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Lezioni di fotografia

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Tecnica Dimmi come fotografi e ti dirò chi sei

Di Max Ferrero

Come è nata la moda delle “foto ricordo” di massa e come fotografare superando i confini del ricordo personale che spesso non coinvolge chi non c'era

LA NON EVOLUZIONE DELLA FOTOGRAFIA - Che presunzione un titolo simile, eppure dagli scatti dei vari fotografi traspare il carattere, si svelano i pensieri e i sogni reconditi. Dalle immagini che produciamo si denota un percorso già chiaro del passato ma anche nitido sul futuro. La filosofia con cui ci approcciamo al mezzo di riproduzione visiva fa trapelare i nostri desideri, l'indole creativa, l'istinto ribelle o il condizionamento di massa.
Che strano linguaggio è la fotografia... ha quasi 200 anni e in questi due secoli non ha saputo rinnovarsi, o meglio, le grandi innovazioni, a parte il salto del digitale, sono avvenute tutte nei primi decenni della sua vita, ma non hanno rinvigorito la sua crescita, bensì frenato lo spirito creativo.


Fotografando il vetro smerigliato di una vecchia macchina fotografica posta all'ingresso del Museo del Cinema di Torino l'autore crea un ritratto volutamente ribaltato sia nella forma sia nel concetto stesso del voler ricordare. (Foto: © Salvatore Giordano)

La fotografia è ancora bidimensionale, l'effetto a tre profondità con le foto stereoscopiche fu abbandonato già nell'800. È afona, i tentativi di aggiungere audio o musiche hanno prodotto solo dei sottoprodotti del cinema o dei video, non un vero e proprio linguaggio fotografico di più alto livello.È immobile, statica, noiosa e ripetitiva; eppure, nonostante gli anni che accumula, nonostante tutte le restrizioni di cui è prigioniera, non riesce e non può essere dimenticata da chi fruisce delle sue incredibili e inaspettate virtù.
Ne ha poche, probabilmente solo due, eppure sono proprio quelle che la fanno sopravvivere, la rendono sempre attuale, che sia realizzata con il procedimento analogico negativo/positivo o con quello matematico dei bit e del sistema binario del digitale. Le poche caratteristiche di successo di cui dispone non sono legate alla sua forma fisica o al metodo di produzione, sono avvinghiate al sentimento e alla voglia di eterno che ogni essere senziente brama.


1924 - Una posa in studio di mio nonno durante la leva di alpino. Lo sfondo suggerisce un luogo curato e dignitoso. La posa è studiata per trasmettere forza e sicurezza. Il trespolo aiuta il soggetto a stare fermo durante le esposizioni in studio con tempi lenti. La divisa militare e il cappello d'alpino, posto in evidenza, suggeriscono che la foto sarebbe diventata anche una cartolina da spedire ai genitori o alla fidanzata per comunicare l'eccellente stato di salute e l'orgoglio di far parte di uno dei corpi militari che contribuirono a far vincere la prima guerra mondiale.

 

