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Lezioni di fotografia

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Tecnica Latitudine di posa ed esposizioni complesse

Di Max Ferrero

Impariamo a gestire un parametro importante della fotocamera e della scena da fotografare


Foto: © Angelo Abate

 

RIPRENDIAMO IL FILO - Riassumiamo: l'esposimetro misura la luce della scena in base alle impostazioni che abbiamo stabilito sulla fotocamera, essa compara la scena reale ed elabora l'esposizione finale attraverso il famoso cartoncino grigio Kodak al 18% di riflessione. Fin qui tutto abbastanza semplice. Peccato che nella realtà le complicazioni siano sempre pronte a metterci alla prova. Per quanto sia moderna e progredita, la nostra macchina fotografica non può risolvere alcuni problemi esposimetrici, e nei casi limite, o per particolari esigenze creative, dovremmo sempre intervenire per modificare le impostazioni automatiche. I casi limite per eccellenza sono fotografare un soggetto chiaro su sfondo chiaro o, viceversa, scuro su sfondo scuro. In questi casi la macchina non ha paragoni da fare se non riportare la scena originale alle impostazioni di fabbrica, cioè s'ingrigirà sia la foto chiara (sottoesponendo la scena) sia quella scura (sovraesponendola). Non servirà a nulla impostare la lettura multizona o spot, la macchina sbaglierà.


Foto: © Max Ferrero

 

Ma anche se la macchina fotografica non dovesse mai incontrare situazioni così sbilanciate, la possibilità di eseguire esposizioni sbagliate è sempre evidente. Ciò è dovuto al fatto che immancabilmente le scene più belle sono sempre quelle che hanno le luci più difficili.

LUCI E OMBRE - Abbiamo parlato di luci, dobbiamo dare un cenno anche alle ombre. In una foto complessa la scena ripresa potrebbe avere più di un unico soggetto, magari con differenti illuminazioni; oppure, lo stesso soggetto potrebbe avere sulla medesima superficie due illuminazioni diverse: una zona colpita dalla luce e una che cade in ombra. L'esposizione corretta sarà quel quantitativo di energia luminosa capace di riprodurre in modo visibile sia le zone in luce sia quelle in ombra. Nulla di complicato se la differenza in stop tra la zona luminosa e quella scura è limitata. Cosa assai più difficile se la differenza luminosa è elevata. Questa differenza tra luci e ombre è chiamata latitudine di posa. Ottenere delle ottime esposizioni dipenderà dalla bontà della macchina fotografica utilizzata e, soprattutto, dalla capacità di risoluzione dei problemi da parte del fotografo. Cominciamo con un piccolo esempio:


Foto: © Luca Scaramuzza

Questo scatto è stato realizzato con 1/500" a f/7.1 utilizzando 100 ISO. Metodo di misurazione multizona. La macchina fotografica ha fatto una media generale della scena preservando la profondità di tonalità dello sfondo ma perdendo i dettagli in ombra del soggetto. È il risultato tipico di una scena in controluce, dove la luminosità dello sfondo influenza la lettura esposimetrica della fotocamera, che sottoesporrà i soggetti meno illuminati.


 

Lo stesso scatto è stato realizzato sempre a 100 ISO a f/7.1 ma con il tempo di 1/125". I due stop di sovraesposizione hanno permesso di recuperare i toni del soggetto/macchina fotografica ma hanno compromesso i dettagli presenti nel cielo nuvoloso. Il fotografo non ha sbagliato in nessuno dei due casi, semplicemente l'illuminazione non gli permetteva di ottenere lo scatto desiderato. Grazie a una buona macchina fotografica è possibile recuperare le ombre e/o le luci.

Per un risultato simile è buona norma scattare in formato RAW, evitare di bruciare le luci o di perdere le ombre, e per poi recuperare tutto in fase di fotoritocco. Il limite del recupero è dato dalla latitudine di posa dell'apparecchio utilizzato. Servono tanta esperienza, pazienza e conoscenza tecnica.

