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Lezioni di fotografia

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Tecnica fotografica Essere come un fotografo sportivo

Di Max Ferrero

Ancora le Paralimpiadi di Rio: questa volta affrontate più da un punto di vista tecnico, con qualche “miniprova” dell'attrezzatura Canon. Ma non manca neanche qui la parte emozionale...

FOTOGRAFO SPORTIVO PER UNA SETTIMANA - Chi scatta fotografie lo sa bene: è inutile tentare di essere dei "tuttologi" dello scatto. Se abbiamo delle possibilità di eccellenza, esse sono circoscritte a specifiche competenze. Dire "sono un fotografo" ha il senso del nulla come una passeggiata nello spazio. Dire "sono un fotoreporter" descrive meglio la professione ma presenta ancora ampie lacune. Un fotografo sportivo è anch'esso un reporter, racconta attraverso degli scatti eventi specifici, spesso storici, ma le caratteristiche necessarie a tale professione sono totalmente diverse da un fotogiornalista che si occupa prevalentemente di sociale.
Avere l'opportunità di entrare in questo mondo, a volte mitizzato dagli stessi professionisti, è stata un'occasione d'incredibile crescita professionale. Non avere assilli da parte di qualche committente mi ha permesso di vivere la fotografia come ogni amatore (amante della fotografia) desidererebbe. L'avventura delle Paralimpiadi di Rio, dopo l'esperienza di Londra 2012, nasce con l'intento di comprendere meglio un mondo a me distante come concetto d'approccio e come attrezzature. Proprio le attrezzature, gentilmente concesse dalla Canon, hanno ispirato il mood di quest'articolo: un pezzo a metà tra l'esperienza professionale e la recensione del materiale fotografico utilizzato.

1° GIORNO: L'INAUGURAZIONE - Chiamare foto sportiva la serata inaugurale è un concetto errato. La tecnica si avvicina molto al fotografo di scena o di teatro con l'aggravante del posto fisso, assegnato a caso dal briefing pomeridiano organizzato velocemente dal centro stampa. Al Desk del centro assistenza Canon, con l'esperienza acquisita a Londra, non ho avuto indecisioni, scegliendo due eccellenze del corredo Canon messo al servizio dei professionisti presenti.

 

Mi sono ritrovato sugli spalti del Maracanà armato della nuova ammiraglia della casa giapponese la 1-D X MK II, e del Canon EF 400 mm f2.8L IS II USM, 18.000 Euro di attrezzatura pronta a dimostrare tutta la sua velocità e qualità anche in situazioni di luce precaria.
Per chi non ha il dito allenato, fotografare con una macchina da 14 scatti al secondo è un'esperienza disarmante, una piccola pressione e la macchina esegue tre scatti. Le schede normali, 32 o 16 GB si esauriscono velocemente e ho cominciato a capire il motivo per cui i fotografi sportivi continuino a ignorare i file Raw.

 

Il 400 mm (qui sopra) dimostra immediatamente le sue caratteristiche di precisione di fuoco e incisione. Nonostante il notevole ingrandimento risultava sottoridotto rispetto alla distanza effettiva dalla tribuna stampa al campo dove si svolgeva lo show. La luce fievole delle scene mi ha costretto a utilizzare ISO cospicui, che non si sono mai abbassati sotto il valore di 10.000 e hanno anche raggiunto le vette di 50.000, valori improponibili per la mia 5D MK III anche utilizzando il pixel binning (ne abbiamo parlato qui). La Canon 1-D X MK II ha fornito file esaltanti fino a 6400 ISO, creando progressivo rumore a ogni step d'incremento, ma senza degenerare in file inutilizzabili. Ovviamente da 10.000 ISO in su è stato necessario apportare un minimo di riduzione del rumore attraverso Lightroom.
Oltre all'incapacità personale di utilizzare attrezzature di pronunciate dimensioni montate su monopiede, il mio disagio era legato, soprattutto, all'impossibilità di comporre la foto desiderata direttamente allo scatto. I motivi sono tanti: il più ovvio è che per quanto si possiedano ottiche grandi, la potenza non è mai sufficiente; il secondo motivo è legato al fatto che le azioni avvengono in modo parzialmente casuale, solo in parte prevedibile; tenersi "larghi" è un buon trucco per non perdere la globalità delle azioni.
 