1 - TUTTO IL MONDO IN UN ISTANTE - La fotografia tende a non registrare il tempo che passa, cattura l'istante e lo rende infinito. Forse proprio questa magia è alla base del suo immutabile successo. Quei volti che ci osservano seri o sorridenti raccolgono l'incanto che, solamente in quell'istante, poteva essere colto con l'aiuto della luce. Un mondo di esperienze, di sentimenti e di passioni racchiusi in un solo scatto. Una frazione di secondo che, se colta al momento giusto, avrebbe superato indenne il trascorrere del tempo rendendosi immortale.
Per la gente dell'800 i prodigi del dagherrotipo, chiamato anche "specchio della memoria", erano paragonabili all'alchimia, un crogiuolo di mistero e chimica unite per creare miracoli visivi. Per la prima volta un proprio caro, persino un figlio già defunto, avrebbe potuto essere ritratto per alimentare il suo ricordo, perpetrando la sua immagine fino alla fine dei tempi.
Osservare queste fotografie ai giorni nostri ci sgomenta. Abbiamo la sensazione che nel passato fossero praticate procedure insane e barbariche. La filosofia che sta alla base, invece, è semplice e comprensibile: creare una riproduzione di un corpo o di un volto prima che il tempo ne cancelli i tratti, fissandone definitivamente la riconoscibilità senza doversi attenere alla caducità del ricordo mentale.
Questa pratica, a noi aliena, divenne sempre meno utilizzata a mano a mano che le macchine fotografiche si sostituirono ai professionisti del ricordo. Sì, perché i primi fotografi non erano altro che dei "mercanti di sogni altrui", interpretavano il desiderio del cliente e lo imprimevano in un pezzo di carta congelando il tempo, confermando il pensiero nichilista occidentale che crede nella dissoluzione continua della materia ma fornendone anche un antidoto, una medicina, una speranza sotto forma di fotografia capace di illuderci che qualche cosa possa sfuggire alla morte, alla disgregazione e alla dissoluzione.

 

2 - TUTTO IL POTERE IN UN PULSANTE  - I cambiamenti tecnologici che la fotografia ha saputo proporre sono sempre stati legati alla tecnica o, per meglio dire, alla facilitazione tecnologica. I professionisti potevano garantire foto qualitativamente perfette grazie alla loro perizia, ma i loro servigi avevano un costo e, spesso, chiamarli significava aprire le porte del proprio intimo a un estraneo. Il processo evolutivo fu abbastanza semplice: i produttori spesero ogni grammo d'inventiva per creare macchine che sopperissero alle difficoltà tecniche. George Eastman, con la sua Kodak, divenne il portabandiera di tale filosofia, fossilizzando definitivamente lo sviluppo creativo in una semplice riproduzione di massa. Ogni appassionato divenne il fotografo di se stesso, il "ricordante" con l'incarico preciso di fissare sulla carta i momenti più importanti della vita. Poiché quelli unici quali il matrimonio, la cresima e il battesimo erano troppo rischiosi da lasciare nelle mani di un insicuro dilettante, il ruolo principale del fotoamatore fu relegato alle vacanze, alle gite fuori porta, alle domeniche di svago, ai sorrisi spesso un po' forzati da trasmettere a tutti i costi. Da allora, i miliardi di scatti realizzati sono nati con lo stesso intento, con la stessa filosofia e il medesimo risultato: un pessimo ricordo sotto un'immagine apparentemente e tecnicamente corretta.

 

Ma il desiderio di ricordare porta con sé ossessioni tangibili. Quando il numero di scatti supera la doppia cifra non basta più osservare un'immagine per ottenere un ricordo chiaro e preciso, occorre avere altri dati, dettagli e parole o semplici date. Nella foto che abbiamo messo come esempio l'autore annota con precisione giorno, mese e anno, aggiungendo, e questo è per noi motivo d'interesse storico, anche la data fascista che ricordava la marcia su Roma.
Il ricordo nel secolo XX ha bisogno di rinnovarsi. Le immagini cominciano a essere tante e nell'insieme è necessario sapere quando e dove è avvenuta quella riproduzione. Tant'è che con l'avvento dell'elettronica (ma non ancora del digitale) comparirono delle fotocamere che imprimevano la data sopra al souvenir per immagini. La terribile abitudine durò pochi anni e rovinò milioni di fotografie deturpando il tutto con una stampigliatura che aveva il pretesto di sopperire alla ridotta funzione mnemonica di un "ricordante" eccessivamente produttivo.

 

CERCHIAMO DI ESSERE SINCERI - Quante volte facendo osservare il nostro scatto abbiamo detto: "Nella realtà era persino meglio". In questa frase si realizza la consapevolezza che il ricordo è una questione di molteplici sensi, non solo quello visivo. Il voler a tutti i costi fissare in uno scatto qualche cosa che ci ha emozionato porta spesso a un risultato ridotto, compromesso, parziale e insufficiente.


