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Lezioni di fotografia

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Storia della fotografia Il carnefice con la fotocamera

Di Max Ferrero

Guillaume Duchenne de Boulogne (1806 - 1875)

IL CONTESTO CULTURALE - In un periodo fervido d'idee e intuizioni, di fiducia cieca nelle scienze, l'animo umano poté illudersi di sconfiggere l'ignoto. Si passò dalla forza motrice dei cavalli a quella di voluminosi congegni spinti dal vapore. Nuove forme di energia spronarono l'umanità alla spasmodica ricerca di una rivoluzione scientifica e mentale, capace di dare risposte ai misteri più reconditi dell'esistenza, quei segreti atavici che fino allora erano stati affrontati solo dalle religioni e dalla filosofia.
L'elettricità, già nota da qualche tempo, divenne uno dei fenomeni fisici di prima importanza. Galvani dimostrò che i muscoli dei cadaveri potevano riprendere vigore e movimento attraverso scariche di energia. A questo concetto Mary Shelley, nel 1816 s'ispirò per scrivere il suo capolavoro: Frankenstein o Il moderno Prometeo. Faraday, nel 1830, inventò il generatore elettromagnetico di corrente elettrica alimentando ulteriormente le credenze apportate da Franz Anton Mesmer che, alla fine del secolo precedente, aveva teorizzato la cura delle malattie e delle disfunzioni attraverso l'utilizzo della forza magnetica. Edgar Allan Poe, nel 1844, trasse ispirazione da queste teorie, a metà tra scienza ed esoterismo, creando uno dei suoi capolavori, Rivelazione mesmerica, in cui si narra di un soggetto che, mesmerizzato in punto di morte, trascende la dipartita rimanendo sospeso in una "terra di mezzo" tra la vita e l'oltretomba.

IL POSITIVISMO - C'era un incredibile desiderio di risposte e sembrava che il fermento tecnologico potesse fornire soluzioni a tutto. Il povero essere umano, così oppresso da morte, malattie, dolori e perdite improvvise, cominciò a sperare che anche ai punti più oscuri dell'esistenza potesse essere data una risposta chiara, scientifica e dimostrabile. Fu l'inizio di un movimento culturale chiamato positivismo, ispirato da un'esaltazione, spesso cieca, dello sviluppo scientifico. Anche la fotografia era parte integrante di questo pensiero diffuso, nata inizialmente per scopi tecnici di riproduzione, divenne presto un fenomeno di massa. Se l'elettricità ispirava la resurrezione della carne, se il magnetismo prometteva la cura del corpo e dell'anima, la fotografia garantiva vita eterna alla propria immagine o a quella dei propri cari. La caducità dell'esistenza, il continuo mutare del tempo, l'entropia biologica poteva essere arrestata per sempre... anche se solo su lamine di metallo o fogli di carta imbevuti di nitrato d'argento e qualche tipo di sale alogenato.

IL FOTOGRAFO SCIENZIATO - Guillaume Duchenne de Boulogne s'inserisce prepotentemente nel filone dei fotografi scienziati che utilizzarono l'arte come mezzo documentativo e di comprovazione.
Egli era un medico e fisiologo. Nel 1842, dopo gli studi di medicina, si trasferì a Parigi, dove lavorò, senza incarichi ufficiali, presso numerosi ospedali ed ebbe occasione di entrare in contatto con grandi personalità del mondo della medicina. Qualche anno più tardi iniziò i suoi lavori sull'elettricità applicata alle diverse terapie di cura. In seguito pubblicò delle ricerche sull'elettrofisiologia delle funzioni dei muscoli facciali. Allievo del fotografo Adrien Tournachon, fratello del famoso ritrattista Nadar, cercò attraverso la fotografia di comprovare le teorie della fisiognomica che definiva il carattere delle persone mediante lo studio dei tratti del viso.


Guillaume Duchenne de Boulogne performing facial electrostimulus experiments

 

FOTO DI MALATI MENTALI - Se i primi scatti a pazienti affetti da malattie mentali sono da accreditare al medico Hugh Diamond, a Duchenne bisogna aggiudicare la palma di primo "carnefice fotografico" della storia.
Hugh Welch Diamond, sovrintendente del Female Department of the Surrey County Lunatic Asylum dal 1848 al 1858, decise nel 1852 di ritrarre le "ospiti" della sua clinica con tre precisi scopi: registrare le differenze fisiche dei pazienti con diverse patologie; utilizzare il mezzo visivo come percezione identificativa da parte del soggetto ritratto; usare del ritratto e dell'auto riconoscimento come metodologia di cura.