La foto ritrae l'ultimo tedoforo, incaricato dell'accensione della torcia olimpica. Il momento topico dell'intera serata era all'esatto opposto dello stadio. Due aste di bandiera si frapponevano tra me e lui, ma la scena avrebbe potuto essere la possibile copertina di una qualsiasi pubblicazione. Una situazione molto difficile per qualsiasi professionista ma non per un fotografo sportivo dotato di quel ben di dio d'attrezzatura.
Questa è la conversione in Jpeg dello scatto originale effettuato in formato RAW. Il file presenta una leggera sovraesposizione sul soggetto tedoforo (dovuto a una forte differenza di luminosità tra sfondo e soggetto) e una compressione dei toni verso il blu (determinato dalla scelta degli scenografi e non certo per colpe della macchina).
È stato applicato un ingrandimento del 100-120%, eliminando gli elementi fastidiosi e mettendo in risalto l'azione. I 10.000 ISO utilizzati non hanno né la nitidezza dell'obiettivo né tantomeno l'effetto cromatico della scena.

 

Lo scatto finale, visibile qui sopra, ha retto all'impatto in maniera egregia, sopportando non solo l'intervento di ritaglio ma anche il recupero delle tonalità calde. La riduzione rumore di Lightroom è stata impostata a 15 sul valore della luminanza. È fondamentale mantenere bassi i valori di riduzione rumore per preservare la massima nitidezza dei piccoli dettagli. Il file finale è stato utilizzato per la copertina del giornale "Nuovo Progetto" in formato A4  (21x29,7 cm).

 

2° GIORNO: PROVIAMO A INNALZARE LE RICHIESTE… - Dopo essere stato impressionato dalle prestazioni della 1-D X MK II mi vedo costretto a fare un passo indietro per quanto riguarda la fotocamera: mi viene concessa la sempre impressionante Canon 1-D X prima versione, e provo a richiedere l'inarrivabile (per prezzo) Canon EF 200–400 mm f4L IS USM, solo lui del valore di 11.500 Euro.

 

Dal secondo giorno all'ultimo della mia esperienza questa fotocamera sarà la scelta definitiva, perdendo qualche cosa dal punto di vista tecnico, ma rimanendo sempre nelle alte vette della tecnologia fotografica. L'obiettivo era da qualche tempo nel lotto dei miei desideri, curioso di provarne la versatilità e la qualità. Secondo alcuni detrattori l'obiettivo in questione avrebbe una nitidezza inferiore ai "bianchini" (le ottiche Canon serie L, ndr) di pari potenza ma a ottica fissa. Probabilmente con prove scientifiche da laboratorio si potrebbe confermare tale teoria ma l'analisi diretta dei file su un monitor da 24” non fa notare alcuna differenza o inferiorità. Il 200-400 mm (qui sotto) si è dimostrato, sin dai primi scatti, un portento tecnologico, sicuramente il più strabiliante tra tutti obiettivi che da lì a fine esperienza avrei utilizzato. Accanto a  una qualità irreprensibile ha dimostrato un'ecletticità pronunciata, fondamentale per un fotografo inesperto nel campo sportivo. Il 200-400 (con duplicatore di focale 1,4x incorporato) permette di adattarsi perfettamente al cambio di discipline sportive, fornendo sempre il giusto grado d'ingrandimento e sollevando il fotografo dal trovare la precisa distanza di ripresa.

La grande particolarità di quest'obiettivo è la presenza di un moltiplicatore di focale da 1,4x incorporato. Inseribile e disinseribile attraverso un veloce movimento meccanico capace di trasformare il 200-400 f/4 in un 280-560 f/5,6 senza alcuna perdita di nitidezza. Si è dimostrato fondamentale nella piscina olimpionica, quando da una posizione elevata (adeguata per riprendere i volti dei dorsisti) mi sono ritrovato ad aver bisogno di focali più lunghe di un "modesto" 400 mm!