"Purullena 1969"

 

Pensiamo che sia colpa delle nostre incapacità e allora ci facciamo assalire da un desiderio assurdo di comprare una nuova macchina, magari più costosa e performante. Magari di partecipare a un corso in cui un mago della tecnica ci svelerà i "7 segreti" che dischiuderanno le porte della conoscenza visiva, oppure desidereremo comprarci un libro, ma non questo che state leggendo che fornisce solo spunti, no, meglio uno di quelli che elenca punto per punto regole precise da seguire ciecamente come un gregge al pascolo.


Foto: © Luca Scaramuzza

 

Impareremo che se riempiamo tutti gli spazi dell'inquadratura avremo una foto equilibrata, capiremo che mettendo a fuoco il soggetto non si rischierà di avere un ricordo fumoso, che esistono zone della fotografia più osservate di altre, che lo storto crea animazione ma spesso è una dimostrazione palese di confusione creativa. Faremo un po' meglio di quanto realizzavamo prima ma continueremo a produrre quegli scatti che da duecento anni continuano a sovrapporsi l'un l'altro senza trovare un preciso scopo al di là del ricordare. Continueremo a produrre immagini il sabato o la domenica, nelle feste o meglio ancora nelle vacanze adducendo come scusa "è l'unico momento libero che ho".
Ma siamo sinceri con noi stessi: è proprio questa filosofia a renderci infelici, voler fissare un istante di felicità pretendendo che s'imprima sulla carta per sempre è paragonabile a uno degli incantesimi di Harry Potter. Libro bellissimo da leggere, ma non per questo andremo in giro a cercare di ripetere le medesime gesta.

MA ALLORA QUAL È LA VIA DEL PROGRESSO FOTOGRAFICO? - Credo personalmente che la migliore via sia quella che ognuno di noi traccia per se stesso. Non c'è un unico sentiero, possono solo essere espressi dei suggerimenti che, se interpretati da una mente frizzante ed emotivamente attiva, possono portare a dei risultati concreti. L'osservazione e il discernimento sono alla base dei nostri futuri risultati. Quest'ultima parte del libro sarà improntata su questa metodologia. Vediamo insieme alcuni suggerimenti che riguardano i nostri ricordi:

1 - Leghiamo le nostre memorie a volti sconosciuti, concentriamoci su ciò che accade senza mettere in posa parenti o amici, cerchiamo il racconto senza passare dal desiderio del ricordo. Se ci riusciremo, avremo una spiccata tendenza alla ricerca d'immagini che possano incuriosire anche gli interlocutori estranei all'evento. Togliamo alcune nostre emozioni o desideri per concentrarci di più sull'essenza dell'istante.


In questa foto l'autore ritorna nella sua Sicilia raccontandola attraverso la Pasqua di Pietraperzia. Ricordi d'infanzia si mischiano al presente. I volti di sconosciuti raccontano una festa, un serioso e antico senso religioso misto ai soliti apparecchi di cattura fotografica moderni. (Foto: © Salvatore Giordano)

 

2 - Sovvertire le regole sempre, non accontentarsi di un semplice selfie o di un autoscatto ambientato. Proviamo a raccontarci con immagini più complesse che possano essere lette sotto varie luci e rappresentazioni. Facciamo che il nostro scatto sia un'esplosione di contenuti non una scatola piena di descrizioni. Evochiamo, narriamo, non siamo obbligati a fissare solo quello che c'è in apparenza.


"Me" (Foto © Carola Casagrande)
Chi siamo realmente?  Lo sappiamo descrivere? Un autoritratto pensato è il miglior modo di rappresentare un animo rispetto ad un corpo; un'idea rispetto ad un oggetto. Scattare foto a noi stessi è sempre possibile, c'ingegna a trovare soluzioni tecniche e ci spinge a pensare chi e cosa vogliamo far vedere di noi. Più si va in profondità più il successo è assicurato.