H. W. Diamonds, tavola 27

 


H. W. Diamonds, tavola 34

 


H. W. Diamonds, tavola 36

 


H.W. Diamonds, tavola

 

COME FOTOGRAFAVA - Gli scatti denotano una sufficiente preparazione fotografica; ma la fotografia è solo un mezzo, non lo scopo. Gli sfondi sono casuali, quasi improvvisati. La massima concentrazione creativa è posta sulle espressioni e sugli atteggiamenti. Il fotografo è una penna che cerca di descrivere al meglio una situazione concreta, rimane ai margini della scena per non alterarne la veridicità. È uno studioso in punta di piedi e le sue foto ne rispecchiano sia l'animo sia la metodica. È profondamente convinto di poter aiutare i soggetti e come tale attua gli scatti. Le sue fotografie ai nostri occhi appaiono curiose, per lo più per i vestiti e la tecnica grezza dell'epoca rispetto al valore dello studio intrapreso. Guillaume Duchenne de Boulogne, invece, è un ricercatore che s'infila come un chiodo all'interno degli scatti e della carne delle vittime. Egli ritrae i malati nell'attimo in cui una scarica elettrica di alta intensità, indotta da elettrodi acuminati, attraversa il loro corpo. Riprende con godimento la barbarie umana che, con il pretesto della ricerca scientifica, si accanisce sui corpi degli esseri viventi non in grado di opporsi o d'intendere o di volere. Una violenza antica, giustificata da qualche futile espediente, cieca e uguale alla sperimentazione attuale effettuata su cavie da laboratorio. Il dolore o la morte di tali creature era un atto sacrificale da pagare sull'altare della ricerca scientifica e sperimentale.
La documentazione del dottore è ampia. Si riscontra un numero considerevole di scatti, sia al medesimo soggetto, indicante il susseguirsi ripetuto delle sperimentazioni dolorose, sia su numerosi altri soggetti, fatto indicante un completo asservimento dell'istituto di reclusione alle ricerche del medesimo.


Expression visage electricite, Duchenne Boulogne, 02

 

IMMAGINI AD ARTE - Alcune immagini sembrano volutamente costruite ad arte. Il ricercatore con gli elettrodi in mano si fa ritrarre vicino alla vittima, l'autore materiale degli scatti rimane anonimo, ma s'ipotizza la collaborazione proprio di Adrienne Tournachon, il suo maestro fotografico, prestato, momentaneamente, dall'arte del ritratto alla "gloria" del sapere. Sono degli scatti di rappresentanza in cui il messaggio indica "cosa si fa" e per "merito di chi", un rituale di vecchia memoria presente nei quadri dei vincitori vicino ai vinti, dei cacciatori accanto alle prede sanguinanti o dei carnefici a lato dei cumuli di vittime. Simboli iconici di potere e di allucinata meritocrazia.


Stampa all'albume, 1862

 

Molte fotografie sono puramente descrittive, con un primo piano del paziente utile a catturare i cambiamenti di espressione attraverso la diversa disposizione degli elettrodi. Altre, ancora, le più inquietanti, sono tecnicamente le migliori perché studiate ed elaborate a tavolino. Ci permettono di osservare donne inginocchiate con le mani giunte in segno di preghiera. Imploranti la misericordia al vecchio Dio cattolico o al nuovo dio entrante, quello del progresso, rappresentato da sbarre metalliche e fili elettrici.


Experiments in physiology. Expression; Sorrowful Prayer Wellcome L0040117

 


untitled 420 copy

 

SORRISI NATURALI E INNATURALI - Nonostante le sue procedure non ortodosse e le frequenti relazioni scomode con gli elementi più anziani dello staff con cui lavorava, le sue ricerche "esatte e inflessibili" presto gli portarono una fama internazionale come neurologo all'avanguardia nel suo campo. Inoltre egli fu considerato come uno degli sviluppatori della elettrofisiologia e della elettroterapia. Attraverso l'elettricità scoprì anche che i sorrisi risultanti dalla vera felicità non utilizzano soltanto i muscoli della bocca ma anche quelli degli occhi. Questi sorrisi “genuini” sono conosciuti come sorrisi Duchenne in suo onore. A lui è attribuita la scoperta della distrofia di Duchenne.

LA FISIOGNOMICA  - Da queste aberranti ricerche si affermarono a breve due teorie altrettanto deviate e devianti. Una, quella della fisiognomica, che pretendeva di dedurre i caratteri psicologici e morali di una persona attraverso le sue caratteristiche fisiche. Teoria che fu la base al razzismo scientifico e dell'antropologia razziale, tutte e due preludi alla teorizzazione della soluzione finale nazista, le cui conseguenze sono nel bagaglio culturale di tutte le persone dotate di raziocinio. La seconda fu l'utilizzo dell'elettroshock per la cura delle malattie mentali che si protrae ancor oggi, senza alcuna effettiva prova di utilità, per alcune patologie di depressione grave cronica.
La fotografia e la scienza sanno essere bestiali, immorali e ignobili non per loro intrinseche colpe ma per l'uso errato e fanatico cui l'uomo sa farsi promotore.

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Commenti

un articolo davvero

un articolo davvero interessante; ai tempi avevo fatto l'esame di storia della medicina e avevo scoperto storie incredibili. Come dici tu l'uomo ha approfittato della propria intelligenza in passato per sperimentare e curare ma è anche vero che, spesso, questi balordi esperimenti hanno portato a soluzioni che hanno cambiato il corso della medicina.
Il nostro mondo è un pò come il mondo degli animali: la selezione esiste anche tra di noi e non è vero che è terminata con le teorie di Darwin; la selezione continua ma purtroppo non ho il tempo per vederne gli effetti futuri.

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