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Lezioni di fotografia

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Teoria La contaminazione

Di Max Ferrero

Seconda tappa del nuovo libro insieme: una volta individuato il proprio genere fotografico nel cerchio della “Photosofia” il passo creativo successivo è incrociarlo con altri

INCROCIARE I GENERI - Se avete seguito i miei consigli e vi siete messi a girare all'interno del cerchio fotografico, se avete fatto almeno un giro completo provando i vari generi che stimolano lo scatto fotografico, ecco allora che siete pronti per ampliare un linguaggio visivo adatto alla sovrapposizione dei generi e dei pensieri creativi.
È probabile che dopo aver affrontato i vari gradi della "Photosophia" si trovi un equilibrio all'interno di una sola area. In fondo stiamo parlando di gusti: se a una persona piacciono i ritratti o i paesaggi è giusto che continui a fare ciò che attira il suo interesse. È proprio nell'eseguire ciò che più ci piace il luogo dove troviamo soddisfazione, se ci sforziamo troppo per spingerci in aree fotografiche non desiderate c'è il rischio che la fatica sia talmente spossante da farci passare la voglia di scattare. Dove possiamo trovare allora lo stimolo per fare ciò che più ci piace senza ripetersi noiosamente? Io, ad esempio, sono a mio agio quasi solo all'interno del Racconto, che fotoreporter sarei se mi fossi fermato nelle altre zone, semplicemente non sarei un fotogiornalista. Ma la mia continua permanenza in quella zona specifica compromette la possibilità di essere sempre diversi e creativi in ogni nuova storia? No, c'è un modo semplice per ottenere risultati sempre diversi pur rimanendo nello stesso luogo: contaminarsi con gli altri generi, appunto.

RACCONTARE - Partirò proprio dal Racconto per spiegare meglio ciò che intendo. Ovviamente tutto ciò che scrivo non è assolutistico o dogmatico, va preso come esempio in modo che possa diventare una possibile forma di stile, poi deve essere interpretata e personalizzata.


Raccontare - riproducendo

 

Raccontare - Riproducendo. È una delle forme più classiche del fotogiornalismo o del reportage, ma forse dovrei asserire della cronaca spicciola. Con questo linguaggio si creano scatti volutamente impersonali, l'autore si pone come testimone oculare davanti alla realtà, non la interpreta e non vuole edulcorarla. Sono gli scatti apprezzati da giornali senza progetti editoriali approfonditi e senza prese di posizione. È un modo di raccontare crudo e superficiale, l'immagine deve essere di facile lettura e di forza immediata, la tecnica che si addice a questo genere non deve avere manipolazioni da postproduzione. Il ritocco è in antitesi con l'estetica, un'eccessiva cura porterebbe a considerare l'immagine un falso o una manipolazione. Si accettano errori tecnici in ripresa (voluti o reali) ma non quelli realizzati in postproduzione. Si tratta di un patto tra chi produce l'immagine e chi la osserva, i secondi pretendono, giustamente, che ciò che si vede sia realmente accaduto e non hanno bisogno di nulla in più. La forza di questo linguaggio è direttamente proporzionale alla forza di ciò che si documenta. Più il soggetto è importante o più l'evento è di portata storica e maggiormente l'impatto visivo sarà sostenuto, storie di minore forza muoiono il giorno dopo l'accaduto oppure devono trovare un'altra delle forme espressive che sto descrivendo.


Raccontare - ricordando

 

Raccontare - Ricordando. Forse diventa più chiaro se lo descrivessimo come ricordare raccontando, in effetti, le due fasi sono assolutamente speculari. Ne “La camera chiara” di Roland Barthes è toccante la narrazione che compone sulla madre persa da poco tempo attraverso l'osservazione di una sua vecchia foto. Il ricordo è la sfera più personale che ognuno di noi possiede, talmente esclusiva che potrebbe apparire totalmente indifferente al prossimo. Ci si deve immergere nelle emozioni, magari sfruttando quelle più comuni tra gli esseri umani e che toccano ognuno di noi, per raggiungere gli osservatori parlando di ricordi. La forma visiva di questo genere spazia apertamente anche nel fotoritocco più avanzato. I ricordi hanno forza anche se sbiaditi, possono essere concepiti in bianco e nero, un ricordo troppo nitido potrebbe persino apparire poco intimo e toccante. C'è un'ampia varietà di possibilità creative ma è indubbio che si debba sempre rimanere in ambiti emozionali. Il ricordo senza emozione è come un tè senza sapore e quell'emozione dovrà essere il motore del racconto. Questo genere di linguaggio può essere realizzato all'interno delle mura di casa, ha il vantaggio di poter essere realizzato nei nostri luoghi più abituali ma è un linguaggio praticamente invisibile per chi non ha l'intenzione di viaggiare dentro se stesso.


