Lezioni di fotografia
Venerdì 13 novembre 2009
Storia della fotografia La nascita della macchina fotografica
Di Max Ferrero
Non tutti lo sanno, ma nacque prima la macchina fotografica della fotografia!
La camera obscura, poi camera oscura, teorizzata da Leonardo (ma alcune fonti la fanno risalire a Alhazan Ibn Al-Haitam che, addirittura nel 1039, pare la utilizzò per l’osservazione sicura di un’eclissi solare) non era altro che uno spazio buio equipaggiato con un piccolo buco, detto foro stenopeico, che, indirizzato verso un soggetto illuminato, ne riproduceva un’immagine speculare e capovolta.

Leonardo probabilmente scoprì il fenomeno all’interno di una camera buia ma non si hanno riscontri di una sua specifica applicazione. In seguito, tale principio, venne applicato a delle scatole di legno che riproducevano la scena inquadrata invertendone i lati. L’utilizzo di tali oggetti fu compreso un paio di secoli dopo quando alcuni pittori, tra cui il Canaletto, sfruttarono la macchina fotografica a foro stenopeico per riprodurre realisticamente, e in modo veloce e produttivo, le prospettive per i loro paesaggi. Non esisteva ancora la possibilità di fissare l’immagine su di un supporto stabile ma era necessario l’intervento meccanico dell’uomo (matita). La fotografia, come la conosciamo oggi, fu opera del francese Joseph Nicephore Niepce.

Ritratto di Canaletto
Egli ottenne il primo successo con una sostanza fotosensibile nel 1822, con la riproduzione su vetro di un'incisione che raffigurava papa Pio VII. La riproduzione andò però distrutta qualche tempo dopo e la più antica immagine oggi esistente è una di quelle che Niepce ottenne nel 1826, utilizzando una camera obscura nella quale l'obiettivo era una lente biconvessa, dotata di diaframma e di un rudimentale sistema di messa a fuoco. Alle immagini così ottenute Niepce diede il nome di eliografie. Ai procedimenti assai complessi di Niepce si sostitui la più famosa Dagherrotipia introdotta da Luis Jacques Daguerre. Le immagini ottenute erano assai più nette ed incise ma il procedimento, basato su sali sensibili alla luce e stesi su lastre, necessitava di lunghe esposizioni e produceva copie singole. Negli stessi anni un altro ricercatore: William Fox Henry Talbot inventò un procedimento chiamato calotipia in grado di riprodurre immagini attraverso il procedimento negativo/positivo. Non ebbe un immediato successo causa la minor qualità rispetto ai dagherrotipi ma il futuro della fotografia era stato scritto proprio da lui e dal suo complesso procedimento. Passarono gli anni e si migliorarono le tecnologie soprattutto quelle legate all’ottica, costruendo obiettivi sempre più incisi, luminosi e leggeri e alla chimica per produrre nuovi supporti fotosensibili sempre più tecnologici e all’avanguardia. Le pellicole come le conosciamo e come esistono ancora ai nostri giorni, seppero perfezionarsi continuamente.

Fox Talbot
Dal bianco e nero si ottennero anche i colori, furono migliorate ed ampliate le sensibilità e la riproduzione della gamma dei toni. Le macchine fotografiche seppero sempre adattarsi ad un'unica filosofia: diventare più semplici, più maneggevoli e più economiche. Dalle grosse scatole con foro stenopeico si passo a involucri più piccoli perché dotati di obiettivo. Un’autentica rivoluzione avvenne nel 1934, quando la Leica introdusse l’utilizzo della pellicola cinematografica da 35mm con doppia perforazione. Kodak la perfezionò e fu così introdotto il formato 135mm che ci ha accompagnato fino ai giorni nostri. La riduzione di spazio del supporto sensibile permise la produzione di macchine fotografiche leggere e compatte ma di alta qualità. Da allora la base degli apparati fotografici è rimasto, almeno nei parametri base, inalterato, con una separazione netta in 3 stadi che potremo definire, paragonandoli all’occhio umano, l’obiettivo (la cornea), la scocca del corpo macchina (bulbo oculare) e lo strato sensibile alla luce e capace di registrare e codificare l’immagine originale (retina).

