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Lezioni di fotografia

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Teoria Consapevolezza e profondità

Di Max Ferrero

Richiamando il primo Libro Insieme, potremmo dire che esiste un quarto grado di profondità fotografica. Vediamo di cosa si tratta e come lo si può raggiungere

ANCORA UN GIRO... ULTIMA CORSA - Che cosa può ancora dirci il cerchio fotografico? Adesso che abbiamo tracciato molte rotte, ora che abbiamo imparato a contaminare i linguaggi cosa rimane? Possiamo fermarci, trarre un sospiro e immergerci profondamente in una consapevolezza creativa che non ha bisogno di movimenti o gran rumore, c'è solo bisogno di andare in profondità.

 

Siamo giunti alla fine del cerchio fotografico, o almeno alla fine di quello che io sono in grado di spiegarvi. Abbiamo determinato dove siamo (fotograficamente, è ovvio) e, tramite la contaminazione dei linguaggi, abbiamo tracciato una linea verso il punto in cui andremo. Ma non abbiamo ancora capito realmente chi siamo, ed è questo il passo più importante, quello da individuare definitivamente per procedere in un percorso creativo completo. Osservate il disegno appena riportato: una serie di cerchi concentrici partono dal primo per estendersi sia verso l'esterno sia verso l'interno. Il primo sarà un percorso fotografico in direzione della superficie, il secondo quello verso le profondità.

 

FOTOGRAFARE FUORI DAL CORO - In qualsiasi luogo del cerchio fotografico ci stiamo trovando, abbiamo ulteriori possibilità di personalizzazione del nostro lavoro. Possiamo decidere se procedere verso l'itinerario che trasporta in superficie oppure se intraprendere il viaggio che conduce al centro del cerchio. Nel primo percorso adatteremo i nostri scatti a ciò che vogliono gli altri, nel secondo ci avvicineremo a ciò che vogliamo noi. Nel primo tragitto tutte le nostre capacità tenderanno alla soddisfazione altrui: saremo dei perfetti professionisti capaci di ottenere il migliore prodotto per ogni acquirente, oppure dei fotoamatori di successo capaci d'incanalare migliaia di "like" attraverso espedienti compositivi e tecnici. Il viaggio verso l'interno, invece, è una strada più egoistica e personale, una ricerca appassionata e spasmodica di cosa e come il nostro IO definisce la realtà e la fotografia che pretende catturarla. È un percorso difficile che tenta d'imporsi ai luoghi comuni, che cerca di creare le mode e non di cavalcarle.

FOTOGRAFIA SUPERFICIALE  - Se cercherete di affrontare la profondità (per insegnarvi ad andare in superficie sono l'insegnante sbagliato) partendo in prossimità del Ricordo o della Riproduzione avrete qualche difficoltà in più nel procedere verso i luoghi più profondi e personali del cerchio; ciò non significa sia impossibile. L'osservazione di una bella scena o il desiderio di ricordare un evento non ha necessità di essere profonda: è sufficiente che siano ben visibili e riconoscibili i soggetti (questo l'abbiamo ben spiegato nel primo capitolo). Possiamo fare un breve esempio: se il ricordo sale verso la superficie, si trasforma in condivisione, cioè il desiderio personale di un ricordo si trasforma nella voglia di comunicare agli altri come siamo fatti o dove siamo ritratti (il classico selfie, se volete). Non è più necessario creare un'istantanea a perpetua memoria di un momento magico vissuto personalmente, il ricordo si trasforma in un documento comunicativo di massa in cui il protagonista è lo stesso fotografo che vuol creare consenso da una sua azione, anche se perfettamente "dimenticabile".

