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Lezioni di fotografia

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I grandi fotografi Luis Jaques Mandè Daguerre

Di Max Ferrero

Il commerciante alchemico, considerato l'inventore della fotografia. Ma è davvero così?

DAGUERRE E IL DIORAMA - Prima di entrare in società con Niepce, nel 1829, Luis Daguerre fu pittore e disegnatore. Insieme a Charles Bouton fu l'ideatore e il costruttore del famoso diorama, uno spettacolo pittorico in cui le scene venivano proposte su di uno spazio circolare. Le immagini dipinte su tele sia sul fronte sia sul retro venivano sapientemente illuminate da luci frontali o retrostanti, capaci di riprodurre, quasi fedelmente, le varie situazioni luminose naturali, dal tramonto all'alba, dall'uggioso alla nebbia. Fu proprio grazie a questo melange di arte teatrale che Daguerre si fece conoscere e poté venire a contatto con la Parigi che contava in quell'inizio di secolo, ancora piuttosto difficile per la Francia reduce da rivoluzioni e lotte per la supremazia europea con Napoleone Bonaparte. Parigi e Londra erano terre fertili per spettacoli multimediali (come li chiameremmo adesso), creati appositamente per stupire una società in fermento culturale. Per la realizzazione delle tele del diorama, Daguerre utilizzò la camera obscura sfruttando le possibilità che offriva nel copiare in modo corretto le prospettive delle scene. Proprio lavorando con tale attrezzatura venne a conoscenza degli studi effettuati da Niepce proprio in quegli anni. L'incontro tra i due avvenne il 2 aprile del 1827 ma solo nel dicembre del 1829 e solo dopo che Niepce tentò, invano, di contattare la Royal Society di Londra, venne stipulato un accordo commerciale tra i due per sviluppare congiuntamente le ricerche sulla nuova e possibile forma d'arte.


Un diorama di Daguerre

ALLA RICERCA DI UN SUPPORTO - L'intuito commerciale fu lo sprone di tutto, probabilmente un fiuto sconsiderato o molto più probabilmente la consapevolezza che la nuova società poteva essere un'avida consumatrice di un'arte veloce ed immediata. Daguerre scartò quasi subito l'idea di perfezionare la vecchia tecnica eliografica per indirizzarsi verso qualche cosa di più snello, più veloce e di più facile fruibilità. Sfruttò una scoperta di Niepce riguardante le proprietà dello ioduro d'argento e lo utilizzò al posto del bitume di giudea che era l'agente sensibile dei primi esperimenti del suo socio. Cercava un supporto che fosse capace di ottenere immagini in tempi molto inferiori alle 8 ore e, soprattutto, cercava la nitidezza, convinto che solo con essa sarebbe stato in grado di stupire le folle.


Natura morta del 1837 di Daguerre

UN CASO FORTUNATO - La leggenda racconta che intorno al 1831, dopo 2 anni di sperimentazione, un ennesimo insuccesso fece sì che la lastra su cui aveva tentato di ottenere un'immagine, fosse posta all'interno di un armadio di prodotti chimici. Il giorno dopo, aprendo quell'armadio, sulla lastra apparve una flebile presenza di rappresentazione. Per comprendere quale agente fosse stato in grado di produrre tale trasformazione chimica, scattò ogni giorno una nuova foto riponendola nell'armadio e togliendo un agente alla volta. Non si sa quanto impiegò, né quanti chimici dovette spostare dall'armadio, ma scoprì che l'effetto era dato dagli effluvi di mercurio che si erano sparsi nel ripostiglio dopo la rottura di un termometro. Fu solo nel 1837 che scoprì come fissare gli alogenuri d'argento ancora sensibili (del cloruro di sodio, il comune sale da cucina) e solo da quella data possiamo osservare le prime immagini ottenute con la nuova tecnica.
Non essendoci testi su come realmente Daguerre scoprì il procedimento, mi piace pensare, invece, che l'intraprendente Daguerre usasse scambiarsi pareri all'interno delle logge dell'alta società parigina, cercando soluzioni attraverso le scienze certe (chimica), ma anche attraverso quelle meno riconosciute e in voga al tempo (alchimia). Non a caso tutto il procedimento della dagherrotipia si basa su elementi alchemici fondamentali, quali il mercurio e il sale.