Raccontare - riproducendo

 

Raccontare - Rappresentando. È la scelta che esegue il fotografo nel mettere la propria autorialità all'interno di un racconto. Se sfruttando il ricordo si può diventare troppo intimi e personali, se utilizzando la riproduzione si rischia di essere troppo superficiali e diretti, usando la rappresentazione, come mezzo interpretativo, il racconto diviene una narrazione in cui il messaggio deve essere cercato attraverso le suggestioni che il fotografo utilizza. Questo genere è più vicino al racconto narrato e meno al reportage puro. Se il reportage è una documentazione di un evento realmente accaduto, nel “raccontare - rappresentando” i concetti possono essere espressi con astrazioni personali, si utilizzano anche circostanze interpretate e interpretabili, non per forza di cose relazionate alla realtà vissuta direttamente. È la trasmissione dei nostri pensieri, il linguaggio in cui il fotografo, da spettatore, diventa testimone attivo e partecipante. L'utilizzo della parziale rappresentazione permette un miglior utilizzo dell'inventiva; ma anche in questa contaminazione l'eccessiva manipolazione, soprattutto quella in postproduzione, distanzia l'osservatore dal reale, è consigliabile evitare gli eccessi. Rispetto al raccontare attraverso il ricordo qui la riflessione e le possibilità sono totali. Solo la fantasia può fermare le potenzialità.


Raccontare - raccontando

 

Raccontare - Raccontando. Io sono qui, non so se può interessarvi, ma poiché 1/3 del libro è scritto anche raccontando di me e del mio viaggio fotografico, credo sia giusto dirvelo. Questo è il luogo dove si vanno a cercare le storie reali, non prettamente le mie, e si raccontano immedesimandosi, collocando direttamente il proprio pensiero dentro ogni scatto come una firma di pensiero e di posizione. È la zona dove subentra una velleità autoriale, quella che determina e racconta i fatti attraverso un punto di vista specifico, quello dell'autore. È la contaminazione migliore per il racconto perché si deve mediare solo con se stessi; per chi osserva, il messaggio è tanto più forte e coinvolgente maggiore è l'impatto autorevole dell'autore. Per i professionisti del racconto è il luogo in cui si è liberi di esprimersi e non dare conto a chicchessia. Per gli amatori è il linguaggio più naturale che dovrebbe essere utilizzato, ponendo sempre il proprio punto di vista al di sopra del dovere di cronaca o di vendita. In questa zona si possono impiegare tutte le forme tecniche di ripresa possibile, ma anche qui ogni esagerazione porterà a distanziare il racconto e il concetto del fotografo.


Riprodurre - ricordando

 

RIPRODURRE - Nella zona della Riproduzione ci ritroviamo, probabilmente, nell'area più battuta da tutti i fotografi del mondo, proprio per questo motivo essa rappresenta al meglio lo spazio dove gli scatti si ripetono, e i fotografi fanno più fatica a uscirne. Come abbiamo accennato nel capitolo precedente, la Riproduzione è l'area in cui il fotografo usa il suo mezzo per bloccare una sensazione precisa. Di solito scaturisce dalla bellezza o dallo stupore, a volte è un desiderio innato di ricordare un luogo esotico o semplicemente diverso dal nostro vivere quotidiano. Chi vive di riproduzione tende a non voler contaminare il suo linguaggio perché ogni piccola modifica al rapporto con il "reale" fotografato, porterebbe l'autore a non accettarne i risultati. La Riproduzione, quindi, vive tendenzialmente solo sull'asse del Ricordo o su se stessa, rifiutando quasi categoricamente la sovrapposizione con le altre due aree. La contaminazione con il Racconto trascinerebbe immediatamente tutto il messaggio su di un piano eccessivamente personale modificando il ricordo del "reale".


