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Lezioni di fotografia

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Teoria L'anima non ha bisogno di nitidezza

Di Max Ferrero

Quando fotografia, pittura e cinema presero strade diverse. Col digitale la fotografia torna a svincolarsi dal ruolo di “riprodurre la realtà”, per lasciar intravedere qualcosa dell'animo del suo autore. La macchina e la tecnica sono solo un punto di partenza


Foto: © Alessandro Landozzi

 

PRIME IMPRESSIONI SUGLI IMPRESSIONISTI - Da uno scritto di Louis Leroy
“Non venitemi a parlare di quegli schifosi pittorucoli!” urlò il povero Vincent.
L’infelice rinnegava i suoi dèi […]. Il vaso, alla fine, traboccò. Il cervello classico del vecchio Vincent, assalito da troppe parti insieme, venne sconvolto del tutto. Si fermò dinanzi al custode che vigila su tutti quei tesori e, prendendolo per un ritratto, cominciò a farne una critica alquanto rigorosa: “Ma quanto è brutto!” fece, alzando le spalle. “In faccia ha due occhi, un naso e una bocca. Non sono di sicuro gli impressionisti che si sarebbero lasciati andare in tal modo al particolare. Con tutte le cose inutili che il pittore ha sprecato in questa faccia, Monet avrebbe fatto almeno venti custodi”. “Se circolaste un poco?” gli disse il ritratto. “Lo sentite? Non gli manca neppure la parola. Quel pedante che lo ha dipinto ce ne deve aver messo di tempo per farlo!” E per dare al suo aspetto tutta la serietà che occorreva, il vecchio Vincent si mise a ballare la danza dello scotennatore davanti al guardiano, gridando con voce strozzata: “Hugh! lo sono nell’impressionismo in marcia, la spatola vendicatrice. Boulevard des Capucines di Monet, la Casa dell’impiccato e l’Olympia moderna di Cézanne! Hugh! Hugh! Hugh”.


Boulevard des Capucines - Claude Monet 1873

 

Queste frasi inconsulte sono pronunciate da Joseph Vincent, un pittore paesaggista allievo di Jean Victor Bertin, durante la prima esposizione dei pittori impressionisti presso l'atelier del grandissimo fotografo Nadar, pseudonimo di Gaspard Felix Tournachon. Ai nostri giorni pensare che l'arte degli impressionisti avesse così poco seguito ci appare strano. Quel pittore inconsistente, di cui non rimane nulla se non la sua ridicola critica, aveva davanti ai suoi occhi il più grande tumulto pittorico degli ultimi secoli. Una rivoluzione tale da smuovere e scardinare definitivamente tutti i canoni utilizzati fino a quella data. Come lui molti altri critici e tutta l'alta società di Parigi accolsero freddamente quell'evento epocale. Si passò dalla rappresentazione fedele alla passione e alla suggestione, dalla descrizione pura e cruda all'interpretazione dei colori e della luce con l'utilizzo delle "impressioni" percepite dall'insieme di tutti i sensi.

FOTOGRAFIA E PITTURA - Probabilmente, se non ci fosse già stata la fotografia, il desiderio di rivedere e riconoscere perfettamente ciò che si era osservato non avrebbe lasciato spazio alla nuova visione artistica. La pittura intraprese un incredibile viaggio creativo che la portò a sperimentare il puntinismo di Georges Seurat o il fauvinismo di Matisse e il cubismo di Picasso. La fotografia si assunse il ruolo di "riproduttore del reale" e non riuscì più a elevarsi oltre l'istinto di duplicazione, e quando lo fece, fu subito criticata per il suo stupido tentativo d'imitare l'istinto pittorico.
La pittura, incalzata dalla fotografia, che le era superiore nell'ambito della perfezione nella somiglianza con il reale, decise di sublimarsi per interpretare meglio le speranze e le pulsioni umane, il desiderio di creazione e l'elevazione all'assoluto. Il vecchio concetto di tramandamento dei ricordi, della perpetuazione dei lineamenti e del ricordo rimase il campo assoluto degli alogenuri d'argento. L'inventiva e la pura creazione diventarono territorio della pittura, la fantasia volò direttamente sul carro della nascente cinematografia e alla foto rimasero solo le carte da visita, gli album da matrimonio e i ricordini dei morti.


Foto: © Lodovico Ludoni - L'impalcatura della scena è nitida e futurista. Il soggetto mosso è dinamico nel tipico atteggiamento amato dal manifesto pittorico di Filippo Tommaso Marinetti.