Il concetto di sulphur et mercurius

da Wikipedia

Si tratta, letteralmente, di "zolfo e mercurio", cioè, nel linguaggio simbolico dell'alchimia, di due essenze primordiali viste nel quadro di un sistema dualistico che ritiene qualsiasi materiale come miscela di questi due componenti, vale a dire di un elemento "in combustione" (zolfo) e di uno "volatile" (mercurio), dotati di gradi diversi di purezza e in un diverso rapporto di mescolanza tra loro. Da Paracelso (1493-1541) venne poi aggiunto un terzo elemento, il sal (il sale), che doveva costituire la tangibilità: quando il legno è in combustione, la fiamma prende origine dal sulphur, il mercurius trapassa in evaporazione, mentre il sal ne è la cenere residua.


IL PROCEDIMENTO - Per la realizzazione di un'immagine Daguerre doveva ricoprire, tramite elettrolisi, una lastra di rame con un sottile strato di argento, poi sensibilizzare l'argento attraverso vapori di iodio, esporre per diversi minuti la lastra alla luce solare per poi effettuare immediatamente lo sviluppo dell'immagine latente attraverso dei mortali vapori di mercurio scaldato a 60°. Il fissaggio avveniva tramite un bagno in una soluzione satura di cloruro di sodio. Il procedimento fu brevettato come Daguerrotipia in barba a qualsiasi forma di modestia o di riconoscenza nei confronti di Niepce che aveva fornito tutte le basi al suo socio. Riuscì a convincere il figlio del primo fotografo della storia a firmare un foglio in cui dichiarava che Daguerre aveva scoperto un metodo del tutto nuovo e tutti i meriti erano suoi. Daguerre aveva messo prepotentemente il suo volto nella storia affossando la memoria del vecchio socio.


Luis Daguerre

LA RICOMPENSA - La storia ci racconta che il 7 gennaio 1839, grazie alla conoscenza di Francois Arago, scienziato e politico famoso del tempo, la sua scoperta fu annunciata con enfasi all'Academie des Science. L'intento era quello di far acquistare i diritti della scoperta direttamente dallo stato francese e percepire un vitalizio di riconoscenza. Arago non si fece scrupoli nel ritardare la presentazione dell'invenzione di un altro metodo fotografico da parte di Hippolyte Bayard e nel marzo dello stesso anno scrisse al ministro dell'Interno per esortarlo a sollecitare presso le camere la pensione di Daguerre: "una ricompensa finanziaria per il lustro che portava alla nazione con la sua invenzione". Il 15 giugno dello stesso anno, il governo accordò una pensione annua di 6000 franchi a Daguerre e 4000 al figlio di Niepce, Isidore. Il capolavoro di Daguerre era stato raggiunto. Una volta compreso che tale brevetto sarebbe stato difficile da proteggere adeguatamente, era riuscito ugualmente ad arricchirsi attraverso l'elargizione statale.

IL SUCCESSO DELLA DAGHERROTIPIA - L'invenzione venne resa pubblica dallo Stato francese il 19 agosto del 1839 presso l'Accademia delle Scienze. Ancora Arago spiegò la tecnica del procedimento spingendosi a dichiarare quanto il mondo sarebbe cambiato dopo tale giorno: "Che arricchimento trarrà l'archeologia dalla nuova tecnica! Per copiare i milioni di geroglifici che coprono i grandi monumenti di Tebe, di Memphis o di Karnak occorrerebbero decine di anni e legioni di disegnatori. Con il dagherrotipo, un solo uomo potrà portare a buon fine quest'immenso lavoro". Più che una nuova forma d'arte era nata la prima fotocopiatrice della realtà. Così spaventosamente nitida che lo stesso Edgar Allan Poe dichiarò: "Se noi esaminiamo il lavoro di un normale artista mediante un potente microscopio, ogni traccia di somiglianza con il soggetto originale scompare; l'esame più ravvicinato di un disegno fotografico fa scoprire soltanto una verità più assoluta, una identità più perfetta con gli oggetti rappresentati". La nitidezza della dagherrotipia era impressionante e limitata solo ed esclusivamente dalle imperfezioni ottiche degli obiettivi del tempo. La magia alchemica, sogno di Daguerre, era stata raggiunta e anche l'agiatezza economica.
Per un decennio tale metodo fu il più utilizzato al mondo, il suo nome divenne, fino ai nostri tempi, riconosciuto ingiustamente come l'inventore della fotografia. Nonostante fosse una tecnica che non permetteva la produzione di più copie dalla matrice originale e nonostante la difficile visione dell'immagine che doveva essere effettuata con precise inclinazioni della stessa rispetto alla fonte luminosa, la grande capacità riproduttiva fu la fonte del suo successo. L'umanità non stava cercando una nuova forma d'arte ma un mezzo per riprodurre fedelmente la realtà. La media borghesia vide in quel mezzo la possibilità di effettuare o commissionare facili immagini da ostentare in casa. Di lì a poco ogni famiglia avrebbe avuto il suo ritratto in dagherrotipo piazzato a mo' di suppellettile. Il ricordo perenne di sé stessi o di un proprio caro.