FOTOGRAFIA PROFONDA - Andare nel profondo significa indagare nel proprio IO e comprendere cosa penso, chi sono io per pensarlo e trasmetterlo attraverso una comunicazione visiva diretta e immediata. Le foto profonde possono anche essere postate sui social, mica è proibito essere profondi sulla rete, ma ciò che si cerca non è il consenso; anzi, la formalizzazione di un personale credo capace di discriminare e separare gli amici dai "meno amici". Non sempre imporre il proprio pensiero ha sviluppi positivi, soprattutto quando si pensa di aver trovato il proprio ego e invece si sta facendo solo opera di finta trasgressione. Ovviamente ho una predilezione per la via delle profondità, non ho doti per insegnare a galleggiare, e credo fermamente che se la fotografia ha una possibilità di esprimersi come arte, questa eventualità può manifestarsi solo attraverso un percorso diretto verso il nucleo del cerchio fotografico, non altrove. Per capire cosa s'intende con il termine "profondo" è necessario compiere un paio di esercizi semplicissimi ma fondamentali.

PRIMO ESERCIZIO: COME TROVARE IL CAMMINO VERSO IL CENTRO - Scegliete uno dei punti principali del cerchio fotografico determinando la filosofia iniziale con cui intendete affrontare l'argomento, e poi decidete un tema da affrontare. La scelta può essere casuale o ragionata: scegliendo il ricordo, l'argomento sarà quasi sicuramente legato ai sentimenti, la Riproduzione seguirà la forma di oggetti materiali, il Racconto e la Rappresentazione potranno essere ispirati dai verbi. In questo caso l'argomento lo sceglierò io per voi, ma se desiderate, in seguito potrete farlo liberamente con qualsiasi parola del vocabolario italiano. La mia decisione è di farvi visualizzare mentalmente delle immagini che interpretino l'autunno. Provate a chiudere gli occhi e pensate almeno a tre foto che possono essere realizzate con questo titolo e argomento. Fatelo adesso, e velocemente, seguite il vostro istinto e visualizzate gli scatti da creare. Non meditate troppo, deve subentrare l'immediatezza. Una volta visualizzati i tre scatti o le tre immagini mentali, procedete alle mie prossime parole.

 

Bene, se avete pensato a tre scatti cui dare vita per interpretare il tema scelto, potrei già asserire, con ampio margine di sicurezza, che se volete essere creativi le tre idee concepite sono da buttare via immediatamente. Avete avuto poco tempo, vi ho obbligati a pensare con la pancia e non con il lato creativo, vi ho fatto vedere come si va in superficie perché ciò che avete visualizzato fa parte del pensiero comune, del già visto e del già affrontato. Sono le idee che tutti elaborerebbero velocemente senza tanta fatica, solo affrontandoli molto bene tecnicamente si avranno possibilità di assenso generale; è il percorso che richiede la massima spettacolarizzazione delle foto, la ricerca di trucchi visivi attraverso tecniche particolari o filtri digitali. Il fotografo che sceglie questa via si ritroverà in un mare in burrasca, dovrà stare sempre al passo con le nuove tendenze perché in mancanza di un contenuto "profondo" sarà sbatacchiato del fluire delle mode. Pensare a nuovi orizzonti, sforzarsi di scorgere qualche cosa in più rispetto alle foglie rosse o quelle secche che tutti abbiamo immaginato, sarà il viaggio nella direzione del profondo, quella opposta a ciò che vi ho obbligato a pensare poco fa, la vera rotta in cui io vorrei accompagnarvi. Si potrebbe asserire che verso l'alto si va nel conformismo, verso il basso nell'anticonformismo ma non è così, non si tratta d'impressionare l'osservatore attraverso l'esagerazione o il rifiuto, si tratta di centrare l'obiettivo attraverso ciò che siamo. Incamminarsi nel profondo significa intraprendere un viaggio nei nostri pensieri, nelle idee più sincere e metterle a disposizione di tutti.

"Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie" di Giuseppe Ungaretti.

Questo è un chiaro esempio di profondità, la descrizione delle foglie quasi morte sugli alberi in autunno per narrare l'incerta esistenza dei soldati nelle trincee durante la prima guerra mondiale. La nostra esperienza ci aiuta a comprendere che le foglie su un albero, in autunno, sono in equilibrio precario e in balia dei venti. Il destino è prossimo e la caduta imminente. C'è tutta la tristezza e la rassegnazione di un combattente che non riesce più a dare un significato alle sue azioni, di chi è stanco di preoccuparsi e pensa alla morte come a un alito di vento.