 

FOTOGRAFIA DIGITALE LIBERA DAL RUOLO DI “COPIA” - C'è voluto il digitale per far rivivere il desiderio e la passione per la fotografia, ma, come avviene in ogni cambiamento, sopravvivono sempre le scuole di pensiero che tacciano il "nuovo" con appellativi poco edulcorati. La facile possibilità di modificare la traccia rilasciata dalla luce sembra più uno spaventapasseri che un reale scossone alla visione comune che si ha della forma comunicativa. Finalmente, dopo quasi due secoli dalla sua nascita e dopo più di 150 dalla presentazione degli impressionisti possiamo cominciare ad apprezzare degli scatti che si scostano dal reale diventando più percezione che descrizione. Distinguere la sperimentazione dal gioco è il vero dilemma, ma anche il gioco ha la sua valenza educativa, è il modo in cui un giovane spirito acquisisce la conoscenza e le tecniche per passare a una "nuova visione".
Il vecchio concetto dagherrotipico, del primo periodo fotografico, deve lasciare il posto a una forma più istintiva. L'ossessione della nitidezza a tutti i costi può trasformarsi in un senso di liberazione nell'osservare che uno scatto senza tracce perfette, senza segni precisi, rimandi concreti può essere fonte di emozioni maggiori di uno specchio.


Foto: © Daniele Napoli - Non c'è nulla di più immoto di una statua in marmo, eppure il movimento del fotografo sembra rievocare il "ratto delle sabine" come in un attuale scatto di cronaca o di reportage. La tensione e il dramma, già presenti nella statua, sono esaltati dall'utilizzo di un tempo lungo misto al movimento del fotografo applicato allo scatto.

 

Il mosso ci anima l'immoto, lo sfocato ci lascia immaginare, la sovraesposizione ci illumina l'osservazione, la mancanza di dettagli stimola la fantasia, l'insieme del tutto ci permette di creare immagini personali che nascono come bozzetti per diventare fotografie ma si trasformano in anima e quindi in arte.


Foto: © Luca Scaramuzza - Non è più importante descrivere una città specifica, il leggero mosso e la sovraesposizione hanno trasformato il segno creato in una rappresentazione generica del concetto di città con la sua frenesia e la voglia delle strutture d'innalzarsi verso il cielo.

 

CREATIVI PRIMA DI TUTTO - Questo libro è nato per accompagnarvi in un tragitto personale, partendo dalle basi della conoscenza fotografica che tutti dovrebbero possedere, per arrivare al punto di svolta, quello dove ognuno deve prendere una strada diversa e trovare il proprio modo di esprimersi. Imparate a utilizzare lo strumento di creazione, la macchina fotografica, ma non diventatene schiavi. Acquisite le tecniche che possono esservi utili, ma ricordatevi che sono solo strumenti utili alla vostra creatività. Non abbiate paura di vedere cose fuori dal comune: solo le forme sono uguali per tutti, le anime sono tutte diverse e non hanno bisogno di nitidezza per essere osservate e riconosciute.


Foto: © Roberto Orlando - Stesso luogo, stessa ora ma risultati totalmente diversi. Il primo scatto descrive, si apprezzano la luce dell'alba e la mancanza di esseri umani. Ha bisogno di un "dove" per soddisfare la curiosità cognitiva che l'immagine non è in grado di soddisfare. La seconda trascende la voglia di conoscenza, c'è solo da immaginare, sembra una giostra piazzata al centro di un luogo urbano che non richiede di essere riconosciuto.

 


Foto: © Max Ferrero - Il fotografo Alessandro Albert ripreso utilizzando un pinhole (foro stenopeico) montato su macchina fotografica digitale.

 

NADAR E LA MOSTRA ALTERNATIVA - Nadar divenne uno dei più famosi fotografi della sua epoca, non rincorse la ricchezza e la notorietà a tutti i costi, non ricercò il facile ritratto da spacciare al popolino arricchito. Tentò di entrare nell'animo delle persone che ritrasse. Divenne amico di un'avanguardia culturale che lasciò il segno nella letteratura, nell'arte nello spettacolo e nella storia mondiale: Baudelaire, Hugo, Delacroix, Bakunin, Zola, Verdi, Rossini, Wagner sono solo alcuni degli artisti che tentò di ritrarre attraverso un'introspezione psicologica dei personaggi. Nel 1858 fu il primo fotografo a realizzare immagini da un aerostato e sperimentò anche tentativi di scatto multiplo che a breve avrebbero sospinto l'idea e la realizzazione dell'arte cinematografica.
Non solo fu uno dei più grandi fotografi della storia, a lui si deve il lancio della corrente di pittori impressionisti. Il 15 aprile del 1874 li ospitò nel suo atelier in forma totalmente gratuita come risposta alla loro esclusione dal Salon ufficiale parigino. Con una precisa strategia, decisero di sfidare la massima istituzione artistica francese organizzando una mostra in proprio e in anticipo rispetto a quella organizzata dal Salon. Le 163 opere furono esposte come gesto di rottura totale, in linea con la portata rivoluzionaria della loro tecnica pittorica. Della critica feroce scritta da Louis Leroy trattennero un solo aggettivo: "impressionisti" e da quella decisione si avviarono al cambiamento del mondo.


Nadar - Autoritratto 1865 circa

 

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Commenti

Fotografia "senza limiti", ma

Fotografia "senza limiti", ma con le regole dell'anima...
Di recente, ho visto pubblicizzato un nuovo libro su Nadar "tuttofare", tra cui anche fotografo.

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di ANGEL.ABBOTT008

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