Esempio di scatto del supertele Canon. Nonostante l'utilizzo del moltiplicatore, la potenza dell'obiettivo era insufficiente per ottenere la foto finale desiderata. Nonostante il forte ingrandimento, la nitidezza del soggetto e degli schizzi d'acqua è sconvolgente. L'obiettivo supera qualsiasi aspettativa, raggiungendo il mio massimo apprezzamento. La Canon 1-D X MK I dimostra, invece, i suoi anni. Riscontro una velocità operativa inferiore rispetto al nuovo modello, ma soprattutto una tendenza a generare maggior rumore nonostante il sensore a più bassa densità di pixel (18 contro i 20 della nuova). Con la 1-D X di prima generazione non posso salire oltre i 6400 ISO. Alla maggior parte dei fotografi "umani" tale valore potrebbe sembrare stratosferico ma a Rio De Janeiro tutti i palazzetti erano affetti da una mancanza luminosa cronica, e anche gli sport apparentemente più statici, come il ping pong, richiedevano tempi di esposizione nell'ordine di 1/1000 s per ottenere scatti spettacolari e nitidi.Oltre all'ottima attrezzatura in questi due scatti ho utilizzato la mentalità da fotogiornalista, ponendomi in zone interdette ai fotografi e rispondendo con "chiedo scusa... non sapevo" appena qualcuno dei gentilissimi addetti brasiliani mi si avvicinavano per riportarmi nelle aree di giusta competenza.

Il 200-400 si è dimostrato utilissimo nelle riprese del sollevamento pesi dove, la mia più totale ignoranza sullo sport era sopperita dall'ecletticità dell'obiettivo. Se anche mi ritrovavo in posizioni non ottimali, lo zoom si adattava ai miei bisogni.

 

 

3° GIORNO: PRENDO CIÒ CHE MI MERITA - Divertirmi e provare ok, ma sostituirmi ai veri fotografi di sport può essere cosa ardua e difficile. Presentarsi al punto di assistenza Canon richiedendo sempre il meglio dell'attrezzatura, quando il suo numero era limitato, mi è sembrato eccessivo. Dal 3° giorno in poi non avrei più cambiato configurazione, concentrandomi di più sulla ricerca di foto dal giusto impatto emotivo rispetto al desiderio ludico di provare tutte le ottiche "impossibili". La 1-D X prima versione, nonostante la minor resistenza agli alti ISO e il nuovo Canon EF 100-400 f4.5-5.6L IS II USM sarebbero stati i miei più fedeli compagni.

 

Mi ritrovavo adesso a lavorare con un'attrezzatura apparentemente inferiore ma più a mia portata, sia dal punto di vista economico sia di esperienza e metodologia di lavoro. Già in possesso dello stesso obiettivo, prima versione, creato da Canon nel 1997, ho potuto costatare la maggior lentezza operativa rispetto ai precedenti obiettivi professionali utilizzati, ma anche i grandi miglioramenti realizzati nella qualità meccanica e ottica del rispetto al medesimo obiettivo prima versione. Miglioramenti talmente evidenti che mi hanno stuzzicato il desiderio obbligandomi a rinnovare parte del mio vecchio corredo ottico.

 

Probabilmente non urlo al miracolo perché già conoscevo le qualità ottiche di quest'obiettivo, ma il nuovo sistema ottico e lo stabilizzatore di ultima generazione mi hanno permesso di lavorare con una semplicità disarmante. Nel basket, ad esempio, la maggior parte dei miei colleghi erano costretti a lavorare con due corpi macchina. Uno con montato un 200-400 mm per fotografare dalla parte opposta del campo e uno con un 70-200 per il canestro più vicino. Io facevo tutto con una sola camera, il che mi aiutava a concentrarmi sulla ricerca del giusto scatto e dell'azione vincente. Il basket si è dimostrato, probabilmente, il campo a me più ostico. È uno sport molto dinamico, e sul campo mi sono insultato parecchie volte perché non mi ero documentato a dovere su come gli altri professionisti lo affrontassero.