 

3 - Proviamo a paragonare un nostro ricordo a una semplice foto. Lo scatto è inciso, preciso, diretto. Quello nella nostra mente è ampio, soffuso, spirituale emozionante. Come possiamo pretendere che un rettangolo di carta o di monitor possa restituirci emozioni tattili, olfattive emotive se non tentiamo in qualche modo di uscire dagli schemi classici? Al giorno d'oggi con macchine fotografiche in grado di rendere nitida qualsiasi cosa abbiamo bisogno di programmini o applicazioni per ridurne la capacità riproduttiva e riassegnare un'apparenza di falsa emozione attraverso espedienti... sempre tecnici. Il vero ricordo è quello che entra nell'animo e suscita un'emozione, fa strabuzzare gli occhi stupendoci attraverso la semplicità. Ricordare una figlia quand'era piccola e meravigliosa non significa cogliere il singolo poro della pelle ma rivivere la gioia di un fantastico gioco dentro ad un campo di fiori. In questo scatto c'è l'essenza della bellezza, del ricordo personale ma di ognuno di noi, perché in molti ricorderemo nostra figlia o noi stessi lì dentro il campo, con i profumi dell'estate e il suono delle cicale che inneggiano all'estate.


"Essenziale" (Foto: © Wika)

 

Non c'è nessuna regola precisa che potrà farvi nascere lo scatto perfetto, solo il vostro desiderio di creare un'immagine che possa affrontare il tempo saprà aiutarvi nel percorso.

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Commenti

suggerimenti e stimoli

suggerimenti e stimoli preziosi, max. grazie

Ritratto di bighouse
di bighouse

Iscritto dal 31 ottobre 2011

alè alè dai Max non

alè alè dai Max non mollare..adesso la sparo gigante: BASTA CON I SOLITI LIBRI DI CARTIER BRESSON, BASILICO, BERENGO GARDIN, ERWITT ETC ETC BASTAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Fanno parte della storia e servono soltanto ad arricchire loro stessi perchè anche se cambiano titolo ai libri le foto sono sempre quelleeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Questo libro potrebbe essere una goccia nell'oceano della storia futura ma chissenefrega!!!! Ci sono foto nostre, di perfetti sconosciuti, di appassionati che sono lo specchio della moderna voglia di fotografare..in futuro nessuno può dire che non saranno viste e non saranno degne di nota!
In ogni caso internet/interdet ha avvicinato milioni di nuovi appassionati bravi, bravissimi e meno bravi ma tutti sconosciuti e allora perchè non pubblicare un libro con foto di perfetti sconosciuti?
Invece no, bisogna inventarsi un programma di morti viventi come master of photography dove un personaggio come Toscani può permettersi di sparare cazzate tanto lui è famoso..e le scimmie seguono pedissequamente le sue parole come se avesse parlato Gesù Cristo.
AVANTI A TUTTO GAS MAXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX E ANCHE TUTTI NOI!

PS: grazie anche al Sig. FOTOZONA :-)

Ritratto di scaraluca
di scaraluca

Iscritto dal 08 marzo 2013

ottimi spunti di riflessione,

ottimi spunti di riflessione, come sempre! bravo Max!

Ritratto di aesse
di aesse

Iscritto dal 18 novembre 2010

Facciamo che il nostro scatto

Facciamo che il nostro scatto sia un'esplosione di contenuti, bella frase Max, bello vedere il 'LIBRO INSIEME'.:-))

Ritratto di giordano349
di giordano349

Iscritto dal 22 novembre 2013

Bravo Max, mi sembra che ci

Bravo Max, mi sembra che ci sia tanta essenza, tanta sostanza.
Il centro da cui partire. La nuda realtà.

Ritratto di ANGEL.ABBOTT008
di ANGEL.ABBOTT008

Iscritto dal 28 dicembre 2010

Bellissimo articolo ed ottimi

Bellissimo articolo ed ottimi spunti.

Ritratto di roma131
di roma131

Iscritto dal 24 settembre 2011

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