Edgar Allan Poe su dagherrotipo

FOTOGRAFIA = REALTÀ? - Osservando un dagherrotipo la gente cominciò a capire che stava osservando una scena vera, realmente accaduta e quindi oggettiva. La natura iniziale della fotografia, quindi, fu in antitesi con l'arte e fu naturale che tra le due forme di rappresentazione le relazioni non fossero facili. La stessa umanità ci mise un bel po' di anni a capire che la fotografia, con piccoli e semplici trucchi, poteva essere lo specchio distorto di una realtà univoca. La foto con cui concludiamo l'articolo è uno scatto di Daguerre che ritrae Boulevard du Temple. Uno scatto meraviglioso per luce e nitidezza, se consideriamo che è datato 1838/39. In quei tempi, per ottenere un dagherrotipo correttamente esposto, erano necessari minuti e non frazioni di secondo. L'omino ben visibile è il primo esempio di riproduzione umana nella storia della fotografia ma è anche il primo falso fotografico della storia. Non si tratta di una riproduzione di una scena reale ma della costruzione di una scena reale: la persona è messa appositamente in posa e rimane ferma proprio per il tempo necessario ad imprimere la lastra. Per alcuni è lo stesso Daguerre che, dopo lo scatto, ebbe tutto il tempo di scendere in strada e posare per sé stesso.


Luis Daguerre, Boulevard du Temple

CONCLUSIONE - Ancora oggi consideriamo l'immagine fotografica più vera di un disegno senza porci la domanda se il disegno è riproduzione di una cosa vera e se la foto è il ritratto fedele di una finzione messa in opera dallo stesso autore. Alcuni professionisti dell'immagine moderna s'ispirano al vecchio volpone di Daguerre modificando il reale per renderlo più interessante. Io preferisco i fotografi che modificano il reale per proporre nuove visioni slegate dal concetto del vero. Gli artisti insomma, quelli che non hanno paura di sperimentare e vanno avanti sulle ali di un sogno. Ma questa è un'altra storia e per raccontarla dovremo allontanarci dal buon Luis Jaques Mandè Daguerre.

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Commenti

Che fantastica e difficile

Che fantastica e difficile avventura! Ritornare ogni tanto agli inizi fa sempre bene.

Ritratto di ANGEL.ABBOTT008
di ANGEL.ABBOTT008

Iscritto dal 27 dicembre 2010

grazie!

grazie!

Ritratto di ironwas
di ironwas [maestro]

Iscritto dal 17 novembre 2009

ieri sera ho visto un

ieri sera ho visto un documentario su Venezia e su tutto quello che l'ha resa famosa nel tempo; dai racconti di chi l'ha visitata nei secoli, dalle immagini su tela, dalle fotografie etc etc..la cosa che mi ha impressionato di più è che quando hanno toccato l'argomento "dipinti e grandi pittori che l'hanno rappresentata" è venuto fuori che Canaletto ha dipinto Venezia attraverso un foro stenopeico. Usava questa scatola con un buco e uno specchio sul retro che rimandava l'immagine su una tela e sulla quale Canaletto stesso ricalcava l'immagine per poi dipingerla. La macchina fotografica e la voglia di osservare sono nel DNA umano, i cavernicoli non l'hanno inventata perchè mancavano le conoscenze tecniche e i materiali ma, a pensarci bene, da bambini nessuno ci ha insegnato che per osservare oggetti lontani sarebbe bastato stringere le palpebre o formare una specie di imbuto con le dita e guardarci dentro..chissà, un domani potrebbero trovare una sorta di apparecchiatura infernale inventata dagli Egizi antesignana delle moderne reflex :-)

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di scaraluca

Iscritto dal 08 marzo 2013

Questo è il primo articolo

Questo è il primo articolo scritto per fotozona...

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