La pittura di Canaletto
Le macchine fotografiche reflex, oggi sogno di tutti i fotografi digitali, vennero introdotte già alla fine degli anni ’30 ma il loro definitivo successo avvenne nel 1959 quando la Nikon introdusse la mitica Nikon F con pentaprisma per raddrizzare le immagini, ritorno dello specchio e chiusura automatica del diaframma. Appaiono i primi motori per il trascinamento della pellicola e gli scatti cosiddetti a raffica. Se all’inizio le innovazioni fecero gola ai professionisti per produrre meglio e prima ciò che un tempo potevano produrre con maggior fatica e più tempo, in seguito, con il ridursi dei prezzi, le novità furono pensate per le grandi masse di potenziali fotografi che volevano ottenere buoni risultati con il minimo impegno. Ecco nascere macchine fotografiche con esposimetro interno, poi macchine con otturatori a controllo elettronico per fornire tempi di esposizione più precisi e veloci. L’elettronica fornì la possibilità di scegliere tra esposizioni manuali e servoassistite, cioè a priorità di diaframmi o a priorità di tempi. La messa a fuoco divenne automatica (anche se le prime macchine che adottarono la nuova tecnologia vennero chiamate autosfocus) e con l’avvento dei microprocessori presi in prestito dai computer fu possibile elaborare algoritmi di calcolo che crearono quelli che noi oggi chiamiamo esposizioni “program”. Il futuro doveva però affrontare ancora un’innovazione globale: quella del digitale, vista ancora oggi con riluttanza da più fotografi di quanto si possa pensare.

Daguerre
La pellicola analogica lasciò il passo velocemente al formato digitale. Il suo grande successo fu dovuto a una commistione di fattori: sicuramente la possibilità di verificare immediatamente il risultato, il risparmio sull’acquisto dei materiali di consumo ma soprattutto ad un incremento di qualità esponenziale e ad una riduzione dei costi tipica del mercato dell’elettronica. Le innovazioni attuali si concentrano sui software, sulla miniaturizzazione e sul continuo miglioramento della risposta dei sensori alla gamma tonale delle scene riprese. Nonostante la miriade di migliorie apportate nella breve storia della fotografia, il concetto di base è sempre lo stesso. Un’ottica, posta davanti a uno chassis (o scocca) a tenuta di luce, deve concentrare una serie di raggi luminosi, provenienti dalle scene che s’intendono riprodurre, su di un supporto sensibile alla luce e in grado di registrare in analogico (pellicole) o in codice binario (digitale) la mole d’informazioni presente nella scena prescelta. I raggi concentrati dalle lenti devono essere dosati per evitare sovraesposizioni (sovrabbondanza di particelle luminose che accecano il sensore) o sottoesposizioni (quantitativi insufficienti di energia luminosa per provocare una registrazione accettabile sul supporto sensibile).
Gli apparati meccanici che dosano la luce sono chiamati diaframma e otturatore. Il diaframma è composto da una serie di lamelle, poste all’interno degli obiettivi, in grado di aprirsi e chiudersi emulando l’iride dell’occhio umano. La sua funzione è di regolare la quantità di luce in grado di passare attraverso l’ottica. L’otturatore è come una saracinesca, aprendosi e chiudendosi velocemente, regola il flusso luminoso agendo non sulla quantità ma sul tempo che tale flusso può sfruttare per colpire il sensore.
L’utilizzo combinato di tempi e diaframmi è la base per la corretta esposizione. La base tecnica della fotografia può essere concentrata in questa breve descrizione! E’ necessario adesso approfondire maggiormente i temi legati agli obiettivi e alle leggi dell’ottica, alle funzioni e ai risultati ottenibili attraverso la regolazione del flusso luminoso tramite i tempi d’otturazione e i diaframmi, nonché conoscere e capire il funzionamento dei sensori fotografici (perdonateci ma salteremo a piè pari le pellicole).
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Ho letto da qualche parte che 13 giugno 2011 h:23:23
Ho letto da qualche parte che l'idea di macchina fotografica , nacque nel 350 a.c. ed Aristotele ne decantava il suo potenziale.Poi l'idea andò perfezionandosi col passare dei secoli.Che meraviglia il nostro cervello.
Bell'articolo, mi piace.3st.
Iscritto dal 15 agosto 2010
Ho letto da qualche parte che 13 giugno 2011 h:23:23
Ho letto da qualche parte che l'idea di macchina fotografica , nacque nel 350 a.c. ed Aristotele ne decantava il suo potenziale.Poi l'idea andò perfezionandosi col passare dei secoli.Che meraviglia il nostro cervello.
Bell'articolo, mi piace.3st.
Iscritto dal 15 agosto 2010
Ho letto da qualche parte che 13 giugno 2011 h:23:24
Ho letto da qualche parte che l'idea di macchina fotografica , nacque nel 350 a.c. ed Aristotele ne decantava il suo potenziale.Poi l'idea andò perfezionandosi col passare dei secoli.Che meraviglia il nostro cervello.
Bell'articolo, mi piace.3st.
Iscritto dal 15 agosto 2010