 

A volte scegliere di seguire la palla non si dimostra la scelta migliore, l'alto numero di scatti prodotti era la prova effettiva di una mia mancanza di sicurezza. I gesti atletici spesso non sono vicini alla palla, ma la palla è necessario che sia visibile. Alle Paralimpiadi è doveroso anche far apparire dei "cenni" di disabilità utili a contestualizzare l'evento e per esaltare maggiormente un gesto apparentemente semplice.
 

 

Dopo lo stress della dinamicità del basket avevo bisogno di uno sport più riflessivo: le bocce erano quanto di meglio potessi trovare. Disciplina completamente ignorata da me a Londra, qui a Rio mi ha concesso di tornare ai miei parametri abituali di fotografo sociale. La ricerca dell'attenzione alla persona rispetto al gesto atletico, quella del racconto sociale rispetto alla prestazione super umana. Le bocce sono uno sport studiato per essere praticato dagli atleti più gravi, persino i tetraplegici hanno la possibilità di partecipare e gareggiare a game dal pathos impensabile per chi non ha mai avuto l'onore di essere presente. In questo caso non c'era dinamismo, le difficoltà tecniche scemavano verticalmente permettendomi di comporre direttamente la scena che volevo in fase di ripresa; il 100-400 era la scelta migliore possibile. Poco luminoso ma molto versatile. Ammetto che alcune volte sono rimasto a osservarli, ammirandoli per l'impegno, per la determinazione e il desiderio di vittoria, forse ho perso qualche scatto ma ho acquisito dei ricordi indimenticabili.

 

4° E 5° GIORNO: DEVO RICORDARMI DI PROVARE QUALCHE GRANDANGOLARE…- Ammetto che è stata un po' una forzatura, mi trovavo così bene nei panni di un finto fotografo sportivo che tornare al mio solito ruolo di reporter di eventi non mi esaltava. Eppure era da qualche tempo che desideravo provare il Canon EF 14 mm f2.8L II USM, mettendolo alla prova con le "N" critiche spedite dal sottoscritto agli utilizzatori del pari obiettivo Nikon.

Ai primi risultati, visualizzati sul monitor della fotocamera, non era possibile dare una valutazione tecnica dell'obiettivo, potevo solo costatare la sua magnifica costruzione meccanica e i ridotti volumi. A sera, davanti al monitor del computer, mi sono accorto di avere utilizzato un gioiello dell'ottica. I 114° di copertura ovviamente deformavano le prospettive originali della scena, ma la distorsione ottica risultava notevolmente più contenuta del mio pur ottimo 16-35 con i suoi più limitati 106°. La nitidezza e il contrasto si sono dimostrati eccezionali. Utilizzare un simile supergrandangolare a ottica fissa è cosa rara; la spettacolarizzazione degli spazi potrebbe portare in breve tempo a una specie di saturazione visiva e questo, forse, è il limite maggiore di un'ottica del genere. Non fosse che io sono abbastanza refrattario agli obiettivi estremi, non fosse che sono un grande amante dell'ecletticità degli obiettivi zoom l'avrei comprato seduta stante, senza alcun ripensamento.

 

Dal punto di vista dell'esperienza sportiva, il quarto giorno è stato dedicato alle riprese della regina delle Olimpiadi: l'atletica leggera. In atletica succede di tutto contemporaneamente. È necessario definire a priori i propri obiettivi per concentrarsi sulla gara e sulla giusta posizione di ripresa. L'esperienza acquisita a Londra è venuta in mio aiuto: ho ottenuto una delle postazioni migliori per le riprese del salto in lungo categoria T42 (mutilate). Tra le atlete di punta in gara si presentava Martina Caironi (futura medaglia d'argento), ma io ero lì per rivedere Vanessa Low, quarta a Londra ma favorita per il titolo a Rio. Vanessa è perfetta per qualsiasi fotografo. È vincente, quindi protagonista assoluto per il professionista sportivo. È giovane, carina e attraente, caratteristiche positive in grado di attenuare la sua menomazione. Ha un'amputazione a tutte e due le gambe e compie un caratteristico atterraggio orizzontale nella sabbia che permette la ricerca di un'esplosione dinamica della fase d'atterraggio.

