mazza.
Nella prima serie di foto ho subito pensato ad un Racconto della vita in una stazione; ho letto Porta Nuova e ho subito associato la vita in un luogo pieno di gente che va e che viene ma anche di persone che vivono all'interno della stazione in cerca di un posto caldo per ripararsi dal freddo e di un luogo appartato per dare una dignità alla propria condizione di disadattati.
Nella seconda serie ho "visto" l'interno di un'abitazione spoglia ma con l'essenziale per condurre una vita quasi normale. Il sacco della spesa di un discount mi ha fatto immaginare una "spesa povera" non certo degna di Peck o chicchessia.
Ma quello che ho visto non è stata nè la qualità delle foto nè la semplicità delle stesse; ho visto 2 racconti e in sintesi è proprio la capacità di trasmettere all'osservatore ciò che risiede in una fotografia.
L'importanza del saper raccontare va ben oltre la qualità di una fotografia

PS: supponiamo che voi pensiate che io sia troppo avanti..non aspettatevi che sia in grado anche di predire il risultato di Tottenham-Inter di mercoledì sera per giocare la schedina ahahahahahha

Ritratto di scaraluca
di scaraluca

Iscritto dal 08 marzo 2013

Non sei troppo avanti,

Non sei troppo avanti, semplicemente hai visto la versione dell'articolo in cui Giulio ha dimenticato di togliere i crediti ai fotografi ahahahahah

Ritratto di ironwas
di ironwas [maestro]

Iscritto dal 17 novembre 2009

Però penso di aver seguito il

Però penso di aver seguito il modo corretto di leggere le foto senza farmi condizionare dal tuo scritto

Ritratto di scaraluca
di scaraluca

Iscritto dal 08 marzo 2013

Però penso di aver seguito il

Però penso di aver seguito il modo corretto di leggere le foto senza farmi condizionare dal tuo scritto

Ritratto di scaraluca
di scaraluca

Iscritto dal 08 marzo 2013

non ci credo sei un interista

non ci credo sei un interista

Ritratto di ironwas
di ironwas [maestro]

Iscritto dal 17 novembre 2009

Per me tra 2/3 anni tornerete

Per me tra 2/3 anni tornerete in serie B..tanto non mi costa nulla gufare visto che non credi a quello che dico aahhaah

Ritratto di scaraluca
di scaraluca

Iscritto dal 08 marzo 2013

Luca, ho fatto i tuoi stessi

Luca, ho fatto i tuoi stessi passaggi e anch'io mi son detto "Mbè, che c'azzecca col titolo?" poi ho letto…
Si, noi raccontiamo ciò che siamo, e nella mia esperienza mi sto accorgendo che ho solo iniziato a farlo!
Ottimo articolo, Max.

Ritratto di AlbertoMare
di AlbertoMare

Iscritto dal 18 febbraio 2018

Riesce difficile anche a me

Riesce difficile anche a me Alberto e credo dipenda dal fatto che siamo amatori e quindi con una visione molto ristretta e che deve regalarci attimi di condivisione rapidi e fini a sé stessi..per lo meno io, vorrei avere tempo per sviluppare per bene un racconto/progetto

Ritratto di scaraluca
di scaraluca

Iscritto dal 08 marzo 2013

Grazie!!

Grazie!!

Ritratto di ironwas
di ironwas [maestro]

Iscritto dal 17 novembre 2009

Io ho pensato che volevi

Io ho pensato che volevi mettere in luce l'essenza.
Il senso di un click proprio perché era evidente il contrasto tra la "figura" e lo "sfondo".
La fotografia é essenza, segno, simbolo, parla dell'esistenza.
Non é solo bellezza o megapixel, oppure Leica o Nikon-Canon o tric trac e botte a muro.
E' Racconto. Visione. Interiorità. Linguaggio. Espressione. Gioco. Urlo. Parola. Nulla. Vuoto.
L'impressione é che la fotografia sia molto di più rispetto a ciò che appare e tu lo metti molto bene in evidenza.
Lo sottolinei con questi esempi appropriati!
Tutto così interessante.
Tutto così vero.
Almeno questa é la sensazione...
E se una cosa é vera forse possiamo dire che siamo sulla buona strada per comprendere realmente qualcosa.
Certo, il problema é che non si possono leggere tutti i libri del mondo. Non si possono leggere tutte le fotografie/immagini del mondo.
Non si possono conoscere tutte le persone del mondo.
Ma non é questo il punto, il centro delle cose, evidentemente.
Ecco allora l'importanza del simbolo, del segno, del linguaggio che diventa veicolo, messaggio.
Ecco l'importanza di uno strumento come la fotografia.

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di ANGEL.ABBOTT008

Iscritto dal 27 dicembre 2010

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