Riprodurre - rappresentando

 

Utilizzare la rappresentazione con la riproduzione sembra una bestemmia per la maggior parte dei fotografi eppure alcuni grandi maestri hanno dimostrato che è possibile fare Riproduzione - Rappresentando proponendo opere indimenticabili per le schiere di seguaci che hanno visto nei loro risultati l'esaltazione tecnica della bellezza. Il trucco è di utilizzare una forma non esagerata di Rappresentazione, quella tecnica che non sconvolge ma tramuta, mascherandosi da reale. Le immagini di Gabriele Basilico sono delle rappresentazioni d'architettura in cui non esiste e non è mai presente l'essere umano (surrealismo), le linee prospettiche seguono parallelismi ordinati cui l'occhio non è in grado di competere ma accetta per reali (utilizzo di macchine oppure obiettivi decentrabili per la correzione prospettica). Anche le foto di Ansel Adams offrono una natura modificata attraverso la sapienza tecnica del controllo dei contrasti (iperrealismo), trasformando l'osservazione in qualche cosa di estremamente coinvolgente perché invisibile alla semplice e limitata visione umana. Se anche dopo aver letto quest'appunto vi ostinerete a rimanere nella riproduzione più intransigente, quella che non si contamina, quella che non vuole modificarsi... allora questo libro non è la lettura più adatta per voi, ma ciò non vuol dire che non siete fotografi, semplicemente è un libro sbagliato.


Ricordare - rappresentando

 

INCROCI INTERESSANTI - Concluderei con alcune combinazioni interessanti. Forse la migliore è determinata dalla contaminazione Ricordare - Rappresentando perché mischia la sfera emotiva che solo il ricordo può restituire a una forma meno rigida di registrazione iconografica. Il ricordo depurato dal desiderio di nitidezza, dall'obbligo del riconoscimento immediato, acquisisce poesia. Ma rifletteteci un attimo, quando chiudete gli occhi e pensate ai momenti più importanti della vostra vita, sentite emozioni o percepite immagini nitide? Vi commuovete oppure riconoscete perfettamente il colore e i particolari degli oggetti? Questa contaminazione ci permette d'affrontare liberamente concetti profondi con diversi tipi di postproduzione. In fondo è tutto possibile, l'unico obiettivo è emozionare.


Rappresentare - rappresentando

 

L'area della massima creatività possibile è il Rappresentare - Rappresentando, questo è il luogo dove tutto è possibile. Chi si concentra nel massimo della Rappresentazione non si chiude dentro un guscio per impedire che il linguaggio s'imbastardisca con gli altri. Più ci s'immerge nell'interpretazione più tutte le filosofie di scatto diventano un mezzo per raggiungere lo scopo. Chi arriva a questa forma di linguaggio è in grado di utilizzare tutte le altre, è colui che non si pone il problema se la fotografia è arte oppure no, se deve essere diversa e alternativa alla pittura oppure no, crea e fa osservare le sue creazioni. L'unico intoppo, il problema più riscontrabile, è l'illusione di considerare l'originalità come un fatto soggettivo. Non basta un mosso o uno sfocato, non è sufficiente pensare di essere originali senza osservare il mondo e le tendenze fotografiche che ci circondano, occorre pensare, magari costruire un percorso composto da diversi passaggi e non da singole foto, progetti e non immagini solitarie ed estemporanee.

FUORI DAGLI SCHEMI - A questo punto, il cerchio fotografico non ha più una sola direzione, chi ha provato a contaminarsi, chi ha fatto tutto il primo giro può passare da un punto all'altro cercando la miglior forma di comunicazione personale. Può cambiare direzione e muoversi in senso antiorario, mischiare i generi, non solo due a due, senza mai ripetersi e trovando la corretta idea per il giusto linguaggio. Vi sto spronando a viaggiare, più con l'organizzazione mentale che con il corpo. Difatti nel prossimo capitolo parleremo di "profondità" del cerchio, il territorio dove si "scava" e non quello in cui ci si muove.

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ho ricordi a colori e nitidissimi. Poichè si tratta di immagini evidentemente pesanti, ho pochi ricordi e faccio spesso spazio nella memoria, almeno ogni sera. Non scherzo e non so se sia patologico. Ma certamente utile: tutto non ci sta

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di antoniorolandi

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