SECONDO ESERCIZIO: PIÙ IN FONDO NON SI PUÒ - A forza di scavare sempre più in fondo prima o poi si potrebbe arrivare al centro e il nucleo del cerchio è uguale per qualsiasi percorso iniziale intrapreso. Il centro è semplicemente il luogo in cui risiede tutto il nostro essere e la direzione da cui si arriva è un particolare di minore importanza.

 

Nel centro è possibile realizzare fotografie in cui il ricordo, la riproduzione, il racconto e la rappresentazione convivono contemporaneamente e perfettamente amalgamate. Tentare di fotografare il centro del cerchio significa cimentarsi con un genere particolare: l'Autoritratto.
L'autoritratto è la forma più personale del Ricordo, non tutti lo affrontano perché d'indubbia difficoltà tecnica, preferiamo farci ritrarre da qualcun altro che abbia più dimestichezza e facilità d'approccio al mezzo fotografico, ma la conoscenza del nostro io può essere presa in esame solamente dall'unico proprietario di tutti i pensieri ed emozioni. L'autoritratto impone anche una certa competenza manuale per ovviare ai vari inconvenienti pratici cui andiamo incontro: le facilitazioni della retrocamera dei cellulari è pura apparenza, quella facilitazione aiuta l'ego, incoraggia l'apparire e la condivisione, scoraggia e uccide l'approfondimento e la meditazione. Affrontare un autoscatto significa anche rendersi conto quanto conosciamo le basi della tecnica fotografica!
L'autoritratto è Riproduzione perché quando scattiamo un'immagine di noi stessi, dobbiamo obbligatoriamente farci riconoscere, questo ci porta a non ricercare mascheramenti o stravolgimenti totali di ciò che il nostro essere fisico racconta. La riproduzione costringe a essere riconoscibili, a rimanere con i piedi ben piantati a terra senza cercare voli pindarici per nascondere le imperfezioni.
L'autoritratto è Racconto. Se il semplice scatto della forma rivela come siamo e ci fa riconoscere agli occhi degli altri, quando ci si racconta, il corpo è solo un involucro, i pensieri, i desideri, le rabbie e le speranze diventano i veri soggetti presenti e visibili nello scatto. Ciò significa porre dei contenuti più complessi agli oggetti raffigurati. Ogni singolo particolare che apparirà all'interno dell'inquadratura avrà lo scopo di raccontare per analogia ciò che vogliamo traspaia di noi. Il racconto diventa debole, oppure muore del tutto, se insistiamo a descriverci con intenti superficiali.
L'Autoritratto è anche Rappresentazione, perché c'è bisogno di un'intuizione per raccontarci senza cadere nel banale. Essere musicisti non significa ritrarsi con uno strumento musicale in mano, anche un produttore di chitarre potrebbe avvalersi del medesimo scatto. Un musicista deve porre l'accento sull'amore della musica, della melodia o della composizione, elementi non tangibili ma perfettamente descrivibili attraverso parabole, metafore fotografiche e simbologie.
Quindi, avanzate senza indugio al vostro interno, descrivetevi procedendo alla volta del vostro io più profondo; chi riuscirà a rappresentare anche le pulsioni più avverse si sentirà liberato creativamente.

CONCLUSIONE - D'ora in poi, quando andrete in giro a scattare foto a ciò che più gradite, ponetevi la domanda: vado in superficie oppure entro nel profondo? Se decidete per la seconda, avrete bisogno di molto tempo da dedicare, magari già pensando a cosa fare molto prima di ritrovarvi sul luogo delle riprese. Sappiatelo e decidete di conseguenza.

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Commenti

Molto

Molto interessante...profondo, molto profondo.
Le coordinate aiutano ad orientarsi. Bisogna vedere se si riesce a raggiungere il punto X...

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di ANGEL.ABBOTT008

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