LATITUDINE DI POSA - Abbiamo detto che la latitudine di posa della scena è la differenza in stop tra le alte luci (con dettagli) e le ombre (sempre dettagliate); i bianchi bruciati e le ombre profonde sono esclusi, tanto non devono restituirci aree con dettagli. La latitudine di posa della fotocamera è l'effettiva capacità che ha l'apparecchio di registrare informazioni visibili sul sensore, anch'essa misurabile in stop.
Per conoscere la latitudine di posa della fotocamera sarà necessario eseguire una serie di scatti su di un cartoncino grigio Kodak al 18% (ma volendo è possibile fare una prova anche con un foglio di quaderno a righe o a quadretti). Il primo scatto lo faremo con i parametri suggeriti dall'esposimetro della macchina per poi realizzarne altri con sovraesposizioni crescenti a +1 stop a foto fino al conseguimento del bianco assoluto. In seguito, ripartendo dall'esposizione "corretta" si procederà con stesso metodo ma in sottoesposizione. Gli scatti dovrebbero essere effettuati alla sensibilità nativa della fotocamera che è la più affidabile, normalmente 100 ISO (ma molte macchine utilizzano il valore 200 ISO) e con il formato RAW (file non compresso in grado di catturare il massimo numero di dati).
Osservando i risultati a monitor si andranno a ricercare gli scatti utili alla prova. La massima sottoesposizione utile da considerare come parametro valido alla misurazione sarà quella più scura ma in cui si notano ancora dei dettagli del cartoncino (o delle righe e dei quadretti). Idem per la più sovraesposta: sarà considerata valida l'ultima foto in cui si distingueranno ancora dei piccoli dettagli nelle zone molto chiare. Contando gli scatti presenti tra la foto più chiara ancora utile e la controparte scura, avremo la latitudine di posa della macchina fotografica.
Nel caso sottostante la prova è stata fatta con una Canon 5D Mark III e i risultati hanno determinato che: considerando solo i due cartoncini grigi Kodak di diverse dimensioni (la targhetta con la scritta azzurra è solo un parametro di bellezza estetica) la latitudine di posa utilizzabile si estende per 9 stop. 3 nelle zone di sovraesposizione, 1 in quella corretta per l'esposimetro e ben 5 nelle zone sottoesposte.

 

ESPORRE PER LE LUCI O PER LE OMBRE? - Per misurare, invece, la latitudine di posa della scena da riprendere occorrerà realizzare una misurazione di precisione (con cartoncino grigio Kodak o con esposimetro a misurazione luce incidente) sia sul soggetto più chiaro sia sul particolare più scuro che si vuole mantenere visibile. La distanza in stop tra le due misurazioni è la latitudine di posa necessaria per riprodurre e avere visibili i soggetti con differenti gradi di luminosità.
Se la latitudine di posa necessaria è inferiore a quella fornita dalla nostra macchina fotografica, allora il lavoro non è così complesso: s'imposteranno i corretti parametri di tempo/diaframma e la capacità riproduttiva del sensore farà il resto. A differenza di quanto si possa pensare, l'esposizione corretta in questi casi non è quella con le impostazioni a metà tra i due estremi, ma con un leggero sbilanciamento verso la sottoesposizione, perché il sensore ha più tolleranza e capacità di recupero nelle ombre.
Una scuola di pensiero fotografica indica che è sempre meglio sovraesporre, e non sottoesporre come abbiamo appena consigliato noi, ma si tratta di una teoria vecchia e parzialmente superata dalle nuove tecnologie. In effetti, una lieve sovraesposizione impedisce il manifestarsi del rumore digitale, tanto fastidioso e brutto a vedersi. Ma è anche vero che sulle odierne macchine fotografiche si è lavorato moltissimo per la riduzione di questo fastidioso inconveniente. In fase di fotoritocco è molto più semplice ridurre il rumore rispetto al recupero di alte luci perse e bruciate.