 

Mentre ero appostato per lei vince, piazza il record del mondo della categoria con la misura di 5,93 metri. Riesco a riprendere il salto vincente, ma la mia foto preferita è un nullo, con quella bandiera rossa che inesorabilmente si alza decretando un fallimento, ma per fortuna di Vanessa, quella era la scena della mia storia sportiva... non della sua. I miei trascorsi d'atleta mi facevano sentire a casa. Sapere esattamente dove mettermi per ottenere il giusto scatto è frutto della sola esperienza, acquisibile in anni di appostamenti fotografici o in anni d'allenamento e sudore. Mi è sembrato di tornare a casa, ai primi anni '90, con l'odore del tartan e dell'erba del prato centrale.
La bellezza dell'atletica è che la ricerca spasmodica del gesto cruciale. Può essere ottenuta con una precisione quasi chirurgica. Per ogni gara si sa dov'è la partenza e dove si arriva. Si sa perfettamente, dove si lancia, si salta o si atterra, bisogna solo avere la prontezza di raccogliere le azioni elargite dagli atleti riproducendo, con spettacolarità, quegli irripetibili istanti d'autentica emozione sportiva. Per un attimo sono stato anche un pretesto di un gesto scaramantico da parte di Giusy Versace che si apprestava alla finale dei 400 metri piani categoria T43.

 

6° GIORNO: ANCORA UN GRANDANGOLARE E POI SI PARTE… - Al sesto giorno mi ero talmente abituato a richieste d'obiettivi che mi sono chiesto che cosa avessi potuto ancora provare. Non che mancasse la scelta ma il Canon EF 11-24 mm f4L USM (presentato nel 2015) era una delle scelte più accattivanti possibili. La sua configurazione, il volume e il peso dimostrano immediatamente la sua "importanza", nel concreto si sarebbe dimostrato l'obiettivo meno interessante dell'intera settimana.

 

Ho dedicato l'ultimo giorno al tennis, sport sempre molto dinamico e pieno di spunti fotografici sia nell'ambito della spettacolarità sia nella ricerca grafica e compositiva. L'attrezzatura utilizzata per l'occasione era sempre la 1-D X e il 100-400 seconda serie. Il tennis permette di riflettere, i lunghi game suddivisi in set, ripetitivi e faticosi permettono al fotografo di pensare a una determinata foto ripetendola e ritentandola tutto il tempo necessario. I rimandi di loghi e colori di sfondo sono fondamentali per concepire immagini dal sicuro impatto.

A differenza della maggior parte delle altre competizioni sportive, il tennis è praticato anche nelle ore pomeridiane, sotto il sole cocente, caldo e soffocante ma luminoso a sufficienza da sollevandoci dal continuo problema degli ISO elevati. Si possono utilizzare tempi d'esposizione velocissimi per congelare istanti o diaframmi generosi per maggiori profondità di campo impensabili su altri sport. Le performance degli atleti coinvolti sono di altissimo livello e le foto con la triade necessaria: atleta - carrozzina - palla sono più facili da ottenere e da comporre.

 

L'11-24 mm si è dimostrato ingombrante, per certi versi esagerato, con un angolo di campo pari a 126° crea immagini si avvicinano più alle caricature del fish eye. Possiede una distorsione molto più pronunciata del discreto 14 mm provato in precedenza, e a parte un angolo di campo superiore, non ho riscontrato superiorità ottiche rispetto al più economico e luminoso 16-35. La lente frontale è esagerata, prominente e voluminosa non può essere protetta da filtri frontali. È costantemente a rischio di colpi o ditate accidentali se si utilizza con un corpo fotografico secondario montato a spalla. Lascio, comunque a quest'obiettivo la foto di chiusura dell'avventura. L'11-24 mm si dimostra comunque un "signor" obiettivo ma con poco appeal, con prestazioni ottiche all'altezza di altri suoi fratelli meno costosi. Sembra quasi un'ottica per stuzzicare gli avversari di Nikon, un tentativo da primato riuscito solo parzialmente.

 

7° GIORNO: CONSEGNA DEL MATERIALE, CONSIDERAZIONI FINALI E RINGRAZIAMENTI - Avevo sempre considerato i fotografi sportivi una categoria professionale privilegiata, un po' viziata e con poca voglia d'imparare l'arte della postproduzione. È vero che si ritrovano in eventi con luci tarate, non devono rincorrere la notizia perché la notizia si presenta a loro con tanto di orario e luogo definito, ma è anche vero che devono continuamente lottare con il tempo, con una concorrenza letale basata sulla spedizione immediata dei file. Vedere i miei colleghi mantenere una mano sulla macchina pronta a scattare e con l'altra togliere la scheda, scaricare il contenuto sul computer e spedire le migliori nel tempo che un atleta impiega per percorrere un giro di pista era una lezione di vita. Ecco svelato il secondo motivo per cui non utilizzino i RAW mentre le impostazioni personalizzabili delle fotocamere sono sempre pianificate al limite massimo delle cromie e della nitidezza. L'assoluta ricerca della velocità li obbliga a servirsi sempre del top di gamma possibile. La vendita o il fallimento di uno scatto possono essere determinati da pochi secondi di ritardo nella spedizione del file.  Non c'è intervallo disponibile per nessuna elaborazione se non un ritaglio veloce e la didascalizzazione dei metadati. Servono fotocamere dalla raffica micidiale e dal buffer infinito, file corretti all'origine nell'esposizione e nelle cromie.
L'assillo nell'ottenimento della foto perfetta per la committenza porta la maggior parte dei professionisti a ricercare sempre gli stessi scatti, sono pochi quelli che si permettono tentativi artistici o anomali per cercare nuove visuali sportive. La spettacolarità è lasciata totalmente all'utilizzo d'attrezzature improponibili al grande pubblico di appassionati. Grandi tele, grandi sfocature sugli sfondi e precisione di fuoco sul soggetto, ai fotografi delle grandi agenzie sono concesse posizioni precluse a tutti gli altri creando, in pratica, una suddivisione in "classi" anche all'interno dei professionisti.
Per la prima volta mi sono ritrovato a constatare l'utilizzo di mirrorless da parte di alcuni professionisti intraprendenti. I grandi progressi effettuati sulla velocità di messa hanno permesso di colmare le lacune più importanti con le reflex. Credo che per le prossime Olimpiadi ci sarà un aumento considerevole di tali apparecchiature, più compatte, leggere e persino superiori nello scatto a raffica.  La velocità di scatto sarà la fine delle reflex professionali e l'esempio che sto per riportare è la mia spiegazione a tale tesi:
Scattando con 14 fotogrammi al secondo su un velocista che corre i 100 metri piani, si è in grado di produrre una foto ogni 70 cm percorsi dall'atleta. Una tale velocità, sebbene notevole, non è sufficiente a garantire la cattura dell'istante fondamentale. Non per nulla la Canon 1-D X MK II permette di arrivare a 16 fotogrammi al secondo ma solo se utilizzata con il live wiew, cioè con specchio alzato, in concreto una reflex trasformata momentaneamente in mirrorless. Il futuro della fotografia sportiva sarà scritto da macchine in grado di scattare a una risoluzione almeno di 5000 pixel a 30 o 40 fotogrammi al secondo, una specie di video ad alta risoluzione. Il video 4K si avvicina molto alle specifiche di risoluzione che ho indicato.

Un particolare ringraziamento lo voglio dedicare alla Canon e a tutti i tecnici incontrati nella mia esperienza che, con cortesia e gentilezza, mi hanno prestato in una settimana di riprese la somma totale di 39.000 Euro! Piccolo appunto lo devo fare sulla qualità della pulizia dei sensori perché mi sono ritrovato a dover ritoccare molte impurità visibili negli scatti effettuati con diaframmi superiori a f/16. Li perdono perché forse ero l'unico ad adoperare quelle chiusure e nello sport non è cosa abitudinaria.
Tutta questa bulimia tecnologica mi ha lasciato un pesante senso d'inferiorità, recuperato prontamente quando, davanti al monitor di casa, ho potuto osservare l'ancor ottima qualità degli scatti della mia vecchia 5D MK II.
Arrivederci Paralimpiadi, è stato bello fare il finto fotografo sportivo per una settimana, provare tutti i piaceri della produzione di scatti d'eccellenza senza l'assillo della professione e dei committenti.