Foto: © Mauro Trolli

 

SE LA LATITUDINE DI POSA NON BASTA - Se la latitudine di posa necessaria è superiore a quella disponibile dovremo decidere quale soggetto salvare e quale scarificare, oppure saremo costretti a trovare delle soluzioni che possono essere parziali (con il solo ausilio della propria macchina fotografica) o complete (utilizzando metodologie d'illuminazione artificiale).


Foto: © Luca Scaramuzza

 

Quelle parziali prevedono il metodo "a priorità" cioè si darà maggiore attenzione a preservare i toni del soggetto più importante. Se il "focus" dello scatto sarà in ombra, dovrò sacrificare le luci sovraesponendo quella zona. Specularmente, se dovrò preservare le alte luci, sarò obbligato a rinunciare ai dettagli nelle ombre.


Foto: © Saverio Barbuto

 

Le soluzioni complete prevedono di utilizzare mezzi d'illuminazione artificiale quali semplici pannelli riflettenti, luci flash, flash multipli o forti illuminazioni a luce continua, come nei set cinematografici. Il concetto è semplice: si utilizza una fonte di luce sussidiaria per schiarire tanto quanto basta le zone di maggiore ombra, riducendo il contrasto della scena e, di conseguenza, anche la latitudine di posa necessaria. I bravi fotografi sapranno dosare bene le luci di schiarimento senza rischiare d'uccidere l'atmosfera della scena originale, gli altri, i più inesperti, sfrutteranno la "slampata" del flash incorporato rischiando, purtroppo, di alterare e non di migliorare la scena ritratta.

LIBERTÀ CREATIVA - Per concludere dovremmo ancora dire che l'esposizione corretta è anche quella che si desidera e non quella misurata matematicamente da un sensore. La realtà può essere alterata e modificata anche senza l'ausilio di programmi di fotoritocco, semplicemente utilizzando impostazioni diverse da quelle proposte dall'apparecchiatura utilizzata. È questo il fattore più importante, quello che differenzia ogni singolo scatto perché ognuno di noi ha sensibilità e gusti diversi; lo affronteremo al meglio nell'ultima parte del libro.


Foto: © Pierlorenzo Marletto

 

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Commenti

ooooohhhhhhhhhh, finalmente

ooooohhhhhhhhhh, finalmente una lettura nuova..sono andato a riguardare la foto della 100D che ho pubblicato ai tempi ma non è così bella come quella pubblicata su questo articolo :-)

Ritratto di scaraluca
di scaraluca

Iscritto dal 08 marzo 2013

chissà come mai!!

chissà come mai!!

Ritratto di ironwas
di ironwas [maestro]

Iscritto dal 17 novembre 2009

"Servono tanta esperienza,

"Servono tanta esperienza, pazienza e conoscenza tecnica"...Com'è vero! E poi in tanti casi si va anche con l'istinto e l'intuito, ma meglio cercare di riflettere e ragionare, se si può. Comunque, la fotografia a 360° è complicata! E' come l'ingegneria o altra materia, difficile sapere tutto! Per questo esistono le specializzazioni...Già è tanto riuscire a coltivare il proprio orticello.

Ritratto di ANGEL.ABBOTT008
di ANGEL.ABBOTT008

Iscritto dal 28 dicembre 2010

domanda.

se espongo per lo sfondo (esempio) cielo blu con nuvole, ottengo un buon risultato se il soggetto principale che è risultato un po' scuro, lo "tiro fuori" con il comando in post "Shadows/highlight" o viene fuori un brutto artefatto???

Ritratto di Licitralessandro
di Licitralessandro

Iscritto dal 14 settembre 2016

Il comando che hai indicato

Il comando che hai indicato di photoshop è uno dei più brutti che io conosca. Abbassa il contrasto e appiattisce la foto. La rende finta e, come hai detto, crea artefatti. Bisogna lavorare diversamente, in modo più complesso e da file raw

Ritratto di ironwas
di ironwas [maestro]

Iscritto dal 17 novembre 2009

Direi che in quella

Direi che in quella situazione viene in aiuto il flash.

Ritratto di Presepio58
di Presepio58

Iscritto dal 07 febbraio 2017

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