Cerimonia inaugurale, Canon 5D MK II + Canon 16-35 f/2.8 - 1600 ISO

 


Cerimonia inaugurale, Canon 5D MK II + Canon 16-35 f/2.8 - 3200 ISO 

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Commenti

ciao Max immagino quello che

ciao Max immagino quello che si possa provare ad essere sul posto in mezzo all'evento senza l'assillo, come dici tu, di fare lo scatto del secolo e senza l'assillo di dover inviare ad una redazione i files tramite wi-fi.
Fotografare in totale serenità con la mente libera e vogliosa di divertirsi..aggiungici anche l'entusiasmo di avere tra le mani gli oggetti dei desideri e il mix è fatto!!
Ma questo non basta ovviamente nel senso che gli "oggetti dei desideri" devono essere tenuti in mano ed usati da mani e menti sapienti..gli scatti eseguiti sarebbero stati belli anche con una reflex entry level in formato DX e con un 70-300 anche non serie L.
Articolo molto ben fatto !!!

Ritratto di scaraluca
di scaraluca

Iscritto dal 08 marzo 2013

Grazie Luca!!

Grazie Luca!!

Ritratto di ironwas
di ironwas [maestro]

Iscritto dal 17 novembre 2009

Molto bello sia articolo che

Molto bello sia articolo che immagini, un magnifico esempio di cosa l'uomo e la sua tecnologia "quando vuole" riesce a creare.

Ritratto di Mauro T.
di Mauro T.

Iscritto dal 25 aprile 2011

Grazie Mauro!

Grazie Mauro!

Ritratto di ironwas
di ironwas [maestro]

Iscritto dal 17 novembre 2009

Un grandissimo articolo

Un grandissimo articolo Max!!
Qui c'è tutta la profondità pedagogica e il grande spessore della maestria nella descrizione fotografica di un evento sportivo e del modo di agire, sentire, vedere del fotografo e del suo modo di essere.
L'evento sportivo diventa, in questo caso, "soltanto" un'occasione da cui partire per produrre "pedagogia fotografica".
Un'osservazione: sarebbe stato utile un sensore APS-C avendo la possibilità di aumentare la grandezza focale degli obiettivi?
E' una domanda ovviamente relativa, sono cosciente.
Molto interessante l'osservazione tecnica sulle mirrorless e la prospettata fine, dimostrata di fatto "scientificamente", delle reflex professionali!

Ritratto di ANGEL.ABBOTT008
di ANGEL.ABBOTT008

Iscritto dal 27 dicembre 2010

Grazie Angel! Non ho provato

Grazie Angel!
Non ho provato nessuna aps-c perché l'incremento di focale dato dal sensore più piccolo è inficiato dalla maggiore densità dei pixel che generano molto più rumore sulla foto finale.
Anche la 7D MK II non è in grado di reggere decentemente 6400 ISO o più. Meglio le macchine full frame e per poi tagliare in post

Ritratto di ironwas
di ironwas [maestro]

Iscritto dal 17 novembre 2009

ho imparato anche questa

ho imparato anche questa volta qualcosa di nuovo, grazie max. di certo alcune foto che hai fatto non sarebbero state possibili con un'attrezzatura "qualunque", ma senza la tua sensibilità visiva non sarebbero state comunque possibili.
PS ammirata anche per il modo in cui hai saputo gestire l'ansia :-)

Ritratto di bighouse
di bighouse

Iscritto dal 31 ottobre 2011

Grazie Carola

Grazie Carola

Ritratto di ironwas
di ironwas [maestro]

Iscritto dal 17 novembre 2009

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